8 febbraio 2012 - 04:49

Società

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Lippi e gli Azzurri lasciano a Ellis Park il titolo (e l'onore)

Italo Cucci

Qui a Johannesburg, proprio nello stadio di Nelson Mandela, all’Ellis Park, dove cercava un passaporto per la gloria, l’Italia ha lasciato il suo titolo mondiale e anche un po’ d’onore. Qui Clint Eastwood ha girato "Invictus". Pensate che titolo si potrebbe dare a quest’ultimo film azzurro se si usasse il dizionario di Anelka. Bien, allons enfants, frères d’Italie, torniamo a casa e ammettiamolo: non è che abbiamo fatto un figurone, noi, rispetto alla Francia, né Lippi nel confronto con Domenech; campioni e vicecampioni del Mondo rispediti a casa al primo giro da una pattuglia di nazionali mediocri come Paraguay e Uruguay, anonime come Messico e Slovacchia, abusive come Nuova Zelanda e Sudafrica. Eppure tutti – dico tutti – compresi quei pipponi dei kiwi, ci hanno dominato e inflitto una lezione: e dove non arrivavano con la tecnica, ci riuscivano con tutte le altre virtù conosciute nel calcio e da noi bellamente dimenticate in un’orgia di lippismo. I paraguagi ci hanno messo piedi e astuzia, i neozelandesi fisico e orgoglio, gli slovacchi una sorta d’odio etnico, perché hanno giocato soltanto contro noi, con lucidità, determinazione, esibendo qualità tecniche prima ignote. Che gli abbiamo fatto a Marekiaro Hamsik e compagni? Che si siano incazzati per quella battutaccia del Bossi che gli aveva dato dei venduti – loro povera Europa ex sovietizzata e successivamente lobotomizzata – comprati dalla fiorente ricca e potente Italy un cui solo giocatore costa l’intera Slovacchia? Gli azzurri l’hanno cavalcata, la storiaccia bossiana, anche dopo che il Senatur aveva chiesto scusa per la baggianata; qualsiasi motivo per farsi vittime di qualche complotto gli andava bene, perché sentivano – come sentivamo in molti – che non c’era squadra per andare avanti. E allora i giornalisti delinquenti e i politici invadenti, imitando l’Ottantadue di Bearzot: gliel’ho confutato subito, a Lippi, questo tentativo di vittimismo nazionale, e subito Bearzot mi ha dato ragione. I giornalisti lo han fatto vivere anche troppo bene e personalmente non ho infierito dopo averlo accusato di aver lasciato a casa Cassano (sono stato il primo, ricordo, in un ormai antico Tg2) e Balotelli, che ho rimpianto fino all’ultim’ora: non puoi distruggere un tecnico che già, pur avversatissimo sul piano tecnico e umano dalla Grandi Firme, ti ha vinto un Mondiale. Né pensarlo rincoglionito, visto che da Berlino a Johannesburg son passati solo quattr’anni: le scelte di Lippi, assolutamente disastrose e cervellotiche, a partire dal quel gruppo di juventini stracotti, sono da affidare più all’introspezione dello psicologo che alla rabbiosa e comunque razionale analisi dei critici. Come se fosse stato colto, il Ct, da un raptus narcisistico che gli suggeriva giorno dopo giorno certezze incerte e slanci suicidi per passare alla storia, un po’ come quegli sciagurati che s’infilano la destra nella pancera o lo scolapasta in capo e si credono Napoleone. Lui, Marcello, uno dei migliori tecnici del mondo, le armi vincenti doveva averle, naturalmente fatte scelte giuste nell’armeria nazionale: e se un giorno deciderà di dare una spiegazione alle sue follìe, gliene saremo grati. Almeno per collocare al posto giusto, nella storia centenaria del calcio italiano, questo povero Mondiale di una povera Italia. Prima di andar per storie, voglio subito dirvi che Lippi ha sbagliato per tre volte la formazione, fidandosi nella mano d’oro delle sostituzioni esibita felicemente in Germania 2006. Lo ha affermato senza nascondersi dietro scuse stupide, il ct, senza invocare alibi, ma la sua grande manifestazione d’umiltà – a danno compiuto – mette ancora più in evidenza la presunzione della lunga dolorosa vigilia, quand’anche amichevolmente gli si diceva di meditare prima di partorire quei ventitré che rappresentavano non il meglio del campionato ma un’Italia minore. Personalizzo un attimo: per settimane gli ho chiesto di ripensare a Balotelli, inventandomi anche motivazioni etnico sociopolitico, inutilmente; e qui in Sudafrica, a portata di voce, gli ho raccomandato di lasciar perdere i cambi postumi, facendoli prima, rinunciando a schierare – sempre – la Potente Armata di Iaquinta, l’onesto generoso Iaquinta ch’è stato un anno senza poter giocare. E infine – anche se un’ammissione di impotenza spiace sempre, a un giornalista – ho pezze d’appoggio che dimostrano quante volte gli ho chiesto di schierare Quagliarella, Quagliarella, Quagliarella, l’unico vivo e forte in una squadra in tremarella. Quando lo ha mandato in campo, era troppo tardi. Tutti a casa, dunque. Ma senza pomodori, né mattoni, come usava una volta: nell’indifferenza dei più, temo. I danni li subirà la Rai, con i cali d’ascolto. Dico indifferenza perché mi rifaccio alla mia reazione, e scusate se mi prendo ad esempio, ma io sono – come voi – un tifoso dell’Italia, uno che al fischio di chiusura, vedendo le lacrime di Quagliarella, s’è sentito un nodo alla gola. Poi più. Poi ho aperto il libro della storia e ho ricordato che dieci mondiali fa – li ho vissuti e raccontati tutti, dal 1974 – l’Italia è tornata a casa dopo il primo giro nonostante fosse, a differenza di questa, piena zeppa di campioni, da Rivera a Mazzola, da Chinaglia ad Anastasi, da Riva a Capello, e in porta c’era Zoff che s’era appena guadagnato una copertina di "Newsweek" ma aveva esordito beccandosi un gol da Haiti, da un centometrista che si chiamava Sanon ed era allenato da un vecchio amico stanco di bora e voglioso di sole, il triestin memo Trevisan. Era la Nazionale della spocchia, quella, figlia di un Paese confuso e sprecone; la Nazionale delle divisioni, dei clan, delle cosche, dei gruppetti mediatici nati per alleanze editoriali o intorno a Gianni Brera che infatti fu, attraverso i suoi collaboratori, interessato alla vicenda che avrebbe aggiunto vergogna a vergogna: dovevamo affrontare la Polonia per passare il primo turno, dopo aver vinto (comunque) con Haiti e pareggiato con una modesta Argentina (c’era solo un Houseman potente) e a qualcuno venne in mente di comprarsi i poveri polacchi comunistizzati, i quali magari ci stavano (a me Kasimir Gorsky un anno dopo lo ha negato) e chiesero di non far scendere in campo Chinaglia e Anastasi, minacce da gol; ma intervenne in tempo Artemio Franchi il quale disse no al suo “inviato” Italo Allodi, certo per scelta onesta ma anche – fatemelo dire, dopo tanti anni – per togliere di mezzo quella banda di divi viziatissimi che ormai aveva trasformato il Club Italia i un centro affaristico e personalistico. Mi chiese – Franchi – di poter chiamare Bernardini, che lavorava per me al Resto del Carlino dopo esser tornato all’antico mestiere di giornalista; “ma che sta ’a chiede?”, gli rispose “Fuffo”; che mi salutò caramente e passò alla guida della Nazionale, avviando subito una ristrutturazione che partiva – guarda caso – dal pensionamento forever di Rivera e Mazzola. Così preparò, tagliando e cucendo, l’Italia che, consegnata più tardi a Bearzot, avrebbe giocato alla grande in Argentina ’78 e vinto il Mondiale in Spagna ’82. Tutto questo per dirvi, sulla strada del ritorno, che Cesare Prandelli, il Ct Anticipato, da una rifondazione dovrà cominciare. E da Cassano e Balotelli, naturalmente.

