Ingroia a testa bassa contro il suo ex-imputato. E cerca l’indignazione degli italiani

mercoledì 8 Aprile 14:59 - di Redazione

L’ex-pm Antonio Ingroia sferra un violentissimo attacco a testa bassa contro il suo ex-imputato, l’ex-007 Bruno Contrada, risarcito per ingiusta detenzione.

E utilizza, Ingroia, strumentalmente, la questione del Coronavirus per cercare l’assist mediatico contro Bruno Contrada. Sperando forse in una rivolta Social contro il poliziotto. Che si è fatto anni di detenzione ingiusta. Ha perso la moglie. E il figlio si è ammalato.

Un’odissea giudiziaria inimmaginabile. È inaccettabile in uno Stato di diritto.

Ingroia si scopre garantista con i presunti innocenti

“Certo, non sarà facile per i milioni di italiani che in questo momento drammatico del Coronavirus stentano ad andare avanti fra epidemie e licenziamenti in un Paese in piena recessione – la butta lì l’ex-magistrato – comprendere, così come per i tanti presunti innocenti in carcere assediati dall’emergenza sanitaria, come a un colpevole definitivo per fatti gravissimi si possa riconoscere un maxirisarcimento di quasi 700.000 euro a carico delle casse dello Stato”. Stato “che – osserva Ingroia – non riesce neppure a soddisfare le esigenze minime necessarie agli ospedali per fronteggiare l’emergenza”.

Ingroia contesta il risarcimento per ingiusta detenzione

L’ex-procuratore aggiunto di Palermo, commenta così con l’Adnkronos la liquidazione di 667 mila euro che i suoi ex-colleghi della Corte d’appello di Palermo hanno riconosciuto all’ex-dirigente del Sisde Bruno Contrada “per ingiusta detenzione“.

Contrada era stato arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa alla vigilia di Natale del 1992.

Dopo quasi venti anni di processi, con annullamenti con rinvio, è stato condannato in via definitiva a dieci anni di carcere.

Bruno Contrada sottoposto a venti anni di processi

Ma, nel 2015, la Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha sanzionato l’Italia per la condanna inflitta a Bruno Contrada per concorso esterno in associazione mafiosa.

Secondo i giudici di Strasburgo, Bruno Contrada non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Perché, obiettarono giustamente i giudici, all’epoca dei fatti (1979-1988), il reato non ”era sufficientemente chiaro. E il ricorrente non poteva conoscere nello specifico la pena in cui incorreva per la responsabilità penale che discendeva dagli atti compiuti”.

Il concorso esterno che, all’epoca, non esisteva

Un principio di diritto incontestabile. Che alcuni magistrati italiani, invece, si ostinano a contestare.

“Resta pur sempre un’ordinanza non definitiva, che – immagino – verrà impugnata in Cassazione”, ipotizza Ingroia.

“Meglio attendere la decisione definitiva prima di commentare”, ci va cauto l’ex-pm Antonio Ingroia. Che oggi, dopo aver tentato la carriera politica senza successo, fa l’avvocato penalista“.

”Dall’altra parte, c’è una sentenza definitiva di condanna – obietta – Mai revocata essendo state più volte respinte le istanze di revisione”.

“Fatti gravissimi, incontestabili perché accertati in tre gradi di giudizio, di favori a Cosa Nostra e a boss mafiosi di primissimo livello, favoriti nella loro latitanza”, aggiunge ancora Antonio Ingroia.

La sentenza Cedu che ha dato torto ai pm italiani

”Poi c’è stata una sentenza Cedu su una questione di diritto, Peraltro discutibile perché frutto di un palese fraintendimento interpretativo della fattispecie del concorso esterno”, dice l’ex-toga.

”Ma che comunque – sostiene Ingroia – non ha in alcun modo intaccato l’accertamento di quei fatti gravissimi”.

“E per effetto della sentenza Cedu la Cassazione ha dichiarato ineseguibile la pena – dice Ingroia. – Senza intaccare la condanna definitiva per quei fatti ma solo gli aspetti esecutivi della pena”.

”In esecuzione di quella sentenza della Cassazione ora viene deciso questo risarcimento. Che nulla però toglie alla condanna definitiva”, conclude Ingroia.

 

Commenti

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  • npol 10 Aprile 2020

    Concordo in pieno con “honhil”. Utilizzando il concorso esterno in associazione mafioso, una certa “magistratura” è riuscita a sovvertire gli equilibri politici del nostro paese, condizionando le scelte democratiche dei cittadini. Non dimentichiamo che dopo l’episodio Contrada, anche il governo Berlusconi fu travolto da un’inchiesta che aveva come imputazione il concorso esterno in associazione mafiosa, per fatti che, paradossalmente, si sarebbero verificati un decennio prima dell’inchiesta, quando il cavaliere non era ancora sceso in politica. Ci sarebbe da chiedersi: ma questi solerti giudici che cosa facevano nei dieci anni intercorsi fra il “reato” e l’apertura dell’inchiesta? La domanda sorge spontanea: può essere che hanno voluto colpire un avversario politico che aveva disturbato Occhetto nella realizzazione della sua gioiosa macchina da guerra?

  • Alberto Candidi 9 Aprile 2020

    La disaffezione dei comuni cittadini verso la politica e le sue istituzioni e’ causato in gran parte dalla Magistratura Italiana, che organizzata e strutturata come una setta o una loggia massonica, calpesta tutti I giorni prima il sentimento popolare e poi la Costituzione. Il risultato e’ che il cittadino abbandonato a se stesso e’ preda dell’egoismo e del nichilismo. Avulso dalla politica, espropriato della verita’ e della liberta’ quello che viene meno e’ proprio il sentimento di giustizia e del patto sociale che ne e’ alla base. La corruzione della coscienze e e la vigliaccheria sono il risultato piu’ evidente.

  • honhil 8 Aprile 2020

    E’ stato maciullato in forza di un capzioso teorema ideologico: e mentre ciò avveniva, i magistrati titolari dell’inchiesta e della successiva “ingiusta condanna”, dai talk show (anche quelli messi in onda da mamma Rai) in cui faceva da padrone la solidale compagnia di giro, portavano avanti la loro narrativa obbrobriosa senza capo né coda. Ma che aveva lo scopo di indottrinare una fetta, quanto più possibile ampia, di opinione pubblica al fine di preparare l’avvento al potere di Occhetto: che intanto si ingegnava a progettare e a costruire la sua gioiosa macchina da guerra. In resto è storia. Tuttavia, l’idea originaria di arrivare al potere tramite la forza delle falangi rosse non è mai stata accantonata: e da ciò gli innumerevoli processi e le conseguenziali disastrose determinazioni che le ultime sentenze nei processi di mafia hanno messo in luce. Fino ad arrivare allo ‘scandalo del mercato delle toghe e gli accordi sottobanco tra magistratura e politica’.