Per fortuna doveva essere “tregua”. Mentre lo stretto entourage di Silvio Berlusconi, per il secondo giorno consecutivo, ostentava la volontà di ricucitura con Gianfranco Fini, ieri per una pura casualità è venuto allo scoperto un vero e proprio piano di sabotaggio dell’intervento del cofondatore del Pdl a Mirabello: pullman di contestatori organizzati “sottobanco” per approdare domenica alla festa di Futuro e Libertà e fischiare il discorso del presidente della Camera. È stata una delle persone contattate a Napoli per organizzare le “squadre d’assalto”, Vitale Mattera, a raccontare tutto a Generazione Italia: a contattarlo una fedelissima del premier, la consigliera provinciale Francesca Pascale, che avrebbe detto di parlare per conto della Brambilla («trova 50 persone, è tutto pagato»). La ministra ha annunciato querela, i berluscones gridano alla montatura, ma la Pascale tace. Dopo aver letto le rivelazioni di Mattera, 36 anni, militante di An e poi del Pdl, gli ha mandato un messaggio in cui gli dà del “traditore”. Al di là dei dettagli, l’incredibile vicenda non è l’unico elemento che ieri ha fatto segnare un brusco innalzamento della tensione interna al partito: i probiviri del Pdl hanno diffuso una smentita del rinvio – dato da tutti per certo – della riunione prevista per il 18 settembre che dovrebbe giudicare i “dissidenti finiani”. Dunque, l’annunciato “contrordine” di Berlusconi non si è concretizzato, ma al contrario si è delineato un nuovo salto di qualità dell’offensiva. L’idea di trasformare l’atteso discorso di Fini Mirabello in una gazzarra (o peggio in una zuffa), magari per poi dire che i finiani lacerano il Pdl e distruggono la sua immagine di forza moderata, lascia interdetti. E certo non fa sperare in ricuciture, anche se Silvio Berlusconi dice: «Quello che conta è ciò che dirà Fini, il resto non mi interessa».
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