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commenti dei lettori

La squadra più italiana che sia rimasta in Sud Africa è l'Argentina. Tifiamo per lei perchè dobbiamo riconoscenza al grande Diego Mardona che per tanti anni ci ha deliziato con il SUO calcio. Anche i giornali devono a lui grande riconoscenza specialmente per le vicente fuori dal campo di calcio. HOLA ARGENTINA!

Cosa si può affermare davanti a un pezzo scritto in questo modo? Italo Cucci è un Maestro, uno di quelli che, quando lo leggi, ti rendi conto che, tutto sommato, valga la fare il giornalista: quelle parole, che, come scriverebbe Giampiero Mughini, "vanno giù come un sorso d'acqua fresca", restano, fermano il tempo perchè esprimono chiarezza e lucidità di idee. Giù il cappello. Enrico Flavio Giangreco

Il sempre ottimo Cucci ha spiegato esattamente il male oscuro (?) che in varie epoche storiche ha attanagliato la nostra nazionale di calcio. Caso ha voluto che una simile analisi potrebbe essere estesa per analizzare lo scempio del demerito che ha ormai da molti decenni reso la società italiana una realtà addormentata, narcotizzata, senza capacità di reazione in nessuna scelta importante. A tal proposito voglio prendere l'ultima manovra finanziaria. Sin dall'inizio l'ho subito criticata non per l'entità dei tagli ma perché completamente priva di sbocchi per lo sviluppo. Infatti solo su un argomento (e secondo me si è usato una mano troppo morbida) sono d'accordo: ovvero i tagli dei trasferimenti agli enti locali come regioni, province e comuni ma, ripeto, un Ministro del Tesoro avrebbe dovuto tagliare ancor più, molto di più, poiché è ormai noto che tali enti sono solo dei moltiplicatori di spesa a livello inverosimile; Rizzo e Stella del Corsera non passa settimana che non ci "deliziano"(?) con le loro inchieste. Questa è la dura realtà e per tale motivo continuo ad essere contro qualsiasi ipotesi di federalismo almeno sino a quando non esisterà una classe dirigente-politica-tecnica adeguata, indipendentemente dal colore politico; soltanto allora si potrà avere una visione oggettiva per decidere. Ritengo infatti che l'attuale classe dirigente-politica-tecnica la peggiore in assoluto della nostra storia più che bimillenaria, con pochissime eccezioni chiaramente. Per non parlare poi delle varie testate giornalistiche. E qui mi taccio. Cordialmente.

