8 febbraio 2012 - 04:36

Società

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Destra significa cambiamento in tutta Europa

Frederic Lefebvre

«Tous ceux qui veulent changer le monde». Da qualche settimana la melodia è diventata il nuovo inno dei giovani dell’Ump (il partito di centrodestra al governo a Parigi) omologo francese della nostra Giovane Italia con tanto di video musicale, al quale hanno partecipato ministri, eudodeputati e lo stesso portavoce del partito, Fréderic Lefebvre. Il video si intitola “Cambiare il mondo”, altro che conservatorismo! E che questo sia lo stato d’animo di tutte le nuove destre maggioritarie in Europa lo dimostra anche lo slogan con cui l’altro giorno Davide Cameron, il leader del centrodestra britannico, ha avviato la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche: «Year for Change» (“L’anno del cambiamento”). Solo qui in Italia c’è ancora qualcuno, come Marcello Veneziani, che vorrebbe marginalizzare la destra a un ruolo di presidio identitario e che critica come un «viaggio per il paese che non c’è» la strategia di tipo europeo per il cambiamento.  Fortunatamente, è una “resistenza” destinata a soccombere. I fatti stessi impongono il cambiamento. Lo ha spiegato bene Enrico Vanzina l’altro giorno sul "Messaggero": «Nel 1970 – scrive – ero all’università, insieme a me studiavano, in altre facoltà, Paolo Mieli, Giuliano Ferrara, Paolo Liguori, tutti della sinistra extraparlamentare. Oggi sono miei amici e posso confessare che avrei detto “bum” immaginandoli, allora, alla testa della futura informazione borghese. Invece, oggi, stanno tutti lì, con imprevisto ma assoluto merito». E infine: «Avrei certamente detto “bum” anche a chi mi avrebbe detto che il futuro segretario dell’ex Msi sarebbe diventato gollista». Eppure è accaduto. La lezione? Nessuno può fermare il cambiamento.

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commenti dei lettori

A differenza della "Bolognina", la svolta di Fiuggi è stata un vero salto di qualità per la Destra in Italia. Quei valori, quei principi, quelle prospettive, trasferiti nel PdL, hanno contribuito a creare anche ideologicamente il partito di maggioranza relativa e di governo. Ora, tra i forsennati e inconcludenti attacchi di una sinistra disperata, c'è solo da mantenere la rotta conservando la calma.

Non capisco tutto questo empito di revival su Craxi, o forse sì. Craxi, a parte la condotta spregiudicata e penalmente sanzionata, non ha fatto altro che traghettare l'Italia verso un debito pubblico enorme, che ci soffoca ancora,e ha iniziato quella stagione detestabile, che ancora oggi prosegue con i suoi epigoni e ex finanziatori altolocati,di attacco alla magistratura ove si ponesse contro gli interessi dei suoi amici, di demolizione del sistema di punizione dei reati contro la Pubblica Amministrazione, ecc. ecc., di contestazione sistematica dei giudici di Milano (nihil sub sole novi)... Poi anche Cossiga aggiunse del suo,con le famose picconate, e oggi l'opera è completata, e possiamo dire che il senso dello Stato non esiste più nella classe politica, tranne qualche eccezione (es. Fini), ma una rondine non fa primavera! La peregrinazione odierna ad Hammamet di ministri e sodali (e anche di suoi avversari divenuti laudatori dell'ultima ora) è semplicemente penosa. Penso che ricordare Nenni sarebbe molto meglio, se proprio ci vogliamo occupare delle figure storiche della sinistra.

Concordo con Claudio nel dire che la Destra non debba essere considerata un monolite e, sempre che il suo commento fosse rivolto alle mie parole, devo aggiungere che era soltanto per non occupare troppo spazio che ho compiuto una veloce descrizione. Per quanto riguarda l'identità credo che in parte abbia ragione e in parte no: bisognerebbe chiarirci su cosa si intenda per identità. Se si intende il mantenimento di un simbolo e di un partito, comunque nell'orbita berlusconiana, credo che sia una lettura molto rapida e un pò superficiale della realtà: non credo che abbiano più identità degli ex anneini i militanti di FN o della Fiamma soltanto perchè esista il loro partito o si dichiarino "duri e puri". Se invece si considera una maggiore indipendenza dalla componente forzista all'interno del Pdl sono pienamente d'accordo: credo tuttavia non solo che sia difficile da eseguire senza provocare strappi, ma che appunto gli strappi odierni siano dovuti proprio ad un ridimensionamento dello "strapotere" degli azzurri sui ex anneini e ad una "lotta" per la successione a Berlusconi (intesa non solo come leader ma anche, e soprattutto, per la conseguente linea futura del partito). In conclusione, a mio modesto avviso, credo che sia giunto il momento di decidere cosa fare della Destra di questo Paese: a suo tempo, quando frequentavo la federazione (di AN) della mia città, si parlava già di un partito "sbiadito", senza che molti si rendessero conto che quel partito tanto bistrattato non fosse più relegato ai margini della democrazia italiana ma anzi fosse divenuto un protagonista attivo e indispensabile della vita politica del Paese. Dunque, allora come adesso, direi che si debbano compiere dei piccoli sacrifici per modernizzare una Destra che debba continuare ad essere una componente essenziale dei prossimi governi (chi potrebbe, al di fuori di noi, portare avanti iniziative e progetti di Destra come, tanto per fare degli esempi, i crimini compiuti dai partigiani dal '43 in poi e gli eccidi delle foibe?).

