8 settembre 2010 - 15:09

Società

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Foibe: Napolitano, no a oblio e a rimozioni diplomatiche

Giorgio Napolitano ha celebrato al Quirinale il giorno del ricordo per le vittime delle Foibe e dell'esodo dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia esprimendo oltre alla vicinanza e alla solidarietà ai familiari delle vittime anche l'impegno contro «l'oblio e forme di rimozione diplomatica che hanno pesato nel passato e causato pesanti sofferenze agli esuli e ai loro familiari». Il presidente della Repubblica ha espresso anche impegno «per la soluzione dei problemi ancora aperti nel rapporto con le nuove istituzioni e autorità slovene e croate». Nel salone delle Feste del Quirinale, prima di Napolitano hanno preso la parola il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, che ha più volte citato i richiami rivolti negli anni scorsi nelle analoghe cerimonie dal capo dello Stato di osservare il dovere della verità, e il professor Giuseppe De Bergottin, in rappresentanza delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, che, anch'egli, ha richiamato le parole di Napolitano pronunciate nel Giorno del Ricordo negli anni scorsi. Il presidente della Repubblica li ha ringraziati dicendo di aver «apprezzato la piena continuità con quanto io stesso ho detto in precedenti cerimonie, per quanto spiacevoli e ingiustificate poi abbiano potuto essere alcune reazioni alle mie parole rispettose di tutti, anche fuori Italia». Un trasparente riferimento alla dura reazione polemica del presidente croato Stipe Mesic. «Tutti coloro che intervengono con loro scritti per ricostruire la storia di vicende così dolorose, i fatti che si verificarono al confine orientale, le vittime innocenti di orribili persecuzioni e massacri, la tragedia della guerra, delle Foibe, dell'esodo dovrebbero essere equanimi", ha detto il capo dello Stato citando ad esempio una lettera «molto bella ricevuta nei giorni scorsi da Trieste, da due docenti, il professor Segatti e il professor Spadaro». Inoltre ha invitato a riflettere sull'«esperienza storica, civile, politica degli italiani della costa orientale dell'Adriatico, dei giuliani, fiumani e dalmati di lingua italiana». Non basta come sollecitano loro stessi, ha aggiunto, che questo capitolo originale e specifico della cultura italiana ed europea sia riconosciuto, occorre che «sia acquisito come patrimonio comune nelle nuove Slovenia e Croazia che con l'Italia si incontrano oggi in una Unione Europea portatrice di rispetto delle diversità e di spirito della convivenza tra etnie, culture e lingue già fecondamente convissute nel passato». Napolitano ha poi sottolineato una notizia data da Claudio Magris a proposito del saggio di una studiosa austriaca dedicato all'«apporto di grandi intellettuali giuliani all'irredentismo democratico che si espresse in una generosa partecipazione alla guerra nel 1915-1918, con il fine politico del pieno compimento del moto risorgimentale per l'unità di Italia, e insieme con il fine ideale di una pacificazione dell'Europa nella libertà e nella fraternità tra i popoli». Occorre tutte queste memorie, ha concluso Napolitano, in vista del centocinquantenario dell'Italia Unita che si celebrerà l'anno prossimo e «di un rinnovato impegno a costruire quell'Europa sempre più rappresentativa delle sue molteplici tradizioni e sempre più saldamente integrata di cui c'è bisogno nel mondo globalizzato di oggi e di domani».

