4 febbraio 2012 - 06:32

Gli effetti collaterali del bavaglio alla stampa

Flavia Perina

Uno dei possibili effetti collaterali delle nuove norme sulla pubblicazione degli atti di indagini sarà il trasferimento su internet di informazioni altrimenti “a rischio sanzione”, una sorta di “effetto Dagospia” su larga scala. Gli addetti ai lavori conoscono bene la tecnica: un sito web raccoglie una voce e i giornali la riprendono da lì, dribblando quelle che sono le ordinarie procedure di verifica e di responsabilità in ordine alla notizia. Di questo meccanismo sono stati vittime, in passato, tanti esponenti del centrodestra e del centrosinistra. A memoria ricordiamo un ministro il cui nome fu collegato a un libretto scandalistico proprio da un post senza firma poi “rimbalzato” sui quotidiani. Il gossip anonimo al posto dell’informazione “certificata” dal nome e cognome di un giornalista e di un direttore: è questo che vogliamo? Ed è questo che moralizzerà la stampa italiana? Sono domande che, crediamo, i vertici del Pdl dovrebbero porsi in queste ore, anche al di là della mobilitazione sulla libertà di cronaca che sta coinvolgendo un pò tutte la stampa italiana contro le nuove norme sulle intercettazioni. La questione va spiegata bene, perché contiene un certo margine di ambiguità. La Commissione Giustizia del Senato, emendando il testo sulle intercettazioni arrivato dalla Camera, ha cancellato il comma che consentiva esplicitamente di dare notizia “per riassunto” di atti giudiziari anche durante le indagini, prima del rinvio a giudizio dell’imputato. Per “atti” si intendono non solo le intercettazioni, ma anche gli interrogatori, le rogatorie, l’esito delle perquisizioni. L’eliminazione del “permesso di riassunto” non comporta automaticamente un divieto a pubblicare ma, evidentemente, indebolisce la posizione dei giornalisti e dei giornali. Non tutti “avranno il coraggio” di scrivere, e soprattutto non tutti gli editori sfideranno le notevolissime sanzioni previste per chi viola le nuove regole sulla riservatezza. Magari trent’anni fa dei “paletti” così avrebbero avuto un senso: ai tempi, per dirne una, di Antelope Kobbler o della P2, i giornali erano il principale mezzo di comunicazione politica e intimidirli con la prospettiva di maxi-multe avrebbe forse avuto un senso dal punto di vista del potere. Ma oggi la Rete ha cambiato tutto. Nemmeno l’Iran o la Cina riescono a controllare l’informazione come vorrebbero. Neanche Cuba può evitare che le cronache sgradite al regime abbiano libera circolazione sul web, che i dissidenti vengano intervistati, persino che i detenuti politici abbiano voce e scrivano libri pubblicati poi in Occidente. Non è più tempo di samisdatz, anzi: i meccanismi della comunicazione fanno sì che le informazioni “proibite” abbiano un valore e un appeal spesso superiore al peso effettivo dei loro contenuti. E il mondo libero incoraggia questa tendenza, sposa la libertà di informazione, accettandone gli effetti collaterali – inchieste scomode, talvolta calunnie e un costante contenzioso tra media e governi – come un pedaggio da pagare alla modernità. L’America, che pure si illuse negli anni del maccartismo di poter controllare i media come controllava gli arsenali, qualche giorno fa ha varato una legge sulla libertà di stampa nel mondo dall’alto valore simbolico fin dal nome. L’iniziativa legislativa, firmata da Obama in una solenne cerimonia, si chiama Daniel Pearl Act, in omaggio al giornalista del Wall Street Journal rapito e ucciso nel 2002 in Pakistan, dove si trovava per realizzare un servizio sugli estremisti islamici. Secondo la nuova legge, il Dipartimento di Stato americano stilerà ogni anno una lista pubblica di tutte le nazioni del mondo dove viene violato il diritto alla cronaca e alla verità. Certificherà inoltre le eventuali corresponsabilità dei governi in queste violazioni e le azioni che verranno invece intraprese per proteggerli. «Con molta umiltà, ha detto Obama, questa legge ci mette dalla parte dei giornalisti e della loro libertà». Ora, a noi sembra inimmaginabile che in questo contesto l’Italia finisca tra i Paesi dove, per avere notizie su un’inchiesta o su uno scandalo prima che approdi all’eventuale rinvio a giudizio degli indagati, si deve avere un computer, una connessione e qualche dimestichezza con il web. E crediamo che a pensarla così sia la stragrande maggioranza del centrodestra, oltre ogni etichetta divisiva delle correnti interne. Serve solo un po’ di coraggio per ammetterlo e fare un passo avanti.

