«È di fondamentale importanza un rinnovamento della politica attraverso una rigorosa selezione della classe dirigente all'interno dei partiti, anche di quella proveniente dalla società civile», così Gianfranco Fini entra nel dibattito sulla corruzione della classe politica. Il presidente della Camera è intervenuto al convegno congiunto delle fondazioni "Mezzogiorno Europa" e "Farefuturo" ribadendo il suo consenso al disegno di legge anti corruzione varato dal Consiglio dei ministri: «Sancire la non candidabilità dei condannati per reati contro la pubblica amministrazione è un principio a tutela dello stato e dei cittadini». «C'è l'assoluta necessità che le candidature siano, come si diceva un tempo, al di sopra di ogni sospetto come la moglie di Cesare, ed invece si dà vita a un dibattito sconclusionato, rinfacciandosi tra uno schieramento e l'altro il problema. Non si può dire che la legalità sia una pre-condizione e poi ridurla alla brevità dei processi, ed alla presenza della polizia e della magistratura sul territorio. La legalità - ha concluso Fini - è una serie di politiche che presuppongono inevitabilmente la qualità della classe dirigente».
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