Mi pare che altri calciatori da convocare non ce ne fossero proprio tanti, tra infortuni, fuori forma, altri vecchi (come se quelli convocati non bastassero, e mi riferisco al tanto invocato da molti -Totti, magari ad uno dei due italiani dell'inter-) sono daccordo che doveva essere convocato Balotelli. Lasciamo stare Cassano, grandi figure in nazionale non mi parene abbia fatto. rifondare una squadra richiede comunque che ci siano dei buoni piedi e giovani anche. non mi pare ce ne siano molti. comunque il tifo è e sarà sempre per l'ITALIA

Italo Cucci è un grande giornalista, è persona seria, non faziosa e che parla di calcio non in maniera da bar. Un raro, forse unico, vero giornalista in un settore come quello del calcio dove brillano tanti giornalai. Tuttavia non credo che gli slovacchi avessero con noi una rabbia particolare, nè, tantomeno, che questa potesse eventualmente venire dall'aver dato peso alle stupidaggini di un personaggio come Bossi. Credo soltanto che noi dobbiamo smettere di pensare che le altre siano squadrette mediocri e noi i fenomeni. In realtà l'Italia non c'è mai stata, lo ha ammesso anche Lippi alla fine, nè come tecnica, nè come tattica,nè come testa. L'Italia ha giocato solo 10 minuti, per il resto era là per fare un safari già pagato. Confido nell' uomo nuovo Prandelli, che, proprio per essere nuovo, avrà maggiore spinta e idee del pensionando Lippi. Non sono d'accordo sul " naturalmente cominciare da Cassano e Balotelli ", credo che prima di prendere due soggetti così sia il caso di guardarsi bene attorno. Ma il ridimensionamento che abbiamo avuto in Sud Africa dovrebbe farci meditare seriamente su tutto il sistema calcio che c'è in Italia, a partire dalle scuole calcio, dal fatto che dare calci a un pallone deve essere prima di tutto un divertimento e non l'inizio di un business,eccetera eccetera. Ricordo anche che una volta Ulivieri disse, parlando dei giocatori della sua squadra, che " questi qui da soli non sanno neanche allaciarsi le scarpe ". Temo che sia vero per la stragrande maggioranza dei calciatori e vorrei che dovendo ripartire da zero si mirasse anche a formare degli uomini veri e non solo dei fenomeni, ahimè molto spesso da baraccone.

Mi sorprende che il pur bravo e competente Italo Cucci non sappia far altro che ripetere i nomi (di qualità, sia chiaro) di Cassano e Balotelli come quelli mancanti all'appello Mondiale, dimenticandosi dell'assenza più grave rappresentata dall'ostracismo lippiano su Fabrizio Miccoli. Che Cucci non sia consapevole che Miccoli era il più meritevole della convocazione mondiale, non ci credo. Credo però che anche lui sia sensibile ai ritornelli che i Media per "spinte" conformiste e di "potentati" vari ripetono, ritornelli che citano i Cassano e i Balotelli dimenticando il talento salentino sol perchè privo di "sponsor".

Non dobbiamo piangere perche andiamo " tutti a casa", ben altri sono i problemi di questo paese specialmente per coloro che a casa ci devono restare controvoglia. Pensandoci bene se avessimo passato il turno col solito stellone sul capo, avremmo salvato tutti coloro che oggi mettiamo alla gogna. Siamo uno strano popolo di sportivi o di sportivi strani, cavalchiamo i momenti favorevoli per dire di essere i più bravi; atteggiamento questo che troviamo anche nella politica di tutti i giorni perchè a chiacchiere siamo veramente bravi. Considrazione! Se abbiamo una squadra come l'Inter che domina il nostro campionato nazionale senza che vi giochi un solo italiano ad eccezione di Balotelli come potevamo pensare di andare lontano magari fino alla .........Fine. Diamo ora la colpa alla crisi globale se ne siamo capaci!

Ora facciamo una Legge costituzionale ad integrazione.....LA REPUBBLICA PROMUOVE LE PARTITE DELLA NAZIONALE CHE DEVONO SVOLGERSI SOLO CON LE VITTORIE AI MONDIALI, IN TEMPI BREVI . DDL del Governo Berlusconi. Promotori: Meloni, Carfagna, Brancher, La Russa, Calderoli, Berlusconi. Basta con la burocrazia, basta con la violazione della privacy, basta con il PIL che non cresce.