4 febbraio 2012 - 06:44

Vescovi francesi, divieto Burqa sbagliato: chiude in casa le donne musulmane

I vescovi francesi esprimono riserve riguardo alle conclusioni cui è arrivata la Commissione di studio istituita dal Parlamento francese sul divieto del velo integrale alle donne musulmane. E se la Francia dovesse legiferare in questa direzione, si otterrebbe sulle donne musulmane l’effetto “contrario” a quello ricercato, cioè di far rinchiudere in casa le poche donne musulmane che portano il velo integrale. Questo il parere espresso oggi in una nota, pubblicata a nome della Conferenza episcopale francese, da mons. Michel Santier, vescovo di Crèteil, presidente del Consiglio per le relazioni interreligiose. Il vescovo esprime innanzitutto “dispiacere” per il fatto che la Commissione parlamentare non abbia “creduto necessario ascoltare il parere dei responsabili religiosi cristiani ed ebrei, nel momento in cui la Commissione ha ricevuto l'opinione di altre correnti di pensiero”. Ed aggiunge: «La lettera che ho scritto al presidente della Commissione avrebbe meritato quanto meno una risposta». Il vescovo francese ricorda nella sua nota quanto già dichiarato dal presidente del Consiglio nazionale del culto musulmano Mohammed Moussaoui e cioè che «il velo integrale non è segno religioso e che il Corano non chiede che sia portato dalle donne». Il vescovo ritiene che sulla delicata questione «la ragione deve prevalere». Innanzitutto - argomenta - il numero delle donne che usano il velo integrale è «molto limitato«. Inoltre - aggiunge il vescovo Santier - «le decisioni prese non devono contribuire a stigmatizzare i credenti musulmani«. Infine, afferma mons. Santier, «sono molto scettico sulla opportunità di una legge che non risolve la questione». E prosegue: «Se un testo di legge fosse adottato, il rischio per le donne musulmane che portano il velo integrale, sia quello che queste donne non escano più di casa e siano ancora più marginalizzate. Il risultato così potrebbe essere contrario all'effetto ricercato e condurrebbe, per reazione, ad un aumento del numero delle donne che indossano questo tipo di abito». Nella nota, il vescovo lancia un invito: «I cittadini francesi e tra loro i cattolici, non devono lasciarsi prendere dalla paura e dalla teoria dello scontro delle civiltà. È essenziale distinguere la maggioranza dei cittadini musulmani che chiedono di poter praticare liberamente il loro culto e una minoranza che richiamandosi all'Islam, cercano di destabilizzare le democrazie». «Se vogliamo che i cristiani in situazione di minoranza nei paesi a maggioranza musulmana - conclude la nota - dispongano di tutti i loro diritti, noi dobbiamo nel nostro Paese rispettare i diritti di tutti i credenti all'esercizio del loro culto. Il dialogo nella verità tra credenti permette di superare i pregiudizi reciproci. Il cammino sarà lungo ed esigente. La via del rispetto reciproco permetterò di migliorare la convivenza nel nostro Paese».

invia il tuo commento alla notizia



commenti dei lettori

Scusate ma a noi cosa importa della posizione dei vescovi francesi? voi finiani non avete il coraggio di opporvi apertamente al divieto del burqa e quindi date spazio ai vescovi? Sul sito pubblicate quattro post in croce e uno di questi lo dedicate ad un comunicato stampa della Conferenza episcopale francese? Ad ogni modo per quanto riguarda il burqa per me va vietato semplicemente perchè non ha senso riempire le città di telecamere se poi si permette alla gente di andare in giro completamente coperta, va bandito insomma per ragioni di pubblica sicurezza e non credo che si debbano concedere eccezioni per motivi religiosi, checchè ne pensino i vescovi e i (molto suscettibili) musulmani che si possono sentire stigmatizzati. Non penso neanche che chi legifera si debba far influenzare dalle possibili reazioni di certi esaltati che potrebbero rinchiudere in casa le proprio mogli, semmai dovrà essere nostro compito garantire a tali donne gli strumenti legali per difendersi dai soprusi dei mariti. Meno male che in Francia sia a destra che a sinistra si tiene ben poco in considerazione il parere della Chiesa e dei vescovi...