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commenti dei lettori

Quando ero un ragazzino nella mia famiglia si parlava delle foibe, non perchè ne fossimo stati interessati direttamente, ma perchè avevamo dei conoscenti profughi dalmati. Ricordo che ero incredulo di fronte a quanto ascoltavo; era inconcepibile per un decenne che fossero avvenute queste cose. Nessuno ne parlava; si parlava dei campi di sterminio nazisti; si parlava dei crimini di Stalin e dei campi di concentramento sovietici; ma nessuno parlava delle foibe. Solo nella mia famiglia si accennava all'argomento, solo perchè avevamo questo contatto con chi ne era stato coinvolto. Poi, in epoca più recente si è cominciato a poter leggere dei libri in merito, come quello di Oliva, e ho cominciato a comprarli e, leggendoli, ho ricordato quello che i nostri conoscenti dalmati avevano raccontato. Sebbene a distanza di decenni quei fatti mi hanno toccato profondamente.In particolare, l'ostilità delle organizzazioni comuniste nei confronti dei quei disgraziati esuli, giunta a negare loro acqua e cibo inpedendogli di scendere dai treni che li conducevano in varie località, dove sarebbero stati accolti più o meno umanamente. Non erano considerati nostri connazionali, cittadini, fratelli : erano bollati col marchio di "fascisti" che fuggivano dal paradiso di Tito perchè, appunto, fascisti e nemici del socialismo e del radioso avvenire da questo promesso. Per tanti anni questi italiani sono stati dimenticati ed ancora più dimenticati quegli italiani che furono trucidati così barbaramente, compresi molti partigiani che avevano combattuto contro i tedeschi ma che, sia pure comunisti, si sentivano italiani e non volevano l'annessione alla Jugoslavia. E' un periodo oscuro della nostra storia, oscuro perchè per decenni, a causa di opportunità politica, si è nascosto se non addirittura negato o, peggio, giustificato. E' oscuro ma anche vergognoso. Per quanto possa essere difficile ancora oggi, sempre per motivi politici anche se di segno diverso da quelli di prima, è un dovere morale riconoscere i fatti accaduti e le vittime innocenti che ne sono state coinvolte. Il Capo dello Stato ha esortato coloro che intendono scrivere sull'argomento di essere "equanimi". Giusto, sempre che questa equanimità non sfoci in una sorta di giustificazione in termini di "compensazione" per ciò che il fascismo fece contro gli slavi allora soggetti al governo dell'Italia. Tuttavia, il fascismo - che non voglio difendere - non giunse a quegli eccessi,alle stragi della pulizia etnica, perchè di pulizia etnica si trattò coperta dalla motivazione ideologica. Non si trattò di un olocausto, però la natura dei fatti ne è molto prossima. Non odiamo i nostri vicini slavi per ciò che i loro genitori fecero, ma non dimentichiamo e soprattutto non "giustifichiamo".

Ringrazio Paolo di Trieste per il suo commento del quale avevo bisogno per avere un quadro po' più chiaro di un momento storico del quale i libri di testo non parlano e che mio padre, testimone oculare, evidentemente mi nascose mettendo,invece,in risalto alcuni crimini commessi dagli italiani in Slovenia. Evidentemente se aveva tanta paura a tornare con me in Istria e Slovenia, un motivo serio ci doveva essere, se negli anni ottanta si sentiva ancora in colpa e poco sicuro nel rivisitare quelle terre così belle, per non dire affascinanti. L'ultima guerra è stata piena di crimini come sempre avviene e ognuno racconta la storia vissuta sulla propria pelle in base a quello che lui ha visto,provato e vissuto o ha sentito raccontare. Non è facile distinguere tra crimini con "la stella rossa" e quelli con "la stella nera". Si tratta di crimini e non è,senza dubbio, facile parlarne in modo obiettivo e veritiero.

Le parole pronunciate dal Presidente Napolitano sono indubbiamente importanti, ma pongono l'accento sull'integrazione dei popoli, la loro convivenza e quindi su quella che ingiustamente viene considerato il fine delle azioni titine: la pulizia etnica. Invece non è così: Tito e i suoi partigiani eliminarono, nella speranza di annettere il Friuli alla Jugoslavia, tutti coloro che potessero essere un ostacolo. Ne è la prova, come dice Giovanni Oliva nel suo libro Foibe edito da Mondadori, l'eliminazione anche di jugoslavi e di partigiani italiani. Se infatti alcune vittime della loro ferocia rappresentano una vendetta contro il fascismo o i collaborazionisti, altre come i proprietari terrieri si spiegano come l’eliminazione dei “nemici del popolo” (nella visione comunista); i partigiani invece rappresentavano una barriera contro l’espansione dei confini. Dunque tutte queste vittime vengono ricomprese in un unico folle piano, eliminazione di tutti coloro che potessero essere un impedimento all’affermazione del comunismo e alla sua espansione. Il tutto ovviamente in linea con i giochi di potere per una “equa” distribuzione dei paesi fra i due blocchi (Atlantico e Patto di Varsavia) che ridisegnarono l’Europa fra i due vincitori e gettando nelle mani del comunismo interi paesi che fin dal ’56 tentarono di far conoscere le atrocità sovietiche. Tornando al confine orientale italiano, non bisogna dimenticare che vennero creati veri e propri campi di concentramento, in linea a quanto già accaduto in Urss (v. le Isole Solovski – per chi volesse informarsi c’è un bel libro scritto da Jurij Brodskij dal titolo “Solovki, le isole del martirio”) e se è possibile forse ancora peggiore delle uccisioni fu il trattamento riservato agli esuli istriani. Per far capire la situazione basti pensare alla loro collocazione in 109 campi di accoglienza, (caserme dismesse, colonie marine abbandonate ecc), ai ferrovieri bolognesi che per rappresaglia politica fermarono un convoglio per impedirne l’arrivo ma molto di tutto questo si spiega con quanto scritto dall’Unità nell’Edizione dell’Italia Settentrionale sabato 30 Novembre 1946: “ … Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori. … Nel novero di questi indesiderabili, devono essere collocati coloro che sfuggono al giusto castigo della giustizia popolare jugoslava e che si presentano qui da noi, in veste di vittime, essi che furono carnefici …” (tratto da http://digilander.libero.it/lefoibe/pdf/30-11-1946.pdf) La follia comunista stava compiendo misfatti anche nel nostro Paese, e ciò fin dal 1943 (v. le vendette partigiane) ma in silenzio, con una azione vigliacca e di sopraffazione, mentre le deliranti dichiarazioni dell’Unità e di Togliatti in quegli anni vennero rese con una sfacciataggine che ancora ferisce. In conclusione credo di aver dimostrato che non si trattasse di pulizia etnica, ma di vera e propria follia comunista e che tanto successo riscosse, purtroppo, anche in Italia presso i “compagni” guidati dal “migliore”.

