Il “Financial Times” e l’inguaribile vizietto della sinistra italiana

6 Ott 2016 12:21 - di Giacomo Fabi

Sarà senz’altro indizio del nostro inguaribile provincialismo, ma confessiamo che c’interessa davvero molto poco il nuovo endorsement del britannico Financial Times sul referendum costituzionale che sarà votato dagli italiani il prossimo 4 dicembre. Dapprima schierato per il “Sì”, l’autorevole giornale ha invertito la rotta per sposare le ragioni del “No” fino a sostenere che un’eventuale sconfitta di Renzi nelle urne non sprofonderebbe l’Italia nell’instabilità. Inutile dire che la nuova posizione ha subito provocato reazioni opposte in ciascuno dei due fronti referendari, con gli inconsolabili di ieri che si sono trasformati negli euforici di oggi e viceversa, come se davvero bastasse – e la sinistra italiana ne sembra convinta – un editoriale del Ft a mobilitare milioni di elettori in un senso o nell’altro.

L’eterno innamoramento della sinistra italiana per i modelli stranieri

La vicenda è però interessante perché conferma in pieno la tesi della nostra “fragilità” politica, l’ansia di legittimazione internazionale delle nostre classi dirigenti, convinte che un’irrevocabile fatwa ci abbia condannati a non partorire mai nulla di buono e di originale. Ci dev’essere sempre, per costoro, un’autorità forestiera a indicarci la retta via. È l’eterno vizio della sinistra italiana che di volta in volta adotta a distanza una suggestione politica. C’era e c’è sempre qualcun altro più bravo e più progeressista da emulare: prima la Russia dei soviet, poi l’Ulivo mondiale di Clinton, quindi la “terza via” di Blair, fino a innamorarsi delle tecnoburocrazie senz’anima di Bruxelles. Pur di apparire sempre di moda, la sinistra è passata con la massima disinvoltura dalla lotta di classe alla class action.

L’esempio inglese della Brexit

Non esistono le prove, ma c’è da scommettere che in Europa e nel mondo si divertano da matti a vedere come la sinistra italiana scatti ad ogni schioccare di frusta proveniente dal di fuori dei nostri confini. Immaginiamo che ne ridano in particolare gli inglesi, che neppure per un attimo si sono lasciati intimorire dalle minacce, più o meno velate, lanciate da mezzo mondo contro la Brexit. Se ne sono altamente fregati e in maggioranza hanno votato per il leave facendo bye bye ad una Ue che reputavano esiziale per i loro interessi nazionali. Una vera prova di indipendenza mentale e culturale, prima ancora che politica, che fa onore a quel popolo. Ecco, se per una volta anche la destra decidesse di adottare un modello straniero, non ha che da indicare agli italiani la strada inglese, cioè scegliere in assoluta libertà senza farsi dettare la linea dalle paure e dalle convenienze altrui.

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