«Con il blitz dell’altra notte Israele rischia di compromettere definitivamente i rapporti con l’unico Stato musulmano con cui aveva relazioni diplomatiche importanti». Marco Guidi i turchi li conosce bene. Li ha studiati da inviato di guerra del Messaggero e da studioso ed esperto di Medio Oriente. Ma, prima ancora, da studente. «La prima volta che ho messo piede in Turchia era il 1969. Ero con Valerio Massimo Manfredi, eravamo solo due universitari bolognesi...».
Il governo israeliano aveva avvertito: se la flottiglia fosse andata avanti avrebbe fatto uso della forza.
L’ha fatto in acque internazionali e questa si chiama pirateria. E poi non si giustifica una strage del genere con la scusa che qualcuno a bordo avrebbe strappato di mano un’arma a un militare.
Appunto, l’efficienza delle forze armate israeliane è riconosciuta, come può spiegarsi una strage di queste dimensioni?
«Dio fa impazzire coloro che vuole perdere», dicevano gli antichi romani. È stata una follia. Credo che l’errore sia ingiustificabile. Ti può scappare la mano se sei abituato a sparare all’impazzata e ti senti protetto, solo se sei convinto di poter restare impunito.
Addirittura?
Ho testimonianze dirette di episodi gravissimi che avvengono in territori palestinesi e di cui si parla poco o per niente. La denuncia finisce a una corte militare israeliana la quale alla fine insabbia sempre tutto. Ma stavolta le conseguenze ci saranno. Sto guardando proprio adesso la Cnn turca e tra lo sconcerto e la rabbia registro la voglia da parte dei turchi di far pagare dazio al governo di Tel Aviv.
Lei che conosce bene la politica di Ankara, che tipo di reazioni si aspetta?
Ovviamente ogni tipo di accordo militare va a farsi benedire, come pure mi aspetto conseguenze sulle partnership economiche che andavano a essere costituite. A cominciare da quelle agricole a quelle idriche. Come possiamo pure dimenticarci il ruolo della Turchia che avrebbe dovuto fare da cuscinetto con la Siria.
Il governo turco può aver pagato per gli apprezzamenti e gli elogi ricevuti dal leader di Hamas per la sua spedizione umanitaria?
Può darsi, ma questa reazione militare mi pare controproducente. È la conferma che il governo israeliano è ostaggio di due fondamentalismi: l’estremismo religioso e l’estrema destra che fa riferimento agli immigrati sefarditi e dell’ex Unione sovietica.
E quali reazioni ci si deve aspettare a questo punto sul fronte internazionale?
Mi pare che già ci siano state. Netanyahu, che si trovava in Canada da alcuni giorni per colloqui politici, oggi a Washington avrebbe dovuto essere ricevuto Barack Obama, ma è stato costretto ad annullare l’incontro. Mi attendo una risposta particolarmente dura da parte della Casa bianca.
Nonostante i tradizionali rapporti blindati tra Washington e Tel Aviv?
Sì, perché la vittima in questo caso è la Turchia, che è un alleato militare imprescindbile nello scenario mediorientale. Non credo che il governo Usa stavolta farà sconti a Israele.
E la risposta dell’Unione europea?
L’ho trovata decisa e severa. Mi colpisce semmai, che una presa di posizione più tiepida sia stata invece redatta dalla Farnesina.
Questo episodio non assomiglia in un certo senso a quanto avvenne nel 1985 con l’affondamento della nave di Greenpeace da parte delle forze di sicurezza francesi?
Sì, ma in quel caso quella scellerata azione fu condannata da tutta quanta la comunità internazionale. Nessuno allora cercò di giustificare Parigi parlando di provocazioni.
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