La guerra è guerra e comporta cose atroci che i civili non riescono neppure ad immaginare ma che purtoppo avvengono e tutti devono subire perché i militari ragionano quasi sempre da militari. L'escalation di violenza è come quella degli stadi e il tifoso imbestialito, contro coloro che lui ritiene colpevoli, diventa peggiore di un animale, tanto da fare,giustamente,molti anni di carcere per atti criminali. Anche in guerra ci sono crimini di una gravità neppure immaginabile che si pagano per la loro gravità con processi famosi come quello di Norimberga.

Fa piacere, constatare la coerenza e la volontà del presidente Napolitano, di onorare la memoria dei tantissimi morti, e al tempo stesso tentare di riconciliare. Nel tentativo di leggere tra le righe, vedo anche l'inconfondibile gesto di assumersi la responsabilità, per errori commessi, e per aver contribuito a gestire politicamente una vicenda che era stata sottratta alla storia, ed alla verità per meri fini politici e propagandistici. Non è un vero e proprio mea culpa, nessuno lo ha mai chiesto, ma il tentativo neppur tanto velato, di onorare i morti, il vero e la giustizia. Continuare a negare i fatti, ad oltraggiare e sfregiare lapidi e manifesti e vietare manifestazioni e celebrazioni, va contro ogni logica, ma purtroppo la dobbiamo ancora subire, al cospetto di tante istituzioni impassibili e addirittura compiacenti. La verità è sempre stata scomoda, a chi sulla menzogna e malafede ha costruito il suo credo, evidentemente non aveva tenuto conto, che la storia fa il suo corso e che la verità viene sempre alla luce. Abbattiamo anche questo muro.