Un conto è volere un forte (e necessario) cambiamento, un altro è appiattirsi sui dettami del pensiero unico liberal-progressista-politically correct rendendo le proprie posizioni politiche fotocopia di quelle del PD, comunque visto che si parla della Francia, ricordo che Sarkozy sta promuovendo da qualche mese un dibattito in merito all'identità nazionale francese che ha scatenato le ire dei benpensanti di sinistra, Fini invece il tema dell'identità nazionale l'ha scordato dopo le ultime elezioni politiche, è forse tropo poco politically correct per lui? Ad ogni modo Veneziani per me ha ragione da vendere, non vuole certo marginalizzare la destra e non ha criticato la strategia di tipo europeo per il cambiamento, ma la VOSTRA strategia che non è affatto la stessa. P.S. Tra l'altro, evitiamo di considerare la destra europea come un monolite, visto quanto è variegata e differente nei diversi paesi.

Chi, a torto, pensa che la Destra voglia dire immobile contemplazione del passato sta osservando una realtà a cui non era abituato: coloro non erano abituati a farlo per molte ragioni, vuoi per lo stereotipo sinistroide della Destra fascista e conservatrice; vuoi per l'ottusità che da sempre annebbia la vista "dell'intelligenza" di questo Paese; vuoi per i reduci di una Destra morta e sepolta che si ostinano a volersi contraddistinguere più per atti di estremismo che per "ricette" al passo con i tempi. A sinistra però sono volutamente rimanere ciechi per almeno 15 anni: dico almeno da Fiuggi, e a voler guardare bene dalla ventata di nuovo che si faceva strada nel Msi sin dai primi anni '80 per volere dell'avveduto e indimenticato Giorgio Almirante. Il resto è storia dei nostri giorni, scandita dalla presenza preziosa di AN all’interno dei governi Berlusconi. In Europa la Destra ha goduto, con le opposte eccezioni di Germania e Spagna, di vita più facile di quella italiana: vuoi perché in fin dei conti una forma estrema della Destra non era risuscita ad emergere con prepotenza (basti pensare al caso della Francia) oppure perché l’ala conservatrice non si fosse fatta trascinare nell’estremismo (vedi l’Inghilterra) sta di fatto che in Europa governi di Destra non erano così osteggiati come nel nostro Paese (basti pensare a quel che ancora dicono degli ex missini nelle scuole, nelle università o sui posti di lavoro!). La Destra ha dimostrato in questi anni di possedere il coraggio necessario per apportare i cambiamenti necessari ai bisogni delle proprie nazioni, come l’Irlanda e l’Italia sono esempi fulgidi; ha saputo conquistare sempre più consenso soprattutto presso i giovani, non più offuscati dagli opinabili commenti di professori e tv sulla storia europea del novecento (strabica a dir poco!); ha saputo stare al passo con i tempi per le nuove esigenze e le nuove sfide che si prospettavano dinnanzi. Perché meravigliarsi che oggi in Italia vi sia una Destra che strizzi l’occhio a quella di Nicolas Sarkozy? Perché meravigliarsi che abbia saputo lasciare da parte la lacrimuccia facile per Predappio o il saluto romano senza per altro perdere la propria identità più vera? Sarebbe stato credibile un politico della Destra ottocentesca negli anni ’30? Sarebbe stato credibile un gerarca fascista negli anni ’70? Ogni stagione deve essere ricordata, e come diceva giustamente Giorgio Almirante “Non rinnegare e non restaurare” deve essere la formula che più si addica ai tempi, soprattutto quelli odierni. Chi grida allo scandalo per l’evoluzione che ha saputo avere il Movimento Sociale prima e Alleanza Nazionale poi, chi adesso si meraviglia di cotanto è ancora fermo agli anni ’70, ma noi no. Quindi, da parte mia, non posso che dire “buon risveglio!”.

Per fortuna che c'è ancora Venezini, anche se solo qui in Italia. Il "viaggio per il paese che non c'è" è proprio la strategia verso un'Europa chic delle elites, di chi conta, del mercato, delle lobbies, delle banche, dei massoni, dello sradicamento, dell'anticattolicesimo, e via dicendo, comunque l'esatto contrario di un'Europa dei popoli.

Gentile Direttore Perina, Vanzina ha dimenticato molti altri appartenenti alla sinistra extraparlamentare e che ora vorrebbero dimostrare l'esatto opposto di ciò che sono stati e che continuano ad essere a un popolo ormai del tutto addormentato e narcotizzato da una stampa messa in mano a .......... da parte di editori che è meglio non definire. Per ora limitiamoci a parlare della sola carta stampata. Cordialmente.