«Avendo contribuito a fondarlo sono affezionato al Pdl. Mi sono assunto la responsabilità di consegnare al giudizio della storia 50 anni di vita nazionale cominciando con l'Msi sino ad An. Non eravamo alla canna del gas, An aveva percentuali a due cifre, ma ci siamo presi la responsabilità di dare vita ad un nuovo soggetto politico perchè credevamo nel bipolarismo, nell'alternanza e nell'europeismo. Ma se mi chiedete se il Pdl mi piace così come è adesso, la risposta credo l'abbiano capita tutti, non c'è bisogno di ripeterla». Così Gianfranco Fini, a Oristano per la presentazione del suo libro, ha risposto alla domanda di un giornalista sullo stato del Popolo della libertà. Il Pdl, ha detto, «non è una caserma, ma non deve essere neppure un'anarchia». E ha aggiunto: «Nessuna nostalgia dei partiti tradizionali di vecchio stampo, solo al Nord la Lega continua a vendere la Padania come facevano i partiti tradizionali vent'anni fa». Ma bisogna definire un nuovo modello: «Il Pdl ha commesso degli errori perchè è nato da poco. Ha necessità di unire e omogeneizzare esperienze diverse perchè si sono mescolate tre congiunture diverse. Questa prima fase si deve considerare di rodaggio iniziale, non di routine».
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