Essendo di Trieste devo esprimere la mia Opinione. Solo dopo la metà degli anni 90, in Italia ed in Europa si è potuto parlare dei massacri perpetrati dai Partigiani Slavo-Comunisti unitamente alle Armate Yugoslave che dopo l’armistizio del 43 hanno occupato-conquistato tutta la Dalmazia, l’Istria e parte della Slovenia ex-Italiana. Per capire perché è successo il Massacro etnico politico, bisogna andare indietro nella storia alle 3 Guerre d’Indipendenza. Nel 1800, l’Italia e gli Italiani acquistano la consapevolezza di poter riunire l’Italia. Nel Nord Est Italiano sotto il Dominio Austriaco, gli Asburgo iniziano a guardare con diffidenza, con timore alla minoranza Italiana ed in un certo modo iniziano a privilegiare la Minoranza Slava. Dopo la disfatta Austriaca del 1918, l’Italia come previsto dagli Accordi firmati con Inghilterra Francia ed USA occupa l’Istria, parte della Slovenia e la Dalmazia Settentrionale. Il termine “occupare” è comunque improprio perché culturalmente eccetto la Slovenia, buona parte dell’Istria e la costa Dalmata erano e sono ancora oggi di lingua e di cultura italiana. Questo ancora dai tempi della Rep. di Venezia. Alla fine del 1800 inizia pero’ un “confronto” tra l’Etnia Italiana che vive sulla costa Dalmata e l’Istria con l’Etnia Slava che invece occupa l’entroterra yugoslavo. I rapporti per secoli sono sempre stati improntati alla tolleranza e reciproco rispetto. Dopo l’avvento del fascismo pero’ qualche crimine viene commesso da parte Italiana, Si parla (cosi’ scrivono i libri) di decine di morti fatti dalle forze di occupazione Italiane nell’entroterra yugoslavo. I Crimini Italiani vengono commessi principalmente durante la 2° Guerra Mondiale durante l’Invasione Italo Tedesca per reprimere la Resistenza Yugoslava. Nulla accade pero’ in Istria ed in Dalmazia dove le due Etnie si guardano con diffidenza ma comunque si rispettano. Alla firma dell’Armistizio di Badoglio, pero’ i partigiani Comunisti assieme alle Divisioni Yugoslave di Tito, iniziano una durissima e sanguinaria repressione dell’Etnia Italiana. E’ probabilmente la prima “Pulizia Etnica” dei Balcani alla quale seguirà quella piu’ fanosa degli anni 90, La STRAGE LO STERMINIO di 10,000 – 15,000 ITALIANI è stato perpetrato a mio avviso per 3 Motivi : a- cancellare completamente un’Etnia per presentarsi al tavolo dei Vincitori per reclamare quella Terra -b- in nome dell’Ideologia Comunista per cancellare la comunità Italiana colpevole di aver “abbracciato” l’Ideologia nazionalista e Fascista. -3- Vendetta di quartiere per l’invidia verso gli Italiani. In nome di questa Ideologia Slavo Comunista comunque , sono stati gettati nelle Foibe Istriane e nel Carso Triestino MIGLIAIA di Italiani ancora vivi. Le Donne sono state stuprate e poi uccise, gli Uomini sono stati Torturati e poi barbaramente uccisi in nome del Comunismo. Altri invece soprattutto in Dalmazia sono stati buttati a mare con il peso di una Pietra. Altri invece nelle campagne Istriane sono stati bastonati a morte. Quindi Contadini hanno ucciso altri Contadini in nome del Comunismo e quale rivalsa sull'Etnia Italiana. E’ stata una barbarie, uno Sterminio che l’Italia fino agli anni 90 ha voluto, ha dovuto nascondere. Su nessun Libro di scuola Italiano degli anni 50-60-70-80 c’e’ scritto nulla di tutto questo. 10-15000 Italiani trucidati nel nulla. Solo a Trieste si conosceva questa Storia. I Libri di scuola scrivevano GIUSTAMENTE della Shoa, dei Massacri Nazi-Fascisti, ma nulla sulla strage Slovo-Comunista del 1943-1945. Durante i 40 gg di occupazione titina di Trieste, i partigiani con la stella rossa, hanno massacrato tutti quelli che portavano una divisa, tutti quelli che potevano diventare scomodi durante la loro “Occupazione” di Trieste, che nei loro piani doveva essere lunga. Altro doveroso ricordo va invece ai 300.000 Italiani che hanno DOVUTO abbandonare le loro case e le terre sotto le bastonate dei partigiani. Terre e Case che sono state “socializzate” in nome del Socialismo dei Popoli. Molti oggi di questi Italiani vive in USA, altri in Australia altri invece si sono fermati in Italia. Anche dell’Esodo in Italia non si doveva parlare. Come si poteva parlare di un Popolo che scappava dal Comunismo? In base alla Dottrina Comunista, il Partito ha il Compito di creare la Felicità, il Comunismo rappresenta un’Ideologia Perfetta, Il Cittadino non puo’ pretendere di piu’ perché il Comunismo è libertà, è felicità, è la nuova Religione dei Popoli. Vorrei infine ricordare le Frasi del “grande” Statista Togliatti che scrisse dell’Esodo degli Italiani dell' Itria: Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città, non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall'alito di libertà che precedeva o coincideva con l'avanzata degli eserciti liberatori. I gerarchi, i briganti neri, i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune, non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi. Oggi si DEVE PERDONARE, Tutto si puo’ e si DEVE dimenticare, qualcuno pero’ invece di negare l’evidenza dovrebbe chiedere Perdono. Altri invece dovrebbero ricredersi sul Perfettismo Comunista. Oggi dopo anni di ingiustificabile Silenzio, facendoci il segno della croce ricordiamo 10.000 - 15.000 Italiani morti in quanto Italiani.

Accanto alle foibe ci sono stati militari italiani,come mio padre, che prestò servizio a Lubiana ed ebbe l'immensa fortuna di essere aiutato, fraternamente, da civili sloveni a lasciare quella terra per tornare nella sua terra . Quindi anche tra gli sloveni c'erano persone di cuore che in quel caso operarono per il bene della mia famiglia e soprattutto mio che allora ero solo un bambino e non rimasi orfano come tanti altri,meno fortunati di me. Comunque mio padre,luogotenente della Benemerita, non volle mai più tornare in quella Slovenia che gli ricordava momenti terribili di grande paura e scampato pericolo. Io,personalmente, ho avuto grande gratitudine per quel popolo che mi ha risparmiato un lutto che avrebbe potuto sconvolgere, in modo incisivo, la mia infanzia. Ecco perché i governanti dovrebbero essere saggi e riflettere a lungo prima di scatenare odio,violenza e lutti assai dolorosi per civili inermi ed innocenti,costretti a subire,talvolta, le terribili conseguenze della loro megalomania.