“Pipino il Breve” e l’annosa questione dell’evasione fiscale nel Nord-est d’Italia

venerdì 19 aprile 13:30 - di Sante Perticaro

“In passato ho fatto scelte sbagliate che oggi non rifarei, ma quando ho preso coscienza ho cercato di rimediare. La mia famiglia non sapeva di come gestivo la società calzaturiera”. Con queste parole l’imprenditore calzaturiero padovano Damiano Pipinato ha deciso di vuotare il sacco su di una questione assai diffusa nel Nord-Est italiano: con fior fiore di commercialisti e di imprenditori veneti specializzati in evasione/elusione fiscali. L’investigazione delle Fiamme Gialle sta perforando ancora, alla ricerca del presunto tesoro nascosto da Giancarlo Galan (ex Presidente Veneto), scoprendo -di volta in volta- un “gioco dell’oca” che, non a caso, procede in senso anti-orario e che comprende pure, al suo interno, delle caselle in cui si rimane immobili per più turni. Detto gioco popolare ha una particolarità : che nella casella chiamata “Prigione” si rimane intrappolati fino a quando un altro giocatore non cade nel medesimo spazio. Questa è una casella tra le più letali, anche se ve ne è un altra assai perniciosa: lo “Scheletro”, che ti fa tornare dritto nella casella n.1. Ma torniamo nello spazio che ti imprigiona: buona parte della Magistratura Inquirente in ordine alle vicende di Tangentopoli ha fatto proprio di questa casella la propria arma vincente per scoperchiare la pentola di molti imprenditori e politici corrotti. Scoprendo pure le aree del Paese (e il Nord-Est è tra queste) in cui la dissociazione con la correttezza comunitaria è forte. Ma torniamo a Pipinato. La desinenza del suo cognome è la stessa che denominava Pipino il Breve, che fu padre di Carlo Magno. Ebbene, egli sconfisse l’invasione dei Longobardi che pure, occupando diffusamente il territorio italico, governando lo stesso attraverso delle forme primordiali di federalismo (i Granducati) e convertendosi al cattolicesimo dall’arianismo, si confusero del tutto con le popolazioni nostrane, circondando quasi del tutto lo Stato Pontificio che richiese, appunto, l’intervento del sovrano francese per non soffocare. Pipino sconfisse i Longobardi che, però, rimasero, generando nuovi figli di sangue misto. Perché queste cose sono ricordate? Perché la combinazione “scarso senso civico”, con molteplici forme di “aggiramento fiscale” e “conversioni tattiche” (il mio parere viene dato a seconda delle zone che sto convincendo a votare per me), sta concimando un terreno che si vorrebbe trasformare in grasso spazio di raccolta elettorale. In un Paese ancora privo di alte figure di riferimento alternativo. A sinistra, tre comprimari non fanno un leader, mentre, a destra, un bel tappo frena la ricerca di una figura di alto livello di riferimento comune. Che la logica maggioritaria sia giunta al termine del suo tempo? 

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