Gli affari immobiliari con la Croce Rossa della “manina” che spinse il decreto

mercoledì 31 ottobre 18:03 - di Paolo Lami

La Croce Rossa assicura che non c’è stato nessun trattamento di favore. E che la faccenda riguarda «l’Ente Strumentale in liquidazione e non già la Croce Rossa italiana che, a seguito di una riforma stabilita dalla nuova normativa, è stata trasformata in una associazione di volontariato di interesse pubblico». I parlamentari M5S sono inferociti e chiedono in coro le dimissioni del capo di Gabinetto di Tria, Roberto Garofoli. Lui, il diretto interessato dell’ultimo scandalo che ha travolto la Croce Rossa, proprietario della famosa “manina” che aveva infilato nel Decreto Fiscale un articolo che proprio alla Croce Rossa oramai privatizzata assegnava ben 84 milioni di euro, annuncia «che provvederà a difendersi nelle sedi appropriate». Il che lascia immaginare una salva di querele per quell’incredibile scoop del giornalista del Fatto Quotidiano, Thomas Mackinson che ha scoperto come Garofoli avesse in piedi un lungo e complicato contenzioso che si trascinava al 13 marzo 2009 proprio con la Croce Rossa attorno a un pezzo di un appartamento situato nella cittadina di Molfetta e di proprietà, per un sesto, dell’organismo, contenzioso poi risolto con un accordo, davvero stupefacente, il 18 dicembre 2017.
La perizia aveva stabilito che quel vano valeva circa 78.000 euro, Garofoli pagherà alla Croce Rossa solo 28.000 euro quando il Commissario liquidatore, Patrizia Ravaioli, moglie del senatore Antonio Polito, decide di revocare la lite quasi decennale – siamo oramai al 18 dicembre 2017 – e di vendere il bene a 50.000 euro in meno di quanto aveva definito la perizia.
Oggi in quell’appartamento c’è un lussuoso Bed and Breakfast, il “Borgo Antico 34 Luxury Room” di proprietà di Garofoli dirigente di via XX settembre e già capo di Gabinetto con Padoan.
Ma c’è un altro aspetto, evidenziato dal Fatto Quotidiano, che, dal punto di vista cronologico, colpisce: deci giorni dopo aver firmato quel provvedimento a favore di Garofalo, Patrizia Ravaioli ottiene, proprio dal Mef, il ministero dove lavora Garofalo, la proroga dell’incarico di commissario liquidatore che le vale uno stipendio da 170.000 euro l’anno.
La faccenda, imbarazzante, ha fatto imbestialire i grillini perché, come detto, si scoperto che la famosa “manina” del Mef che aveva infilato quella norma a favore della Croce Rossa (e quegli 84 milioni di euro) tra le pieghe della bozza del decreto fiscale apparteneva proprio allo stesso Garofoli.
Il Fatto Quotidiano parla di conflitto di interessi. Certo c’è da chiedersi, a questo punto, se Tria fosse a conoscenza di questo impiccio del suo capo di Gabinetto quando lo aveva difeso a spada tratta nel momento in cui venne fuori, dopo una veloce indagine del premier Conte che bloccò in corner il provvedimento pro Croce Rossa, il nome del proprietario della “manina”, Garofoli, appunto.

Dalla Croce Rossa, come detto, arriva a metà pomeriggio una presa di posizione lunghissima e berbosa ma che, prosciugata dalle chiacchiere, conferma quello che ha scoperto il giornalista del Fatto: «in merito all’articolo apparso oggi sul Fatto Quotidiano a firma di Thomas Mackinson dal titolo “Il boiardo del Tesoro e i favori dalla Croce Rossa per una casa – Garofoli e i soldi a Croce Rossa dopo il maxi-sconto per la casa” – reagisce l’ente – corre innanzitutto l’obbligo di precisare che la decisione a cui si fa riferimento riguarda l’Ente Strumentale in liquidazione e non già la Croce Rossa italiana che, come dovrebbe essere noto, a seguito di una riforma stabilita dalla nuova normativa, è stata trasformata in una associazione di volontariato di interesse pubblico».

