Ma questa volta la “compagna” è Giorgia Meloni
Pensi 8 settembre, e non può che venirti in mente una cosa: ha finalmente inizio l’attesa Festa nazionale della Giovane Italia, Atreju. Un evento nato per disorientare e spiazzare gli aficionado e i simpatizzanti pidiellini. Almeno a partire dalla colonna sonora: stavolta il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ha deciso di stupire i suoi ragazzi. Sotto con Viva l’Italia di Francesco De Gregori, gran ballata antifascista. E per l’incontro sulle questioni teologiche, con Rino Fisichella? I giovani neoforzisti hanno scelto, con tatto e sobrietà, Dio è morto di Francesco Guccini: così potranno cantare, finalmente, la “generazione che non crede nei miti eterni della patria o dell’eroe, perché è venuto ormai il momento di negare una politica che è solo far carriera”. Scelte spiazzanti. Sul Corriere della Sera, la Meloni ha spiegato i criteri estetici delle sue decisioni: «Ho solo visto i titoli. E ho preso quelli che si abbinavano meglio alle tavole rotonde. Perché, Viva l’Italia è antifascista? Ma non lo sapevo. Comunque a me il contenuto non interessa». Tutto chiaro, insomma: si scelgono le canzoni per i titoli, fregarsene della musica, fregarsene delle parole. Naturalmente è curioso rilevare che si muova con tanta leggerezza e tanta disinvoltura una parte della vecchia An che un tempo giocava al tiro al bersaglio con le provocazioni del Secolo d’Italia: un intellettuale come Maurizio Gasparri dichiarava che ogni tanto questo giornale «fa delle cose per farsi citare», una figura come Francesco Storace glissava: certi nostri articoli servivano «a far parlare di sé un giornale che non ha niente da dire». Già: quella volta, nel 2007, da queste parti qualcuno aveva riportato le parole di Biagio Antonacci per il quale si poteva cantare anche Bella ciao auspicando una capacità di emozionarsi senza più rimandi agli stati d’animo che avevano spaccato il paese. Va detto che, a differenza del ministro Meloni, avevamo almeno sentito quelle parole. (Continua mercoledì 8 settembre sul Secolo d'Italia)
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