11 marzo 2010 - 20:27

Per l’”Osservatore”, epocali gli appelli del Papa per nuovo impegno dei cattolici

I due appelli pronunciati dal Papa a Cagliari e Viterbo per la nascita di una nuova generazioni di politici cattolici hanno un carattere epocale. Questa richiesta è stata poi ripetuta dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, pochi giorni fa. È quanto si legge oggi sull'Osservatore romano, in un articolo firmato dal sociologo Luca Diotallevi, vicepresidente delle Settimane sociali dei cattolici italiani, che si terranno l'anno prossimo a Reggio Calabria. Da qualche tempo, scrive Diotallevi, era rinata nella Chiesa e nel laicato cattolico l'esigenza dell'impegno in prima persona per il bene comune. «A questo laicato la "Caritas in veritate" - prosegue l’Osservatore - ricorda che non sono certo globalizzazione o crisi finanziaria a giustificare la dismissione della prospettiva dello sviluppo nè l'attenuazione del riferimento al bene comune con le sue dinamiche di condivisione e di sussidiarietà». Quindi si legge: «tali aspettative sono culminate in due richiami di Benedetto XVI ; a Cagliari nel settembre 2008 e un anno dopo a Viterbo; che è davvero difficile non definire epocali. In breve: urge una nuova generazione di credenti capaci di essere protagonisti nella multiforme vita pubblica della comunità nazionale e non da ultimo in quella politica». «Il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco - prosegue il testo - proprio la settimana scorsa ha ripreso tale istanza e ha ricordato come implichi un costante esercizio di libertà, di passione per la verità, di coscienza». Quindi si rileva: «circa un anno fa, il comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali ha compreso di non poter chiudere gli occhi di fronte a queste sfide straordinarie e di non potersi sottrarre a queste straordinarie aspettative. Alle realtà ecclesiali e alle varie espressioni del cattolicesimo italiano, e poi anche oltre questo orizzonte, ha proposto di partecipare a un processo di discernimento che tentasse di individuare una lista breve di problemi cruciali, quelli dalla cui soluzione dipende primariamente nell'ordine pratico un incremento o un decremento di bene comune». «La ricerca - si spiega sul giornale vaticano - punta in alcune direzioni decisamente ricorrenti: la questione del lavoro e dell'impresa, di un intraprendere non intimorito dal mercato; l'emergenza educativa e il dovere di sostenere adulti che si assumono il difficile ruolo di essere autorità educative (innanzitutto nella famiglia e nella scuola); la ricerca delle vie dell'integrazione tra gli estremi dell'irenismo e del razzismo; il dovere di dare ai giovani opportunità di mobilità sociale; l'aggiornamento delle istituzioni politiche».

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commenti dei lettori

Concordo con i Richiami del Papa su Globalizzazione, Economia e Società, i Richiami del Vaticano non solo sono condivisibili ma richiamano la coscienza umana ad interrogarsi, a capire la sua interiorità a comprendere le esigenze ed i bisogni del prossimo. C’e’ bisogno di una nuova Cultura dell’Interiorità del Singolo e della sua esigenza di associarsi. La Fine della Prassi Comunista ha segnato la vittoria del Comunismo in quanto il mondo ha comunque risentito in Europa come in Asia delle conseguenza del Comunismo. Ma è fuori dubbio che il Comunismo è stata la Dottrina dell’ Incapacità di far interrogare l’Uomo sulla sua Interiorità. Il Materialismo ha offeso l’interiorità umana togliendogli la speranza, il sogno, la capacità di lottare per il domani. La Dottrina Marxiana ha avuto l’arroganza di autoproclamarsi a Dottrina Perfetta. Al Partito e solo al Partito spettava il gravoso compito di creare la Felicità per il Popolo. Al Popolo veniva di conseguenza tolta anche la piu’ elementare ricerca della felicità interiore. Il Comunismo ha comunque fallito perché quando si è affermato, era già costruito su una non filosofia del passato, Lenin nel 1922 guardava ancora alla lotta di classe della prima metà del 1800, non accorgendosi che la Socialdemocrazia di Berstein ed un Liberalismo Moderato di Stuart Mill aveva ormai dato concrete risposte all’alienazione della classe operaia. Ma anche Liberalismo Smithiano oppure l’Economia del dopoguerra che si rifaceva alla Scuola di Chicago - Friedman è oramai il passato. A mio avviso il Liberalismo che guarda al Profitto e solo al Profitto offende la Natura dell’Uomo. Il Razionalismo cartesiano unitamente al Positivismo ricercano la Verità fuori dall’Uomo, mentre l’Immanenza Umana è tale in quanto ha la sua Coscienza, ha la sua capacità di interrogarsi sulla sua natura e su Dio. Oggi l’Uomo e la sua Interiorità devono affrontare nuove sfide come il Libero Mercato, la Globalizzazione e la Finanza. Sono queste delle tematiche che si sposano con la Morale Cristiana ? Sono queste tematiche che si possono sposare all’Etica del Moralmente Giusto? E’ difficile dare una risposta, ma fin tanto che l’Economia, il Profitto, la Crescita Economica avrà la meglio, detterà le regole alla Società, sarà difficile che la natura umana possa venir rispettata. Dovremmo cercare nuove regole, la Globalizzazione è un Concetto nuovo per noi affermatosi negli anni 90 ed al quale tutti guardano senza capire bene come gestirlo. La Società Globale da quale Diritto deve essere regolata ? E’ giusto chiudere le fabbriche in un Paese per trasferirne la produzione in un altro Paese solo per pagar meno tasse ed avere un costo della manodopera inferiore? La Disoccupazione, la Cassa Integrazione, la Mobilità è un’umiliazione per l’Uomo che lo emargina da una Società sempre piu’ individualista e sempre meno associativa. Dovremmo cercare almeno in Europa di creare nuove regole dell’Economia di Mercato a Misura d’Uomo che rispetti la dignità dell’Uomo. Un'Europa dei Valori. Bisognerebbe andare oltre ai soli parametri di Mastricht, l’Europa Unita appiattita sull’Euro non puo’ essere l’Europa degli Uomini e delle Famiglie. E’ fuor di dubbio che il “Politico non deve governare con il vangelo in mano” ma è comunque auspicabile che la nostra Società, la nostra Economia, le nostre Aziende guardino ad un domani di nuove regole basate anche ma non solo sulla Morale Cristiana e sull'Etica. Bisogna creare una Scuola Nuova una nuova Università che formi una nuova Classe Dirigente.

