Il 2009 è stato l'anno della paura, determinato dall'acuirsi della crisi economico-finanziaria che ha colpito il mondo. Ma la paura è da anni un sentimento diffuso e generalizzato, con il quale le società occidentali si sono abituate (o peggio, rassegnate) a convivere. La paura, reale o immaginaria, è insomma diventata la sfida più importante che i governi dei diversi Paesi si sono trovati ad affrontare nel corso dell'ultimo decennio. È intorno a queste considerazioni che alla Camera la fondazione Farefuturo di Gianfranco Fini ha promosso un convegno sul tema "Oltre la paura - La politica e la sfida del futuro". Per gli organizzatori, dinnanzi alla politica contemporanea si è posto un dilemma assai semplice: cavalcare la paura o cercare di neutralizzarla e vincerla? La paura, sostiene Farefuturo, è al tempo stesso una risorsa e una minaccia: può essere utilizzata per ottenere consenso e legittimazione, ma può anche diventare un potenziale fattore di conflitti sociali e di disgregazione, in grado di mettere in crisi, se cavalcata in modo irresponsabile, la libertà e la stessa democrazia. Il convegno, al quale partecipa il segretario generale della fondazione, Adolfo Urso, «parte - spiega il direttore scientifico Alessandro Campi - proprio da questa alternativa per cercare di mostrare che se la paura è un sentimento radicato nella storia umana, qualcosa che appartiene al bagaglio biologico dell'uomo, è pur vero che non si può governare una collettività umana complessa facendo leva su di essa, alimentando fobie e fantasmi. Scopo della politica - afferma Campi - deve essere in altre parole, vincere la paura per costruire il futuro. Se la politica può essere considerata come il governo responsabile della paura, dobbiamo allora evitare, prima di tutto, la paura della politica. Il rigetto della politica, a cui oggi assistiamo in maniera sempre maggiore, non ci aiuta infatti a superare le paure, i rischi, perché le risposte alla paura collettiva possono sempre e solo essere, per quanto parziali, risposte politiche. D'altra parte - spiega ancora Campi - occorre evitare anche la politica della paura, la politica dell'allarme costante. Occorre arrestare Il fenomeno del passaggio dal governo della paura, che rappresenta il titolo di legittimità della buona politica e dello Stato, al governo attraverso la paura, rischiosa attrazione delle moderne democrazie. Depotenziare le paure per ricostruire la fiducia: la politica deve farlo soprattutto per i giovani - afferma Mario Ciampi, direttore di Farefuturo -. Le loro ansie e le loro insicurezze - spiega - sono infatti l'ostacolo più grande per la costruzione del futuro. Declino demografico, scarsa mobilità sociale, insufficienti opportunità lavorative: sono tanti i segni della crisi, e tanti i sintomi della socializzazione della paura, soprattutto tra i giovani adulti. Occorre rinnovare il patto tra le generazioni per alimentare - conclude - una nuova coesione sociale e liberare le energie per avviare una stagione di rinascita, nel segno della speranza».
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