«Tale riforma – si dilunga la Croce Rossa – si è resa necessaria innanzitutto per restituire alla Croce Rossa la piena indipendenza richiamata nei suoi “princìpi fondatori”, ma anche per chiudere partite debitorie accumulate a causa della pessima gestione dell’Ente pubblico nei primi anni Duemila: mancati accantonamenti tfr, mancate stabilizzazioni, errata distribuzione dei fondi, promozioni illegittime, eccessivo numero di dipendenti e molti altri sprechi».

«I rilievi contenuti nell’articolo, quindi, non riguardano direttamente Croce Rossa italiana, ma – continua la nota dell’organismo allungando il brodo – riteniamo altresì necessario e doveroso chiarire quanto segue. Nell’articolo è correttamente ricordato che la transazione a cui si fa riferimento riguarda una porzione di soli 40,83 metri quadri su una proprietà indivisa di circa 245 metri quadri ma va puntualizzato anche che l’Ente Strumentale alla Croce Rossa italiana ha agito su tale transazione solo a seguito di un parere positivo dell’Avvocatura dello Stato nel marzo 2017 espresso nei seguenti termini: «certamente la definizione della controversia è auspicabile in quanto non è ravvisabile alcun concreto interesse per l’Ente Strumentale a conservare la proprietà di un sesto dell’appartamento e del vano interrato del palazzo di cui si discute” non ritenendo altresì adeguata la somma proposta dall’acquirente che era di 20mila euro”.

«Il Comitato di gestione dell’Ente Strumentale alla Croce Rossa si è riunito – prosegue la nota che non fa altro che alimentare i sospetti – e, il 14 giugno 2017, ha deliberato all’unanimità dei presenti, tra i quali i rappresentanti dei tre ministeri vigilanti (Economia, Difesa e Salute) e alla presenza del Collegio dei Revisori e del rappresentante della Corte dei Conti, di procedere alla transazione al nuovo prezzo proposto dall’acquirente, 28mila euro, ma subordinando tale decisione alla richiesta di un nuovo parere alla Avvocatura dello Stato sulle mutate condizioni«.

L’Avvocatura dello Stato quindi, «in data 12 luglio 2017, ha fornito un secondo parere favorevole e solo a seguito di questo, nel dicembre 2017, si è proceduto a chiudere formalmente il contenzioso pluriennale con il dottor Garofoli. Quindi, nessun trattamento di favore. Al di là della legittima richiesta di chiarimenti, dispiace l’accostamento temporale forzato ed errato con le resistenze manifestate da alcuni nei confronti della Riforma della Croce Rossa italiana che, come è noto e ampiamente documentabile, oltre ad essere stata stabilita a norma di legge, ha portato ad una evidente migliore efficienza dell’Organizzazione, una crescita importante del numero dei volontari, un aumento conseguente dei servizi a beneficio dei più vulnerabili e delle comunità, una più rapida e competente capacità di risposta alle emergenze che non può non esser stata notata anche nei tempi recenti, come in occasione dei terremoti ad Amatrice e nelle Marche, del crollo del Ponte Morandi di Genova e delle inondazioni e alluvioni che hanno colpito il nostro territorio, con una maggiore e capillare opera di preparazione e formazione degli operatori e della popolazione all’eventualità di ulteriori disastri in Italia e all’estero”. «Il tutto, come già più volte sottolineato, a fronte di una riduzione di due terzi dei costi rispetto alle precedenti gestioni pubbliche, ottenuta – conclude la Croce Rossa I – grazie all’eliminazione degli sprechi inauditi menzionati in premessa».

Insomma dalla Croce Rossa nessuna concreta smentita allo scoop del Fatto Quotidiano.

