L’assurdo di gioco di Bruxelles sulla pelle della Polonia. A partire dalla questione Lgbt

giovedì 5 Agosto 16:01 - di Carlo Paolicelli
Polonia

Riceviamo da Carlo Paolicelli un articolo sulla Polonia e volentieri pubblichiamo

Nel febbraio del 2020 la senatrice del Pd Monica Cirinnà stigmatizzava l’atteggiamento di alcune regioni della Polonia che si proclamavano “Zone libere dall’ideologia LGBT”. Accusava gli amministratori locali polacchi di populismo sovranista. I suoi liberi pensieri – affidati a un popolare comunicatore sociale – furono poi bollati come fake news. La stampa internazionale tutt’ora in gran parte si concentra sulle procedure di infrazione avviate dalla Commissione Europea contro la Polonia e l’Ungheria per la violazione delrule of law. Ma non analizza criticamente quanto sta avvenendo sulla frontiera orientale dell’Unione.

Il nodo Lgbt in Polonia

La posizione della Polonia rispetto agli attacchi della Commissione Europea è molto diversa. Il pomo della discordia riguarda principalmente il riordino della magistratura. Ma poi si estende anche alla presunta difesa di alcuni diritti ritenuti fondamentali dai potentati europei. E cioè, il diritto incondizionato all’aborto e la promozione dell’ideologia Lgbt. La riforma della giustizia dell’attuale governo fu necessaria per limitare l’influenza dei poteri forti sulla magistratura polacca, che dagli anni ’90 non ha mai subito un vero e proprio processo di decomunistizzazione. Per quanto riguarda invece il diritto all’aborto libero e incondizionato, la legalizzazione dei matrimoni omosessuali el ’inserimento di materie scolastiche che educhino a una sessualità aperta, non ci si poteva aspettare un’altra reazione dall’attuale governo polacco che è rappresentante di una maggioranza parlamentare conservatrice.

La questione energetica

Il non possumus polacco ha anche ragioni molto pragmatiche. In Polonia il principale combustibile per uso domestico e industriale è il gas, che solo in minima parte è estratto su territorio nazionale e in parte era importato dalla Russia. L’egemonia energetica russa è uno dei fattori di rischio più elevato per la stabilità economica e politica del Paesi dell’Europa dell’Est. Il progetto di costruzione del gasdotto marittimo Nord Stream 2 direttamente nelle ristrette acque internazionali del Baltico avrebbe permesso alla Russia e alla Germania di bypassare l’Ucraina e la Polonia, compromettendone definitivamente la sicurezza energetica. Nel 2009, di fronte al rischio di esclusione dall’approvvigionamento terrestre, l’allora presidente Lech Kaczyński, fondatore del partito Diritto e Giustizia, volle fortemente la costruzione del gasporto di Świnoujście – che oggi porta il suo nome – per permettere la diversificazione delle fonti di approvvigionamento del gas anche via maredalle lontane Americhe.

Il rapporto con la Russia e con gli Usa

Lech Kaczynski morì tragicamente nel 2010 su territorio. Il suo partito, andato al potere nuovamente nel 2015 sotto la guida del fratello gemello Jaroslaw, rafforzò i legami con gli Usa di Donald Trump, che garantiva alla Polonia non solo la fornitura del gas via mare ma anche il contrappesoal trust energetico russo-tedesco. L’avvento di Joe Biden e l’affievolimento dell’interesse americano per la frontiera orientale del Patto Atlantico ha dato nuovo impulso alla costruzione del gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2.

Gli effetti del patto segreto Ribbentrop-Molotov

In Polonia sono ancora oggi tangibili gli effetti del patto segreto Ribbentrop-Molotov, che nel 1939 sancì la spartizione del territorio polacco fra nazisti e sovietici. Ogni rafforzamento dell’asse russo-tedesco è interpretato come una minaccia alla sicurezza nazionale. La Commissione Europea in questa materia gioca evidentemente alle tre scimmie, ignorando quanto sta succedendo nel Baltico. Le prove di ingerenza della Commissione europea nell’organizzazione interna della magistratura polacca sul riconoscimento dei diritti delle persone Lgbt fanno parte quindi di una strategia della tensione architettata da burocrati europei nei confronti della Polonia, per indebolirne la posizione negoziale rispetto alla lobby tedesca di Bruxelles. Questi temi purtroppo non assurgono all’ordine del giorno del Parlamento Europeo.

Le macerie della Repubblica popolare

Nata dalle macerie della Repubblica Popolare assoggettata a Mosca, la III Repubblica Polacca sin dal 1991 fu captata dall’asse franco-tedesco con la formula del Triangolo di Weimar, che doveva assicurare la cooperazione fra Francia, Germania e Polonia. Questa parvenza di cooperazione è durata fino al 2016. Il Triangolo di Weimar, negli anni della trasformazione economica post-comunista, permise al capitale tedesco di acquisirele più redditizie aziende statali polacche, nel settore estrattivo come in quello metalmeccanico, nel trasporto come nell’agricoltura,e così di controllare l’economia della nascente Repubblica Polacca.

Le pressioni egemoniche

Il partito di Jaroslaw Kaczynski ha decisamente invertito questo trend realizzando conseguentemente un processo di rinazionalizzazione delle imprese strategiche dello Stato. Al Triangolo di Weimar l’attuale governo polacco preferisce il rafforzamento della collaborazione con i Paesi dell’Europa Centrale, con il Gruppo di Visegràd e con i paesi dell’Intermarium,alla ricerca di una strategia estera a lungo termine che possa garantire una migliore resilienza alle pressioni egemoniche dell’asse russo-tedesco.

La Polonia, avamposto di democrazia

L’attuale situazione geopolitica nei paesi dell’ex blocco sovietico fa della Polonia l’avamposto di democrazia su un confine sempre più turbolento con la Bielorussia. All’ordine del giorno sono le richieste di asilo politico in Polonia da parte di dissidenti apolitici, giornalisti, personaggi del mondo della cultura e dello sport costretti a lasciare quel paese a causa delle repressioni autoritarie. La Radio Nazionale Polacca emette quotidianamente servizi di informazione aggiornati in lingua bielorussa per evitare la disinformazione sulla quale si basa il regime di Lukaszenko. Le istituzioni di Bruxelles sembrano non vedere questo enorme servizio per la pace e la democrazia, che oggi la Polonia fornisce ai Paesi dell’ex blocco sovietico.

L’Unione europea e l’occasione mancata

Di fronte a queste sfide all’inizio del nuovo millennio, l’Unione Europea è rimasta vittima delle sue quasi arbitrarie istituzioni. Ha perso l’occasione storica per adottare una nuova carta fondamentale, che sarebbe dovuta ripartire da Roma nel 2017 a 60 anni dalla stipula dei primi trattati.La necessità di intraprendere iniziative comuni nel dopo Covid fa rimbalzare il problema della mancanza di reciproca comprensione fra istituzioni europee e Stati membri. Si trova sempre completamente impreparata, allo stesso modo come impreparata si dimostrò essere di fronte all’epidemia Covid.

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