Gender, anche i mitici chiodini nel tritacarne del politicamente corretto. «No, usammo il giallo unisex»

lunedì 31 Maggio 16:49 - di Redazione

Incredibile ma vero. Anche i mitici chiodini con cui generazioni di bambini e bambine hanno giocato entrano nel tritacarne del politicamente corretto. E passano l’esame in fatto di ortodossia gender. Nessuna persona, finora, si era mai posto il problema dell’impatto del colore degli innocui e amatissimi chiodini sulla psiche e la percezione di sé dei bimbi in fatto di identità di genere.

Identità di genere, i ‘mitici’ chiodini sono salvi

Eppure oggi, a quarant’anni dalla messa in vendita del prodotto, l’azienda torinese Quercetti, specializzata in giochi creativi per bambini, si prende la briga di rassicurare i protagonisti dello stucchevole dibattito dei nostri giorni. Rivendicando, come riporta il Giornale,  lungimiranza e particolare sensibilità nel campo dell’identità di genere attraverso prodotti ‘unisex’.  La scelta del giallo per il fortunatissimo giocattolo di composizione non fu casuale.

Quercetti: la scelta del giallo unisex non fu casuale

I giochi realizzati dall’impresa di famiglia, spiega orgoglioso Alberto Quercetti, ribaltano la vetusta  strategia di marketing di associare il colore azzurro ai maschietti e quello rosa alle femminucce. Insomma con il marchio Quercetti si può stare tranquilli. Da oltre quarant’anni, l’azienda lancia sul mercato articoli  “privi di condizionamenti da parte di stereotipi di genere“.

Parola d’ordine: evitare meno vincoli possibili

La scelta di puntare sull’unisex giallo, che risale alla fine degli anni Settanta, sarebbe il frutto di una precisa politica. “Fu una scelta consapevole”, spiega Quercetti, che si occupa di  sviluppo e ricerca. “Mi ispirai a un elemento basico. Presente nell’immaginazione dei bambini. La matita di grafite. Che è universalmente rappresentata con il fusto giallo. La matita è lo strumento utilizzato per creare. E il colore associato a un oggetto diventa l’aspettativa che abbiamo verso quell’oggetto. A ciò si aggiunga che da sempre il nostro approccio è volto a creare meno vincoli possibili per il bambino. E a favorire la sperimentazione”.

Superati gli stereotipi maschio-femmina

Capito? Il brand Quercetti ha fatto da apripista nel superamento del ‘classico stereotipo’ di gioco per soli maschi/gioco per sole femmine. Uniformando i colori dei propri articoli, ha lanciato, con ‘esemplare’ anticipo sui tempi, il messaggio salvifico che i giochi non hanno ‘sesso’. E possono essere usati indifferentemente da maschietti e da femminucce. Che, in questo modo, non subirebbero di conseguenza alcun “condizionamento“.

La follia del politicamente corretto

“Credo sia corretto considerare più giusto un approccio unisex”, prosegue. “Poi però ci si scontra con la realtà del mercato e ai venditori, che tengono famiglia, del politicamente corretto importa fino a un certo punto. È giusto interrogarsi su questi temi. Ma nei comportamenti pratici la situazione rimane molto classica. E  sugli scaffali dei negozi continuano a esserci le linee dedicate ai maschi e alle femmine“. Che orrore.

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