Due soldati italiani del contingente Isaf impegnato in Afghanistan sono stati uccisi e altri due sono rimasti feriti nell'esplosione di un ordigno. L'attacco è avvenuto nella zona di Herat, nel nord-est del Paese. Le vittime sono il sergente Massimiliano Ramadù, 33 anni, di Velletri, in provincia di Roma, e il caporalmaggiore Luigi Pascazio, 25 anni, della provincia di Bari. I feriti sono Gianfranco Scirè, che ha 28 anni e viene da un paesino vicino a Palermo, e Cristina Buonacucina, caporale, 27 anni, originaria di Foligno. Il primo ha una frattura tibio-tarsica, la soldatessa una doppia frattura alla vertebra lombare e alla caviglia. quattro erano a bordo di un blindato Lince in una colonna di 130 veicoli diretti verso la località di Bala Murghab quando è esploso un ordigno rudimentale ad altissimo potenziale, di quelli usati spesso per attacchi contro le forze internazionali in Afghanistan. I feriti sono stati immediatamente portati all'ospedale da campo di Herat con elicotteri di Isaf. Le salme di Ramadù e Pascazio rientreranno in Italia mercoledì. Solidarietà da tutto il mondo politico. Solo la Lega si distingue (e si divide). Prima Roberto Calderoli attacca la missione: "Al di là della perdita di vite umane che fanno spaccare il cuore, bisogna verificare se i sacrifici servono...". Poi Umberto Bossi frena: "Io non penso che possiamo scappare. Questa decisione sarebbe sentita dal mondo occidentale come una fuga difficilmente spiegabile e probabilmente avrebbe delle conseguenze gravi sul governo".
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