4 febbraio 2012 - 07:20

Interviste

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Dico no ai ranghi e alla politica dello scontro...

Antonio Rapisarda

C’è chi in questi giorni chiede alle forze politiche di rientrare ognuno nei propri “ranghi” e c’è invece chi proprio riferendosi a questi spera volentieri che vengano innovati. Perché li vede – almeno così come vengono presentati – come luoghi antistorici per affrontare i problemi reali del Paese. Ma soprattutto non corrispondenti al sentimento della gente. Giampiero Mughini – giornalista, scrittore e opinionista – si iscrive volentieri in questo gruppo. E crede che, come lui, questo sia il sentimento della maggioranza degli italiani. E questo lo ha scritto ieri sulle pagine di Libero , spiegando che «chi di voi pensa che gli elettori dell’una e dell’altra coalizione siano tutti catafratti nelle loro convinzioni le più settarie possibili, abbiano tutti l’elemetto e il giubbotto antiproiettile e reputino quelli della parte avversa come gente che vive diabolicamente nell’errore primigenio?».
Lei crede, insomma, che l’elettorato e l’opinione pubblica in generale siano più “avanti” dei partiti e dei loro dirigenti?
A dire la verità non ci vuole molto a essere avanti a questi partiti così sgangherati. Ma in realtà proprio i partiti, almeno così come usciti dalla Prima Repubblica, non esistono più: sono stati sostituiti dalle classi dirigenti e dai burocrati, poi dall’opinione pubblica e infine dai giornali che aizzano l’opinione pubblica stessa. Se poi per partito si intende un soggetto come l’Italia dei Valori, che non è nient’altro che una struttura familiare ben organizzata...
Poi c’è chi chiede più dibattito e democrazia all’interno del proprio partito. Pensa, ad esempio, che Gianfranco Fini stia interpretando questo sentimento maggioritario che parla di un’Italia “tranquilla”?
Senz’altro. Gianfranco Fini, che di mestiere non fa l’arcangelo ma il politico, si sta smarcando rispetto a una leadership e a una tendenza del Popolo della libertà che con alcuni episodi sta esprimendo invece una linea per molti aspetti raccapricciante.
A cosa si riferisce?
A quello che si è visto durante la conferenza stampa che il premier Berlusconi ha fatto con Zapatero. La sua immagine è stata scalfita e lui reagisce in modo scomposto.
Dopo il discorso che il presidente della Camera ha tenuto alla scuola di Gubbio si parla molto di un cambio di marcia del Pdl. Pensa che sia auspicabile?
Mi auguro di sì. Perché vede, Fini sta cercando una nuova collocazione, una nuova latitudine. E, insieme a questo, non si può non tenere conto che assieme stanno maturando anche alcune sue posizioni molto interessanti. E con lui anche tutto un mondo che è fatto ad esempio dai ragazzi di Farefuturo e dalle riflessioni del Secolo. Fini, insomma, sta interpretando una politica che polemizza quando c’è bisogno e che è composta quando ci vuole. E che soprattutto si oppone a questa atmosfera di guerra tra sunniti e sciiti che si respira in Italia in questi tempi. Perché l’Italia non si merita questo: perché il nostro paese una guerra civile l’ha già subita, più un’altra strisciante che è sfociata poi negli anni di piombo. Speravo che tutto ciò fosse finito. Speravo.
Siamo allora destinati a uno scontro perpetuo, a una clima eterno di delegittimazione degli avversari?
Non lo so, perché credo che in questo quadro si trovino a disagio in molti. Non è minimamente pensabile che i prossimi sei mesi debbano essere all’insegna di una parte d’Italia che dice che una tale signorina è una prostituta e un’altra che sostiene il contrario.
Con chi ce l’ha?
Ma prendiamo le polemiche sul caso di Dino Boffo: molti giornali stanno facendo del proprio meglio per gareggiare e incentivare questa battaglia. Anche perché dall’altra parte sta per uscire un giornale di (bravi) guerriglieri come i redattori il Fatto di Padellaro.
Giuliano Ferrara su “Panorama” invita Berlusconi a tenersi stretto Fini. Proprio in nome di un Pdl plurale e capace di intercettare anche settori nuovi.
Ovvio. Non penso che Berlusconi sia così folle da praticare un harakiri. Se lo dovesse fare dimostrerebbe poi che il Pdl è composto da gente che si genuflette a un capo. E poi, a quel punto, diventerebbe mortale quel suo abbraccio con la Lega. Non ci voglio nemmeno pensare...
A questo punto devo chiederglielo. Né popolulista né “becera”. Che destra è quella di Fini?
Mah, se proprio vogliamo chiamarla destra, è di sicuro un soggetto politico moderato, laico e non scomposto nelle reazioni.
Per concludere, Vittorio Feltri ha chiesto a Fini di rientrare nei “ranghi”, mentre lei ha scritto che bisogna romperli questi benedetti ranghi...
Ma che parola brutta e infelice ha utilizzato il mio amico Vittorio. Oddio, non è che chissà da quale grande momento storico venissero quelli disegnati dalla fine della Prima Repubblica. Ma adesso mi sembra davvero giunto il momento di rimettere tutto in discussione.