Faccetta nera diventa un film fascio-porno. Con Duce e saluto romano sulla locandina

giovedì 9 gennaio 13:55 - di Redazione
Faccetta nera

Faccetta nera, nota canzone del Ventennio, diventa il titolo di un film porno. Regia di Mario Salieri, protagonista la pornostar Roberta Gemma che interpreta il ruolo di moglie infedele di un gerarca.

La storia, si legge nella presentazione del film, “si svolge a Napoli nel 1935 e racconta del contrasto generazionale tra un potente gerarca (Massimiliano Storace) e un giovane militante del partito fascista (Josc Admiral)”. I due abitano nello stesso palazzo. Approfittando della partenza del gerarca per l’Abissinia il giovane cerca in tutti i modi di attirare le attenzioni della moglie (Roberta Gemma)”.

Un mix di sesso e fascismo

Il classico triangolo, insomma, collocato negli anni Trenta per sfruttare l’onda pop che ha travolto il fascismo. Periodo storico poco studiato ma che in tanti sfruttano a fini commerciali. Un mix di sesso e fascismo non certo da Oscar. Ma che almeno, come annota Libero,  potrà passare indenne tra le maglie dell’occhiuta censura antifascista sempre pronta a gridare al pericolo dittatura.  Peccato avere usato una canzone che aveva tutt’altri scopi che fare da colonna sonora alle prodezze di una porno star.

La storia di Faccetta nera

Faccetta nera, canzone che risale al 1935, “all’origine era addirittura stata composta in romanesco – ricorda Luciano Lanna – era il 24 giugno e al teatro Capranica di Roma Carlo Buti cantava il pezzo scritto da Giuseppe Micheli – anche se poi venne registrato con la firma del figlio, Renato – su musica di Mario Ruccione. Scritta di getto dal noto poeta e giornalista, autore anche di un precedente motivo popolare come La Romanina, quella canzone destinata al mercato della musica leggera conquistò subito un successo clamoroso. Proprio mentre l’Italia si apprestava all’avventura africana in Etiopia, tutti cominciarono a cantarla, tanto che dopo qualche mese l’autore dovette tradurla in perfetto italiano”.

“Fu detta – ha ricordato Micheli – la canzone di tutti perché chiunque si sentì autorizzato a usarne, anzi ad abusarne, servendosene negli spettacoli musicali, nei romanzi, nelle parodie e perfino nella fabbricazione di dolciumi, di giocattoli…». Ed effettivamente Faccetta nera entrerà nell’immaginario popolare, rappresentando una sorta di ‘mal d’Africa’ all’italiana fatto di entusiasmo per le Veneri nere e di anti-razzismo in stile euro-mediterraneo: «Quando saremo vicino a te / noi ti daremo un’altra legge e un altro Re… / La legge nostra è schiavitù d’amore / è libertà di vita e di pensiero».

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