Il bipolarismo si sta inselvatichendo, invece di maturare. E – senza per questo metterlo in discussione, perché in altri paesi del mondo “funziona benissimo” – è ora di mitigarlo. Con il dialogo, con la calma e con la responsabilità. Lo chiede Giuseppe Pisanu, presidente della commissione Antimafia. Che invita ad attingere a quella “riserva di buon senso” che è diffusa nel paese ma che, all’interno delle nostre forze politiche, è merce un po’ più rara, ultimamente. E invita anche a “non perdere la testa”, perché riportare un clima “sereno e costruttivo” è compito di chi “sa controllare i nervi”. E se non dialoghiamo adesso, dice Pisanu, soprattutto adesso che l’Italia vive un momento difficile per l’economia, con in più il rischio di un cortocircuito istituzionale, allora “siamo messi male”. Anche perché le tensioni e l’inasprimento del confronto politico sono un potenziale pericolo e c’è il rischio che l’imbarbarimento si rovesci “come una pioggia acida” sulla nostra società, avvelenandola irrimediabilmente.
Recentemente Giampaolo Pansa ha lanciato un allarme: attenti, stiamo tornando a un clima da anni Settanta. Lei concorda? O si tratta di un’esagerazione?
No, non parlerei di esagerazione. Certo, non bisogna lanciare troppi allarmi, però va detto che ci troviamo davanti a un evidente inasprimento del confronto politico. Una degenerazione che, in più di un caso, ha già superato i limiti. Ecco, adesso da quei limiti bisogna assolutamente rientrare.
Ma si tratta di un inasprimento che si riscontra anche nella società italiana? O è una “degenerazione” che riguarda soltanto la nostra classe politica?
Credo che questa “degenerazione” sia soprattutto politica. Ma la conflittualità politica rischia inevitabilmente di rovesciarsi , successivamente, sulla società italiana. E, come una pioggia acida, rischia di avvelenarne la convivenza.
E come evitare che ciò accada?
Bisogna che, ognuno per la sua parte, immetta nel confronto politico dosi massicce di buon senso. E per questo non bisogna perdere la testa: perché è compito di chi sa controllare i nervi lavorare per riportare nella politica e nella società un clima sereno e costruttivo.
Si è parlato di “bipolarismo al viagra”, “bipolarismo coatto”, “bipolarismo muscolare”. Ma è l’assetto bipolare in sé a causare questa situazione di imbarbarimento, o la sua applicazione all’italiana?
No. Non ritengo che il bipolarismo sia affatto un male in sé. Tanto è vero che in molti paesi del mondo funziona benissimo. Diciamo che in Italia il bipolarismo è ancora immaturo. E che, purtroppo, in questo momento si sta addirittura inselvatichendo. Ma così corriamo il rischio di comprometterlo, l’assetto bipolare.
Più dialogo fra le forze politiche, dunque?
Certamente. Anzi, è fondamentale. Il dialogo deve essere alla base della vita politica. E poi, se non si dialoga nemmeno in una fase difficile di crisi economica e istituzionale come quella che stiamo vivendo, allora le cose si mettono male.
Ma da dove iniziare a dialogare?
Credo che il dialogo debba concentrarsi sui problemi economici e sociali del paese. Che sono grandi, complessi e gravi. Contemporaneamente, si può certo affrontare il tema delle riforme istituzionali, secondo me partendo dalle conseguenze prodotte dalla sentenza sul Lodo Alfano. Personalmente non giudico quella sentenza, perché non deve essere giudicata. Però essa ha prodotto delle conseguenze e, in pratica, ci ha rimesso davanti a un vasto (e irrisolto) problema che si è aperto in Italia nel 1993, quando è stata – secondo me, improvvidamente – abolita l’immunità parlamentare.
Lei auspica una reintroduzione dell’immunità parlamentare?
Sì. Ma l’immunità non intesa come autorizzazione per i politici di fare quel che vogliono, bensì vista come un presidio che i nostri padri costituenti, nella loro saggezza, avevano posto a garanzia degli equilibri fra politica e magistratura. E anche un argine per le invasioni di campo di una sparuta minoranza di magistrati. Quando è venuto meno quel presidio, si sono compromessi quegli equilibri, e le conseguenze le abbiamo viste. Ecco, ripristiniamo l’immunità in quell’ottica, la stessa dei padri costituenti.
E poi? Quali altre riforme sono necessarie per uscire dal guado?
Certamente poi è necessaria una riforma costituzionale per istituire il Senato della autonomie, altrimenti non sarà possibile far funzionare il federalismo fiscale. E poi, a cascata, tutte le altre riforme di cui si è parlato spesso negli ultimi anni.
Ma c’è chi vede in troppo dialogo il preludio a qualche “congiura”…
Chi parla di congiure è uno sprovveduto. Uno sprovveduto che, non sapendo piegare problemi complessi, decide di ricorrere alla via più facile.
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