4 febbraio 2012 - 07:16

Società

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Otto Marzo: contro il neo-maschilismo

Otto marzo, guardando all'Italia, non si capisce che cosa ci sia da festeggiare. Certo, rispetto agli anni Cinquanta dei passi avanti sono stati compiuti. Ciò nonostante, le donne italiane subiscono ancora gravi discriminazioni sul lavoro, risultano sottooccupate rispetto alle donne di molti altri paesi occidentali, raggiungono con estrema difficoltà i livelli dirigenziali, sono poco presenti nelle assemblee politiche elettive e negli organi di governo. Nelle diverse classifiche che misurano il grado di discriminazione o di avanzamento nella società, nell'economia, nella politica delle donne, l'Italia è spesso tra i paesi con le peggiori performance. L’ultima legge significativa che ha inciso sui diritti delle donne risale al 1996, quando lo stupro si trasformò da delitto “contro la morale” a delitto contro la persona.
A questa grave situazione oggettiva, si aggiungono due fattori che indicano una vera regressione. Da un lato, vi è il fatto che la concreta emancipazione femminile non è al centro dell'agenda politica del nostro paese. Dall'altro la nostra cultura politica sembra incapace di liberarsi di stereotipi ormai superati in altri paesi e che la battaglie femministe degli anni Settanta parevano avere messo definitivamente in crisi e, al tempo stesso, sta subendo una vera e propria involuzione, laddove legittima un nuovo modello "vincente" di donna che assomiglia molto, troppo, al modello della prostituta. Questo modello rischia di guadagnare sempre più spazio nella nostra cultura; il messaggio rivolto alle donne è chiaro: sono gli uomini che comandano, per fare strada dovete piacere a loro, mostrare la vostra avvenenza e soprattutto la vostra disponibilità. Accanto all'immagine di donna prostituta sopravvive, poi, quella di madre, sposa, "massaia". Le pubblicità mostrano mamme belle e felici e casalinghe entusiaste della scoperta di un detersivo migliore e merendine più nutrienti. Sposa o meretrice, la comunicazione pubblica continua a mantenere la donna prigioniera di asfissianti stereotipi.
Ma forse le cose stanno cambiando. Il bel libro di Caterina Soffici (Ma le donne no. Come si vive nel paese più maschilista d'Europa) e documentari come “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo, segnano un risveglio di coscienza interessante e “trasversale”. Noi vogliamo, da destra, intercettare e sviluppare questi nuovi segnali, convinti che la critica al neo-maschilismo debba essere portata al centro della riflessione politica, e anche , quando serve, della polemica politica. E non solo l’otto marzo.

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commenti dei lettori

ma quale neomaschilismo, qui ora sono gli uomini in pericolo, io sono un sottufficiale della marina e vi posso assicurare che nel mio corpo ora siamo noi iun pericolo negli ultmi dieci anni da quando sono entrate le donne, siamo noi uomini a doversi difendere