Uno può essere confuso. Due possono essere criptocomunisti finalmente giunti all’autocoscienza. Tre possono subire l’accusa di tradimento. Ma, alla fine, i numeri finiscono per imporre una riflessione un po’ più articolata. L’elenco di coloro che sono transitati per il berlusconismo finendone cacciati, epurati o esiliati nel dimenticatoio comincia in effetti a essere troppo lungo per essere casuale. Come sa bene il giornalista Massimo Fini, che da sempre getta uno sguardo critico sull’universo culturale che orbita attorno a Silvio. "Da come l’ho visto - spiega - l’uomo mi sembra in chiara decadenza fisica e psicologica. Del resto bisogna pur riconoscere che all’inizio in Forza Italia c’erano anche persone valide e per bene: pian piano sono stati tutti cacciati. Non può essere un caso". Sul discorso del presidente della Camera a Mirabello, il giornalista spiega: "L’ho trovato molto coraggioso. E tuttavia rimprovero a Fini di essere stato tardivo, nella sua decisione di ribellarsi al berlusconismo". Per Massimo Fini "nel 1994 posso capire che Berlusconi apparisse come l’Uomo della Provvidenza. Dopo 16 anni, tuttavia, sfido chiunque a dimostrare che l’Italia sia migliorata in qualcosa. Dico: 16 anni. È quasi un ventennio. Dopo 20 anni Mussolini lasciava all’Italia grandi tragedie ed errori, ma anche grandi realizzazioni. Di cui oggi non vedo traccia". (Continua sul Secolo d'Italia di mercoledì 8 settembre)
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