Stroncata su Dagospia “Io sono Mia”: «Non hanno mostrato il vero dolore di Mimì»

venerdì 15 febbraio 16:19 - di Giorgia Castelli

Non solo trionfo per Io sono Mia, la fiction dedicata a Mia Martini che ha sbancato in termini di share su Rai 1. C’è chi va in controtendenza e pensa che la fiction non renda assolutamente giustizia alla cantante. Su Dagospia Giancarlo Dotto è durissimo: «Non si può raccontare di anime ferite a meno che tu non sia ferito quanto loro. Nelle due ore circa di Io sono Mia non c’è neppure un graffio, una sbucciatura, che so, un principio di febbre, una lieve emicrania. Solo una vita scopiazzata, simulata e peggio recitata».  Dotto, si rivolge ipoteticamente a Mia Martini: «Dolce, rabbiosa, vulnerabilissima e ormai per sempre invulnerabile Mimì. Erano milioni a non saperne nulla di te prima, sono milioni a credere di saperne qualcosa adesso. Appena gli ultimi elefanti dalla memoria lunga si saranno estinti con tutto il loro software di cose viste, apprese e mai dimenticate, il plotone d’esecuzione di attori strepitosi testimoniati ed exploit irripetibili, biecamente, divinamente anti-naturalisti, anche quando giocavano da minimalisti, non ci sarà più nessuno a rompere i cogl… con la petulanza di quello che è stato e non è più». E ancora: «Il cattivo gusto contemporaneo potrà allora liberamente imperversare come un fiume lavico, trionfalmente sventagliando numeri come trofei, milioni d’innocenti che esaltano la volenterosa pochezza di gente che, negli anni dell’opulenza, manco da comparse sarebbero stati credibili. Poveracci condannati a caricaturizzare tutto e tutti, artisti, impresari, giornalisti, padri, madri e sorelle, con la loro recitazione da sommessi viaggiatori, a scimmiottare la vita in un rosario di semitoni, flatulenze senza corpo e senza suono. Di Serena Rossi si deduce tutto, l’applicazione, la volontà, lo studio, tutto meno che Mimì». Durissima anche la conclusione. «Parenti e amici stretti dovrebbero fare muro una volta per tutte – scrive Dotto – contro la smania di schiodare dalle tombe le Martini, i Modugno, i Califano (degradato a macchietta anche nell’omaggio a Mimì, certo tornerà a vendicarsi come ha minacciato nell’epitaffio). Lungimiranti Fossati e Zero si sono chiamati fuori. Sapevano che la Mimì non si può raccontare. Offesa già abbastanza in vita».

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