Giorgio Napolitano ha celebrato al Quirinale il giorno del ricordo per le vittime delle Foibe e dell'esodo dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia esprimendo oltre alla vicinanza e alla solidarietà ai familiari delle vittime anche l'impegno contro «l'oblio e forme di rimozione diplomatica che hanno pesato nel passato e causato pesanti sofferenze agli esuli e ai loro familiari». Il presidente della Repubblica ha espresso anche impegno «per la soluzione dei problemi ancora aperti nel rapporto con le nuove istituzioni e autorità slovene e croate». Nel salone delle Feste del Quirinale, prima di Napolitano hanno preso la parola il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, che ha più volte citato i richiami rivolti negli anni scorsi nelle analoghe cerimonie dal capo dello Stato di osservare il dovere della verità, e il professor Giuseppe De Bergottin, in rappresentanza delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, che, anch'egli, ha richiamato le parole di Napolitano pronunciate nel Giorno del Ricordo negli anni scorsi. Il presidente della Repubblica li ha ringraziati dicendo di aver «apprezzato la piena continuità con quanto io stesso ho detto in precedenti cerimonie, per quanto spiacevoli e ingiustificate poi abbiano potuto essere alcune reazioni alle mie parole rispettose di tutti, anche fuori Italia». Un trasparente riferimento alla dura reazione polemica del presidente croato Stipe Mesic. «Tutti coloro che intervengono con loro scritti per ricostruire la storia di vicende così dolorose, i fatti che si verificarono al confine orientale, le vittime innocenti di orribili persecuzioni e massacri, la tragedia della guerra, delle Foibe, dell'esodo dovrebbero essere equanimi", ha detto il capo dello Stato citando ad esempio una lettera «molto bella ricevuta nei giorni scorsi da Trieste, da due docenti, il professor Segatti e il professor Spadaro». Inoltre ha invitato a riflettere sull'«esperienza storica, civile, politica degli italiani della costa orientale dell'Adriatico, dei giuliani, fiumani e dalmati di lingua italiana». Non basta come sollecitano loro stessi, ha aggiunto, che questo capitolo originale e specifico della cultura italiana ed europea sia riconosciuto, occorre che «sia acquisito come patrimonio comune nelle nuove Slovenia e Croazia che con l'Italia si incontrano oggi in una Unione Europea portatrice di rispetto delle diversità e di spirito della convivenza tra etnie, culture e lingue già fecondamente convissute nel passato». Napolitano ha poi sottolineato una notizia data da Claudio Magris a proposito del saggio di una studiosa austriaca dedicato all'«apporto di grandi intellettuali giuliani all'irredentismo democratico che si espresse in una generosa partecipazione alla guerra nel 1915-1918, con il fine politico del pieno compimento del moto risorgimentale per l'unità di Italia, e insieme con il fine ideale di una pacificazione dell'Europa nella libertà e nella fraternità tra i popoli». Occorre tutte queste memorie, ha concluso Napolitano, in vista del centocinquantenario dell'Italia Unita che si celebrerà l'anno prossimo e «di un rinnovato impegno a costruire quell'Europa sempre più rappresentativa delle sue molteplici tradizioni e sempre più saldamente integrata di cui c'è bisogno nel mondo globalizzato di oggi e di domani».
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