Palermo, mafia e terrorismo internazionale dietro la tratta di immigrati: 17 fermi

lunedì 2 luglio 11:25 - di Redazione

Trasportavano gli immigrati dai Balcani fino in Svizzera in auto o li facevano arrivare in Sicilia grazie a finti contratti di lavoro. È  uno dei retroscena dell’operazione dei carabinieri del Nucleo informativo di Palermo che ha portato al fermo di 17 persone, italiane e straniere. L’accusa a vario titolo è di associazione per delinquere a carattere transnazionale dedita al traffico di clandestini sulla tratta balcanica, al traffico di armi e al riciclaggio di danaro e preziosi. Il provvedimento è stato emesso dalla Procura distrettuale antimafia. Le indagini, in particolare, hanno fatto luce sull’esistenza di due gruppi criminali dediti al favoreggiamento dell’ingresso clandestino in Italia e in altri Paesi dell’Unione europea di cittadini dell’area balcanica. La prima, diretta da un gruppo di kosovari, alcuni dei quali “stanziali” nelle province di Como e Sondrio e altri in Svizzera, era formata da Arben Rexhepi, Driton Rexhepi, Xhemshit Vershevci, Ibraim Latifi detto Brraka e dagli italiani Jlenia Fele Arena, Franco Mapelli e Tiziano Moreno Mapelli. La seconda, la cui nascita è stata documentata “in diretta”, nel corso di una conferenza stampa dei carabinieri, è risultata formata da Giuseppe Giangrosso, Dario Vitellaro, e dai macedoni Fatmir Ljatifi e Dzemilj Dzaferi. A capo dell’organizzazione dei kossvari c’era Arben Rexhepi. Era lui a reclutare in Kosovo i clandestini per avviarli, sulla rotta balcanica, verso l’Italia. Qui erano accolti da Driton Rexhepi, Xhemshit Vershevci, Franco Mapelli e Tiziano Moreno Mapelli, che in auto li conducevano verso il confine con la Svizzera. Latifi e Fele Arena, invece, si occupavano di far transitare clandestinamente i migranti in territorio elvetico.

Mafia e tratta di immigrati: 17 fermi a Palermo

Per arrivare oltre confine si pagavano 3mila euro a testa. Grazie a protocolli di cooperazione internazionale con la Polizia cantonale Svizzera e la collaborazione con personale del Nucleo informativo di Venezia, gli investigatori hanno documentato due distinti episodi di ingresso illegale in Italia e altrettanti spostamenti verso la Svizzera. Il primo risale al 13 marzo dello scorso anno quando un furgone con targa svizzera proveniente dall’area balcanica con 11 clandestini a bordo fu bloccato alla frontiera fra l’Italia e la Svizzera. Per l’autista del mezzo che custodiva i soldi pagati per il viaggio scattò l’arresto, mentre i “viaggiatori” dopo le procedure di identificazione, furono espulsi dal territorio elvetico e avviati verso il confine italiano. Due di loro, però, legati a Driton Rexhepi furono portati in un posto sicuro, forse un piccolo albergo, nei pressi di Colico o di Morbegno (So) e per consentire loro di varcare il confine italiano e arrivare in Svizzera Rexhepi si rivolse a Latifi che, spiegano gli investigatori dell’Arma, insieme alla compagna Fele Arena gestiva già un canale autonomo di immigrazione clandestina dall’Italia alla Svizzera. Il secondo episodio di traffico di clandestini documentato dagli investigatori dell’Arma e avvenuto ad aprile 2017, ha riguardato un flusso di numerose persone partite dal Kosovo grazie all’opera di Arben Rexhepi, che è stato membro durante la guerra nei Balcani, del gruppo paramilitare del comandante Teli. Il blitz dei carabinieri ha portato anche alla scoperta di un traffico di armi, corte, lunghe, kalashnjkov e persino bombe. Uno degli uomini coinvolti, Arben Rexhepi appunto, è ricercato dalle autorità macedoni, in quanto combattente del gruppo paramilitare “Nuovo Uck” protagonista di un sanguinoso attacco armato avvenuto nel 2015 a Kumanovo in Macedonia.

Commenti

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  • uesto renderebbe un bel po di miliaRDI DI ENTRATE FISCALI IN PIù. 3 luglio 2018

    Inviate la notizia al Presidente ella Camera dei Deputati Fico il quale crede ancora alle favole; E’ talmente ovvio che dietro la migrazione in atto ci sia una ragione politica cui le mafie dei vari paesi traggono enormi profitti. E se il Presidente non si sente minacciato in quanto tale li ricordo che prima da semplice laureato disoccupato questi emigranti portavano via i posti di lavoro oltre a fondi economici che avrebbero potuto essere investiti per migliorare l’occupazione giovanile. noltre portare i problemi altrui senza risolverli significa solo aumentare i propri problemi. Mettetevi in testa che bisogna AIUTARLI A CASA LORO. e SE LO FICCHI IN TESTA ANCHE LA Merkel, colei che ha causato per interessi nazionali tutto sto casino e che adesso vorrebbe spalmere sul resto dell’Europa i propri migranti.

  • Giuseppe Forconi 3 luglio 2018

    La sinistra ne era ben al corrente, ( vedi boldrini, renzi e altri del PD ) ma lasciava correre perche’ la stecca era piu’ che intertessante. Ad ogni modo dove ci sono quattrini facili c’e’ sempre una buona mafia che controlla. Adesso metteteci una pezza se potete, ormai i buoi sono gia’ usciti dalla stalla.

  • giorgio 3 luglio 2018

    che la sinistra non lo sapesse, personalmente, avrei qualche dubbio considerate anche le intercettazioni di tale Buzzi, come e’ noto e stranoto, posso solo considerare il beneficio del dubbio in quanto sarebbe molto grave. Ora mi piacerebbe conoscere cosa twittera’ il “pifferaio magico” a commento di codesta evidenza.Che dietro il traffico ci fossero interessi economici e non solo era evidente, ci si meraviglia che ci fossero persone che continuavano con la solita litania del “fuggono dalla miseria”.

  • Angela 3 luglio 2018

    Ma era ovvio!!!tutti sanno che dietro al traffico dei migranti c’erano elevati interessi economici…solo la sinistra non se ne è mai accorta e ha continuato ad ammorbarci con la storia dei “disperati che fuggono dalle guerre”…disperati che però avevano migliaia di euro da dare agli scafisti…e a tutta l’organizzazione che c’è dietro.

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