Personalmente non conosco la legge francese in tema di pubblica sicurezza, ma quello che è certo è che in Italia il divieto di girare col volto coperto e rendersi quindi non identificabili, è già garantito per legge e non credo vi sia la necessità di leggi speciali per i musulmani. Concordo comunque con la posizione espressa dai vescovi francesi, molto simile del resto a quella dei vescovi italiani, sia per quanto riguarda l'esiguità del numero di donne che indossa il velo integrale ( in Italia è una percentuale quasi inesistente ), sia per il richiamo ad evitare strumentalizzazioni politiche e i conseguenti richiami allo scontro di civiltà cavalcato da chi,perseguendo scopi elettoral- populisti, non si rende conto che la convivenza fra le diverse culture è un fatto inevitabile che dovremo imparare a gestire con razionalità e politiche di integrazione serie e moderne.

Se le donne senza burka non escono più di casa si denuncino i mariti per sequestro di persona. E se ancora non ci sentono li si rispedisca al Paese d'origine insieme al burka.

Possiamo sempre sperare in un miglioramento delle condizioni di vita delle donne islamiche, ma non vedo quale miglioramento potrebbe derivare dal permettere che vadano in giro con una copertura integrale. Permetterlo significa accettare una discriminazione delle donne subendo un costume che nulla ha che vedere con la religione islamica, se non nella sua accezione più retriva e fondamentalista. Capisco e giustifico l'uso del velo : è innocuo ed esprime un sentimento religioso che non può e non deve infastidire nessuno. Ma il burkha, forse ragione troppo da europeo, mi sembra intollerabile ed umiliante sia per le donne sia per noi che lo permettiamo. Esiste una legge che vieta alle persone di andare in giro con il volto nascosto ed i motivi sono comprensibili, a maggior ragione in questi tempi. In uno stato civile, liberale, la separazione fra lo stato stesso e la religione è netta. Le leggi dello stato devono essere rispettate da tutti coloro che vi appartengono o vi soggiornano. Recarsi in un paese islamico significa subire notevoli restrizioni, specialmente per le donne. Comportarsi diversamente significa esporsi ai rigori delle leggi locali, che per noi sono spesso incomprensibili. Si parla troppo di diritti e nulla di doveri, il primo dei quali è rispettare le leggi dello stato. C'era un paese, non era il solo, dove esistevano chiese cristiane, libertà di culto e dove le donne, di norma, godevano delle stesse libertà degli uomini, ed era l'Irak di Saddam Hussein; però si è pensato bene di abbattere Saddam, per via delle armi di distruzione di massa, delle quali non si trovata traccia, e che era un nemico giurato del fondamentalismo : bene, i risultati li possiamo vedere ogni giorno. Non è che accettando il burkha nelle strade delle città europee si rispettano diritti, non serve a facilitare la convivenza. Si accetta una violazione di diritti fondamentali il primo dei quali è l'uguaglianza delle persone davanti alla legge e la legge impone, se necessario, questa uguaglianza. Perchè le donne islamiche non dovrebbero goderne? Per quieto vivere? Per non "offendere" i loro "uomini"?

Il rispetto reciproco permette la convivenza,la pace e la concordia. La repressione, la paura ingiustificata e il sospetto ad oltranza portano allo scontro,all'odio e alla guerra infinita.Ma la nostra sta diventando un'epoca in cui predominano lo scontro,la calunnia e la demonizzazione dell'avversario. "Chi semina vento,raccoglie tempesta".Il futuro dipende da noi, anche se le conseguenze dei nostri misfatti sono a carico delle nuove e future generazioni.I figli ereditano,purtoppo,le scelleratezze dei loro genitori.