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commenti dei lettori

Condivido a tutti gli effetti il contenuto del testo sulla libertà di stampa, pur nel rispetto della privacy e della dignità della persona.L'attuazione della legge in oggetto va riveduta e corretta secondo la illuminata visione del Presidente Obama.

Tutti noi amiamo l?america, l'amiamo perche da un oscuro periodo vissuto dal nostro paese potemmo riassaporare il valore della liberta di stampa anche guardando quei magnifici films dove il giornalista a caccia di notie si imbatteva in corruzione e corrotti sempre legati alla politica di grandi e piccole città americane. Involontariamente nello scorrere delle sequenze partecipavamo all'inchiesta e si gioiva quando il corrotto malfattore politico veniva smascherato. Penso che noi italiani godiamo dell'aria pura che la libertà di stampa ci ha da allora regalato; purtroppo oggi dobbiamo difendere questa naturale voglia di purezza.

se la posizione di obama è in contrasto con lo spirito e il testo di questa legge, vuol dire che questa legge è buona.

Gentile Direttrice, il blocco del "ddl intercettazioni" è l'occasione giusta per dimostrarsi garantisti del diritto di cronaca e delle libertà fondamentali di un paese democratico

quello che mi infastidisce di più, nei politici è la famosa parolina "per i cittadini" davvero pensano che siamo stupidi o ignoranti,se nelle intercettazioni non ci fossero politici o loro amici le cose sarebbero andate diversamenti. Il problema non sono loro ma noi Italiami che gli permettimo di prenderci per i fondelli. Davvero pensano che non siamo in grado di fare analisi critiche nei confronti di certe intercettazioni? bene vorrei continuare a farle e giudicarle senza che un qualcuno qualsiasi me lo impedisca.

E brava la Perina...se quel fessacchiottto di lettore non ci arriva ci pensa lei a dare le istruzioni....adesso c'è la rete....che bello..che bella scoperta. Ma se il tuo capo molto FINE dicesse ...contrordine camerati....tu che fai?

D'accordo sul contenuto dell'articolo. Mi aspetto pertanto che i parlamentari finiani non votino a favore delle nuove norme anche se il governo decidesse di porre la fiducia. Altrimenti dovrei concludere che, a parole, si sa perfettamente cosa è giusto e cosa è sbagliato, nei fatti dare il proprio appoggio alle cose sbagliate per ragioni che non possono più essere accettate (lealtà verso la coalizione, governabilità ecc.).

Gentile Direttore, condivido il suo articolo ma sono comunque contro il ddl sulle intercettazioni a priori. Sono felice di leggere su alcuni giornali che i finiani "lavorano" per gli italiani. Ho appreso invece con rabbia (perchè di stupore non ne abbiamo più)che il Ministro Gelmini, vieta le critiche alla scuola da parte degli stessi insegnanti che in tal modo andrebbero contro l'azienda. Premesso che non considererò mai la scuola un'azienda, ma come si permette?E chi deve dire come vanno le cose nella scuola se non gli operatori della scuola stessa? Alle fronde dei salici per voto ancher le nostre cetre erano appese. Oscillavano lievi al triste vento.

Per favore non venite a parlare di privacy. Chi lavora e non arriva a fine mese è sempre più scontento e questa è un'altra legge a protezione degli intoccabili che sputtanano miliardi alla faccia degli onesti. Si sente già parlare di referendum ed è una cosa giusta.

non sono un elettore del pdl (e neppure del pd), ma non posso che complimentarmi per la lucidità e linearità con la quale ha espresso un'idea che -mi permetto anche io di sostenere- non può non essere comune alla maggioranza del centrodestra, nonché patrimonio di una vera destra europea. Grazie per i Suoi interessanti e lodevoli stimoli alla discussione politica. E grazie a tutti Voi (Gianfranco Fini in testa) per quanto state facendo non solo per un centro-destra moderno, ma per la democrazia tout court, in un momento tutt'altro che "fulgido" del nostro Paese. Cordiali saluti

INTERCETTAZIONI Vogliamo metterci d'accordo di cosa parliamo quando l'argomento è : intercettazioni ? Spero non si voglia contestare l'utilità dei mezzi d'indagine , che seguono di pari passo l'evoluzione della scienza . Corretti a volte dalla morale del tempo . Perché , scusatemi la battutaccia , la tortura del passato o , come si usa spesso oggi , la carcerazione preventiva fino a confessione completa , maledetti che siano , sono efficacissimi . Qualche tratto di corda o esser dimenticati a tempo incalcolabile con qualche ghiribizzo giuridico in fondo a una cella , fa parlare il più duro dei duri . Anche quello che credeva di non sapere . Il tratto di corda , si sa , è vietato perché incivile . La carcerazione di qualsiasi tipo ha devoti sostenitori alla Di Pietro e continuerà molto tempo . Domanda rivolta ai fanatici dell'intercettazione , possibilmente applicata agli altri : oggi una “cimice” può avere la grandezza di un bottone di camicia o pigiama , applicarla alla totalità dei cittadini è facile . Ciascuno viene responsabilizzato sapendo che tutto ciò che dice o fa può essere usato contro di lui . Certo , poi servono controlli incrociati perché la cimice va messa anche ai controllori . Certo , servono un po' di tempo e qualche migliaio di addetti perché poi le registrazioni devono essere lette e decifrate , ma è l'ultimo dei problemi , in un momentaccio come questo di crisi del lavoro : c'è posto per tutti , anche per gli immigrati , se dimostrano di saper leggere le nostre parole e i nostri gesti . Purtroppo toglieremmo il pane di bocca ai Fabrizio Corona perché la loro merce sarebbe svilita dall'abbondanza , come l'aria e per un po' , anche l'acqua . Chi venisse trovato senza la cimice , con il plauso dei Di Pietro , carcere immediato : la distrazione non è ammessa . Esagero ? Cremona 21 05 2010 www.flaminiocozzaglio.info

Una curiosità; spero qualcuno me la voglia togliere. se un giornalista inizia il suo articolo con un HO SOGNATO CHE:.............................. sarà poi libero di aggiungere quel cavolo che gli pare? e i suoi lettori, conoscendo il valore della sua firma, saranno liberi di credere che i sogni di quel giornalista sono stranamente previggenti? Potrà mai essere condannato un giornalista che racconta i suoi sogni?

In effetti il rischio del ricorso al web per fini politici esiste, ma la ripubblicazione sui media sarebbe come dare spazio a lettere anonime recanti accuse non verificate né verificabili senza un'indagine giornalistica. E qui si rientra, mi pare, nei rigori della legge. Libertà di stampa non è licenza di diffamare.

Leggo oggi sulla stampa: "Dagli ultimi sondaggi risulta che per l'opinione pubblica è chiaro che questi casi non hanno nulla a che vedere né con l'attività di Governo né con quella del partito". In Italia, quindi, non è la giustizia a stabilire la verità, ma i sondaggi. Bisognerebbe far notare a Berlusconi che nella Storia abbiamo già avuto un altro esempio di democrazia da sondaggio di questo tipo, quando qualcuno chiese al popolo sovrano: "chi volete che sia libero, Cristo o Barabba?....

Il Governo è troppo preso con le leggi speciali, tra cui l'ultimo capolavoro è la legge bavaglio proposta a sentir loro per tutelare la privacy dei cittadini; almeno trovassero delle giustificazioni più plausibili e meno irridenti di un comune buon senso. Io come cittadino ho il diritto ad essere informato; voglio conoscere chi sperpera e fa uso indebito di denaro pubblico con appalti truccati (corruttori e corrotti)e chi utilizza il proprio potere e/o la propria carica per avere privilegi e/o favore arbitrari e non giustificabili (ad es.case regalate e/o altre simili amenità). Piuttosto che occuparsi della crisi economica questo governo si distingue per queste leggi non essenziali e non indispensabili. Cordiali saluti Cristiano de Candia