Sull’età della pensione per le donne italiane che lavorano nella pubblica amministrazione il compromesso non c’è. Il faccia a faccia del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, con il commissario dell’Ue alla Giustizia, Viviane Reding, si è infatti concluso con Bruxelles che ha ribadito il punto di vista già espresso sulla nuova legge: entrata in vigore e applicazione entro il 2012. La Reding si è spinta a indicare al nostro governo quello che potrebbe essere il percorso per l’approvazione della normativa richiesta: con le misure di consolidamento del bilancio. Cioè in sede di approvazione della manovra economica varata dal governo. «L’Italia ha delle difficoltà – ha aggiunto – ma deve ottemperare alla decisione assunta dalla Corte di giustizia in proposito. Tutti gli Stati membri devono essere trattati in modo uguale». Una presa di posizione che lo stesso ministro Sacconi traduce «nell’assoluta mancanza di uno spazio di trattativa» sulla materia. Giovedì prossimo sarà quindi il Consiglio dei ministri a farsi carico di questo stato di cose e a decidere cosa fare. Secondo quanto preannunciato la scorsa settimana dal ministro Renato Brunetta e ipotizzato ieri dalla stessa Reding, il dibattito sulla manovra economica potrebbe essere l’occasione per tradurre in fatti concreti il confronto mancato tra Ue e Italia, anche se non è detto che non si possa in qualche modo trovare qualche scappatoia. Bruxelles, infatti, non ci ha chiesto di portare l’età della pensione di vecchiaia delle donne a 65 anni, ma di equipararla con quella degli uomini. La soluzione intermedia, tra 2012 e 2018, a cui aveva fatto capire di puntare il governo (si pensava al 2015 come data possibile) sembrerebbe ora tramontata, anche se i sindacati non demordono e l’Ugl, con la segretaria confederale Marina Porro, sollecita comunque «una consultazione preventiva con le parti sociali».
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