2 settembre 2010 - 23:56

La Cina agli Stati Uniti: Obama non veda il Dalai Lama

Dalai Lama, armi a Taiwan e censura su internet: sono questi i nervi scoperti che hanno fatto salire nuovamente la tensione tra Stati Uniti e Cina. Il governo di Pechino si oppone con forza all’eventuale incontro tra il leader dei tibetani in esilio, presto in visita negli Stati Uniti, e il presidente americano. La Cina alza la voce e avverte il presidente Barack Obama: «Un incontro minerebbe le relazioni» mentre conferma che andrà avanti con le sanzioni alle società americane che vendono armi a Taiwan. Zhu Weiqun, responsabile del Partito comunista cinese per le etnie e gli affari religiosi, ha affermato in una conferenza stampa che il suo governo si opporrà con forza ad un eventuale incontro tra Obama e il Dalai Lama, che comincerà una visita negli Stati Uniti il 16 febbraio prossimo. Secondo il responsabile di Pechino «i rapporti tra il governo centrale e il Dalai Lama sono una questione interna alla Cina». «Ci opponiamo a qualsiasi tentativo di una forza straniera di interferire con le questioni interne cinese usando come pretesto» il leader spirituale tibetano, ha aggiunto. Accuse definite “senza fondamento” dai rappresentanti del Dalai Lama, che hanno annunciato «di aver chiesto ai cinesi di mettere fine alle accuse di separatismo a Sua Santità».
Il presidente Obama aveva rinunciato a ricevere il Dalai Lama nell’ottobre scorso, quando il leader spirituale tibetano è andato a Washington, per evitare conseguenze sulla sua successiva missione in Cina. Ma ha promesso che lo riceverà entro l'anno. Il monito di Pechino arriva mentre i rapporti fra i due paesi sono già tesi per la controversia su Google e la vendita di armi americane a Taiwan.

invia il tuo commento alla notizia



commenti dei lettori

Preoccupa non poco la politica ondivaga di Obama. Le preoccupazioni d'ordine economico gli fanno non poco trascurare le questioni internazionali. Alla volontà di dialogo professata all'inizio del suo mandato fa seguire strappi, anche se piccoli e più che giustificati, nei confronti dei due più grossi problemi del momemto: quello dei diritti civili in Cina e l'altro del regime niziterrorista iraniano, cui Bin Laden e i talebani fanno da corollario. Può darsi che solo all'uscita dalla crisi economico-bancaria potremo conoscere la vera politica di Obama.

I governanti cinesi dettano legge in Cina con un popolo abituato ad ubbidire e a tacere perchè ,per lo più,privo di dignità ed incapace di intendere e di volere. Ma con gli americani non possono farlo né ora né mai, ovviamente per motivi di interesse economico. Avrebbero troppo da perdere in ogni senso e ben poco da guadagnare ed il Presidente Obama lo sa. E, a maggior ragione, lo sanno anche i cinesi.

certo decentralizzare la produzione,anche beni di lusso,vedi i vari marchi di alta moda, in cina è stato reputato conveniente da tutti,creando piano piano un mostro che adesso è come se giocasse da solo un match perchè per sostenere le proprie esportazioni,vedi caso americano,è diventato il principale creditore degli stati uniti stessi,meccanismo perverso che spero porti poi all'implosione della cina stessa.. qua i vincoli son finanziari oltre che commerciali,che è molto peggio...per assurdo pensa se la cina vendesse tutto d'un botto i titoli di stato statunitesi in suo possesso...è fantafinanza ma fino ad un certo punto

X Luca: Tutte le nazioni sono condizionate dal fatto che in Cina vengono prodotti un buona parte dei beni venduti nei nostri paesi. I vincoli commerciali con la Cina sono molteplici per tutti. Chiedere il rispetto dei diritti dopo che metà dell'economia dipende da loro è impresa ardua

questo é un grosso problema,teoricamente gli stati uniti sarebbero gli unici a poter fare la voce "grossa" con la nefasta e impunita tirannia cinese,uso il condizionale perchè cio' è reso impossibile dai pesantissimi investimenti cinesi in titoli di stato americani,tanto massicci da tenerli finanziariamente per le cosiddette...