Garofoli, dal canto suo, annuncia che provvederà a difendersi nelle sedi appropriate. E, sul caso dell’emendamento “Croce Rossa”, al Tesoro rimanda alle ultime dichiarazioni di Tria del 16 ottobre quando smentì «categoricamente» che la norma sulla Cri introdotta nel decreto fiscale e poi stralciata prevedesse un aumento di risorse per l’ ente in liquidazione: «si trattava di una disposizione di tutela dei lavoratori, senza la quale non è possibile provvedere al pagamento del loro Tfr», aveva spiegato Tria lo scorso 16 ottobre.

«Non siamo più disposti a tollerare l’affarismo privato di alcuni alti boiardi di Stato, che dovrebbero occuparsi solo della cosa pubblica – si inalbera il senatore M5S Elio Lannutti, membro della Commissione Finanze menando fendenti come se non ci fosse un domani – Oggi scopriamo che Roberto Garofoli, capo di gabinetto del ministero dell’Economia, ha intrallazzato con la Croce Rossa in un affare immobiliare di qualche anno fa a Molfetta. La stessa Croce Rossa a cui un blitz del burocrate nel Dl fiscale, poi prontamente sventato, ha provato a regalare più di 80 milioni di euro», aggiunge Lannutti, che subito dopo incalza: «Nel recente passato Garofoli si è già distinto per essere stato al centro di un reticolo di ben quattro società, guarda caso sempre a Molfetta, dedite a fare soldi organizzando corsi post universitari e pubblicando testi giuridici scritti dallo stesso. Società in cui era anche coinvolta la consorte dell’alto papavero».
«Un vero servitore dello Stato non può permettersi multiformi attività collaterali – conclude il senatore M5S – Per questo, in assenza di un integrale chiarimento il capo di gabinetto deve dimettersi».

«Dopo aver aperto un lussuoso b&b in centro a Molfetta grazie ai vertici di Croce Rossa Italiana che hanno messo fine a un contenzioso sull’immobile, sorge il sospetto che il dirigente del Mef Roberto Garofoli abbia pensato a come ricambiare il favore, magari con una bella norma che regala 84 milioni all’associazione da infilare in “Manovra” all’insaputa della maggioranza – dice Marialuisa Faro, capogruppo MoVimento 5 Stelle della Commissione Bilancio della Camera – Apprendiamo dalla stampa di una “doccia con cromoterapia” e di “deliziosi giardini”, simboli dell’ennesimo conflitto di interessi consumato sulla pelle dei cittadini. Una brutta pagina che il MoVimento 5 Stelle ha immediatamente denunciato: Garofoli spieghi o si dimetta. Con il Governo del Cambiamento – conclude la parlamentare – è finita l’epoca dello sperpero di denaro pubblico, speriamo sia finalmente chiaro a tutti». Alla richiesta di dimissioni si accodando altri colleghi dei Cinque Stelle. L’unico che tace, per ora, è Tria. Che sia troppo impegnato a fare una piazzata al suo quasi ex-capo di Gabinetto?

 

Commenti

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  • Pino1° 1 novembre 2018

    Le ‘operazioni’ partono da prima, da quando fu deciso che la croce rossa doveva essere gestita in esclusiva dalle gonnelle bianche con le sue generalesse ‘culo e camicia’ con il sinistro sistema ! Fu colto il generico silenzio per la voluta distruzione del piccolissimo esercito della croce rossa militare di medici e di infermieri inquadrati volontari su chiamata che non costavano nulla se non quando servivano sempre pronti all’uso, aggiornati ed efficienti, provenienti dall’s.s.n. ma sostanzialmente gente che da esterni e quindi incontrollabili, ‘vedeva’ cosa si muoveva eva in quella da allora fu soprannominata croce rotta. Un paio di manovre finanziarie di sostanze smembrate e disperse (oltre il grandioso patrimonio storico di cui tutta la cri era testimone e portatrice! I Depositi, mezzi, ambulatori, mobili, dispersi mentre sul fronte immobiliare accadeva di tutto! Grattate le documentazioni storiche se non le hanno già ‘grattate’ prima ! Arriverete diretti alle più alte ancora presenze !

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