I politici cattolici sono come i loro elettori, si distinguono per la capacità di ascolto e l'impegno personale disinteressato (parlo di quelli veri, così come li vedrebbe il Pontefice). E per l'assenza più assoluta di odio e animosità dei riguardi degli avversari politici, ai cui insulti, il più delle volte gratuiti, contrappongono la pacatezza del ragionamento e la capacità di proposta. Ce ne vorrebbero molti, molti di più di quanti ce ne sono.

Ha ragione il Papa se si lamenta molto che in Italia l' affarismo predomina sul bene comune, perfino tra coloro che sono stati educati,cresciuti e si sono evoluti "all'ombra del Campanile". In realtà non è stato sempre facile trovare coerenza tra la "dottrina della fede" e la vita pratica dei credenti sia se si approfondiscono seriamente gli studi storici al riguardo e sia se si pensa a certi politici molto noti e famosi che da decenni si professano veri e accaniti "difensori della fede".La speranza,tuttavia, è una grande virtù teologale e perciò ci auguriamo tutti più coerenza per il futuro. Se così non fosse,saremo tutti a pagare il conto sempre più salato.

Credo che urga una classe politica meno attenta ad alleanze bipartizan o ad aperture a temi sociali "neutri", se non addirittura apertamente anti-cristiani, per tenersi buono un elettorato laico e ateo; credo che occorra non correre il rischio di scivolare verso una deriva laicista alimentata da un relativismo preoccupante (costituito da "riflessioni" su cosa si debba intendere per famiglia, normalità, amore ecc ...); credo che occorra avere il coraggio di schierarsi dalla parte della Chiesa e non per una scelta confessionale in se (cosa che per altro non sarebbe di per se sbagliata) ma per la difesa dei principi cardine della nostra società: come si fa a fare battaglie per il crocifisso nei luoghi pubblici se poi si apre alle "coppie di fatto" o non si vuole riformare la legge n° 194 del '78 (quella sull'aborto) introducendo delle limitazioni? Si rischia di avere uno sterile scontro tra posizioni differenti senza possedere dei veri e saldi principi cattolici. In conclusione, da elettore di Alleanza Nazionale prima e del Pdl poi, mi domando quale sarebbe la differenza tra noi e gli “altri”. Essere laici non vuol dire avere paura di affrontare temi difficili come la ridiscussione della legge sull’aborto; la negazione dei diritti dei puri e semplici conviventi (se non vogliono responsabilità, non pretendano di avere diritti! E non parlo del matrimonio canonico ma di quello civile); l’eutanasia o la inseminazione artificiale. Insomma, per farla breve, per quale motivo un cattolico dovrebbe votare il Pdl e non l’Udc (o altri partiti “cattolici”)? Non bastano i numeri e la campagna del “buon governo”, occorre anche, e soprattutto, rispettare, promuovere e difendere principi morali cattolici e non, che da qualche tempo vengono al quanto trascurati nel partito. Rispettare i diritti di tutti non significa negare la propria identità o addirittura cancellarla e se la vera identità del Pdl dovesse essere quella mostrata in quest’ultimo periodo allora credo che molti cattolici si troveranno a ripensare seriamente alla loro permanenza all’interno del Pdl. Ricordo, con piacere, le campagne antiabortiste e antidivorziste del Msi, e di conseguenza mi chiedo, con preoccupazione viva, quali principi di allora siano ancora presenti negli ex anneini.