Sempre più roghi tossici nei depositi di stoccaggio in Campania. Barbaro chiede chiarimenti

giovedì 30 maggio 16:30 - di Redazione

Il 6 novembre scorso, quindi oltre sei mesi fa, il senatore Claudio Barbaro della Lega, ha rivolto un’interrogazione al ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare riguardante i frequenti roghi nei depositi di stoccaggio in Campania. Barbaro ricorda che “è dal 2015 circa che il territorio compreso tra la provincia di Napoli e di Caserta, registra, tramite le centraline Arpac installate in vari comuni della zona, continui sforamenti dei limiti di legge, per quanto riguarda la presenza in atmosfera di polveri sottili, in particolar modo PM10 e PM2.5, raggiungendo punte anche del doppio rispetto a quelli consentiti. Le percentuali maggiori di sforamenti da polveri sottili si registrano specialmente nelle stazioni di rilevamento installate dall’Arpac, e presenti ad Acerra Scuola Caporale, Pomigliano D’Arco zona Asi e San Vitaliano Scuola Marconi, ma il problema sembra essere maggiormente rappresentato nell’intero territorio dell’Agro-nolano, zona esistente in continuità della cosiddetta Terra dei Fuochi. Alla situazione già critica – scrive ancora Barbaro – persistente ormai da alcuni anni, va a sommarsi anche la incidenza, inquietante, di incendi scoppiati in diverse strutture per la raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti, proprio nel 2018. Tra gli esempi a cui si può fare riferimento c’è l’incendio del deposito della società Ecologia Bruscino e Ambiente Srl, dello stesso gruppo a San Vitaliano (Napoli), scoppiato il 2 luglio 2018, dopo il quale è stato fatto un sopralluogo da parte del ministro Costa in persona, e per il quale restano ancora sconosciute le cause. A seguire, nel mese di settembre, si registra l’incendio di Pastorano (Caserta) del deposito per stoccaggio rifiuti della Gesia presso il Polo tecnologico ambientale, quindi l’incendio di Marcianise, presso la Lea Srl del 24 ottobre 2018, dove alcuni testimoni riferiscono di esplosioni precedenti lo scoppio dell’incendio, si presuppone molotov, ma le indagini sono ancora in corso, ed in fine a bruciare, l’impianto CDR di San Tammaro, che si trova vicino al carcere di Santa Maria Capua Vetere, il 1° novembre 2018”. Il senatore Barbaro sottolinea anche che “da anni associazioni del territorio, tra cui l’associazione V.I.T.A., il Comitato per la salute San Vitaliano e l’associazione di promozione sociale Centura Ets, lamentano uno scarso interesse da parte delle autorità preposte, in primis la Regione Campania, e denunciano, con esposti alla Procura della Repubblica, lo stato dei fatti; che inoltre al 25 settembre 2018 le centraline Arpac hanno registrato tantissimi superamenti dei livelli di inquinamento, in molti casi ben oltre il doppio del limite concesso, in circa 9 mesi: San Vitaliano 77 superamenti, Pomigliano ASI 74, Acerra Caporale 44, Acerra Zona industriale 47, Casoria Palizzi 28, Napoli via Argine 11, Caserta De Amicis 24 e così via e infine che le fonti di emissione delle polveri sottili potrebbero anche trovarsi distanti diversi chilometri dalla centrale di rilevamento”, il senatore Barbaro chiede al ministero di sapere “se siano stati predisposti controlli presso tutte le aziende del territorio che potrebbero potenzialmente emettere polveri sottili, oltre che CO2, in atmosfera, ed eventualmente quali riscontri si siano già ottenuti e quale iniziative il Ministro in indirizzo abbia intenzione di intraprendere rispetto alla tragica frequenza dei roghi nei depositi di stoccaggio”. Come si accennava, ancora nessuna risposta è arrivata dal ministero in merito a una questione tanto grave.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza