“Non negrieri ma civilizzatori” spiegava Beppe Niccolai. Ed è con alle spalle questo insegnamento – che proviene da una delle figure più importanti della storia del Msi, del quale ricorre il ventennale della scomparsa – che due giovani avvocati hanno spezzato un tabù che a torto viene additato a destra: denunciare che i Cpt (i Centro di permanenza temporanea, adesso Cie) sono né più e né meno che una prigione. I due sono Saverio Macchia e Andrea Delmastro – entrambi ex dirigenti del Fronte della Gioventù - che da Bari e da Biella hanno raccontato la loro esperienza con il mondo dei migranti. Dal contatto con le storie, alla disperazione che si respira all'interno dei centri insieme alla solitudine che accompagna questi uomini dinanzi alla burocrazia delle leggi. “Mi sono accorto che oltre ai commi e le leggi c'è un aspetto non più secondario nella culla del diritto: il senso di umanità”, ha spiegato Macchia. E per lo stesso motivo Delmastro – fatte salve le ragioni della sicurezza - ha commentato troppo severe alcune misure restrittive inserite nelle norme che regolano il contrasto all'immigrazione clandestina. Due testimonianze significative, che ricordano (anche ai “nostri") come sia distante dalla destra italiana la cultura xenofoba accarezzata dalla Lega. (Il testo integrale sul "Secolo" di oggi)
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