Operatrice italiana gestisce gli aiuti al Mozambico: ricercata per truffa

domenica 21 luglio 19:19 - di Laura Ferrari

Generosa operatrice umanitaria o cinica truffatrice? È il giallo che tiene banco nel mondo del volontariato italiano e della cooperazione. Silvia Ussai, 33 anni, originaria di Gorizia, fino a pochi giorni fa era considerata un’eccellenza italiana: medico, farmacista e manager. Un curriculum formidabile, una giovane donna impegnata nei soccorsi umanitari in Mozambico per conto del ministero degli Esteri.

Silvia Ussai dal profilo Twitter

Tutto questo fino a pochi giorni fa, quando il gip di Trieste, ha spiccato il mandato di cattura nei suoi confronti. Secondo gli inquirenti, la dottoressa Ussai sarebbe coinvolta in una truffa agli enti locali del Nord-Est, da Trieste a Gorizia, fino a Pordenone e Bolzano, da oltre 800mila euro. Una truffa agevolata, secondo il gip Giorgio Nicolai, dalla «completa assenza di serie verifiche da parte degli enti pubblici». Su proposta del pm Lucia Baldovin, proprio il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trieste, ha disposto un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere e truffa per quattro persone tra le quali appunto la manager goriziana. Alla dottoressa Ussai non è stato però possibile notificare l’ordinanza perché si trova in Mozambico. Al momento sta ancora lavorando, a tempo determinato, per l’Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo con uno stipendio annuo da 69mila euro lordi.

Sul web, la Ussai spiegava in questi termini il suo ruolo in Africa: «Rappresento l’Italia in qualità di focal partner nell’ambito del principale fondo sanitario comune del Mozambico (Prosaúde), di cui fanno parte diversi donatori e organizzazioni internazionali; il mio compito è supportare il governo nell’identificare le priorità di intervento ed elaborare un piano sostenibile di risposta». Un incarico delicatissimo.

Invece, secondo il pm, «Ussai è un soggetto particolarmente spregiudicato. Ha ricevuto un incarico dal Ministero per la gestione degli aiuti medici in Mozambico. Ora si trova a gestire delle operazioni all’estero finanziate con denaro pubblico e, attesi gli elementi concernenti i plurimi reati emersi a suo carico, appare quanto mai pericoloso che la stessa prosegua tale incarico».  L’avvocato della dottoressa goriziana al quotidiano Il Piccolo assicura che la sua assistita dimostrerà la sua estraneità ai fatti. In Italia (e in Mozambico) restano tutti in attesa di chiarire il giallo.

 

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