Un onda tricolore con la scritta «Futuro e libertà per l’Italia» su fondo azzurro: così si è aperta ieri la ventinovesima edizione della Festa di Mirabello, l’appuntamento più atteso della ripresa politica, che dovrà sciogliere il nodo delle future mosse del gruppo di Gianfranco Fini. E fin dalle prime battute a margine dell’appuntamento, il chiarimento politico all’interno del Pdl è stato incanalato su un binario concretissimo: «Noi stiamo con Fini – ha detto Adolfo Urso rispondendo ai giornalisti – e se Fini è nel Pdl, noi siamo nel Pdl, altrimenti faremo un altro soggetto politico. Quindi, é il Pdl che deve sciogliere il nodo, riavvolgendo il film di queste ultime settimane, recuperando totalmente lo strappo, cioè ridando a Fini il ruolo che gli spetta nel partito che ha cofondato». Se questo non avviene in tempi brevi, è inevitabile che milioni di elettori che si riconoscono in Fini leader destra italiana, troveranno un altro luogo di rappresentanza». Parole chiare, e un giudizio politico che non è soltanto dei “finiani”, anzi: anche la Lega, per bocca del ministro Calderoli, ha indicato la strada del “resettaggio” e della cessazione del fuoco amico come elemento indispensabile per ripristinare la solidità del partito di maggioranza relativa e quindi della coalizione di governo. Ma la Festa di Mirabello non intende “incartarsi” sul tema dei rapporti interni. Enzo Raisi, che con Fabrio Granata ha aperto il primo dibattito in calendario, ha spiegato che sul palco del tradizionale happening della destra italiana, Futuro e Libertà spiegherà la sua idea di partito, la sua visione dei grandi problemi del Paese, il senso del “patriottismo repubblicano” che il centrodestra dovrebbe adottare come motivo di fondo della sua proposta.
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