10 settembre 2010 - 05:16

Interviste

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Il “nemico”? Non è poi così essenziale...

Annalisa Terranova

È l’eterno tema del “nemico” che riaffiora ogni tanto nelle file della destra o della sinistra per stabilire se l’identità può sopravvivere senza un bersaglio definito e definibile quello cui il quotidiano di Piero Sansonetti L’Altro sta dedicando un approfondito dibattito. Ieri è stato Andrea Colombo a replicare a Pino Casamassima. Quest’ultimo, prendendo spunto dall’estinzione della pena a carico di Gianni Guido (uno dei tre massacratori del Circeo) rilanciava il dovere dell’antifascismo per una sinistra restìa a costruire una memoria condivisa con la “razza nemica”, quella fascista. Un punto di vista non condiviso da Andrea Colombo, già autore di una coraggiosa ricostruzione della storia di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, per il quale la tentazione manichea di definire un “male assoluto” da combattere è sbagliata, soprattutto se questo male assoluto lo si fa coincidere con i fascisti o gli ex fascisti: «Ne conosco parecchi – scrive Colombo – decisamente vitali e intelligenti, per nulla portati alla sopraffazione e con i quali discutere è interessante e proficuo».
È un ripudio dell’antifascismo?
Il punto è che a sinistra è molto radicato un certo antifascismo etnico, razziale. I fascisti sono un’altra razza, sono il male. Per cui i tre massacratori del Circeo corrispondevano pienamente all’idealtipo del fascista che la sinistra si era costruita. Ma quelli erano tre psicopatici, non tre fascisti.
Anche a destra ravvisa questa visceralità nel considerare il nemico comunista?
Qualche volta sì ma mi pare che quelli che conosco, a destra o nell’estrema destra, spesso si lamentano di chi vive in modo ottuso l’anticomunismo.
La sua è una posizione minoritaria nella sinistra radicale?
Direi di sì. C’è questo integralismo identitario, che solo parzialmente è usato a fini elettorali, che la sinistra si porta dietro dagli anni Venti e che ha quasi un carattere religioso anche se a mio avviso è limitato e limitante.
Negli anni Settanta non era così...
Già allora dentro Potere operaio, da cui provengo, c’era chi pensava che l’antifascismo non fosse prioritario, per noi il nemico era il capitalismo. Poi ho conosciuto Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Lei faceva parte del Msi più attento al sociale, era tutt’altro che una pariolina, cattolica ma laica nell’anima, è difficile tracciare le differenze tra me e lei a quel tempo. Non trovo questa inconciliabilità. Da giornalista parlamentare non ho mai sentito un intervento di Teodoro Buontempo sul quale non fossi d’accordo, eppure lui è un uomo di destra. E poi non si può continuare con questo vizio di considerare che se i fascisti ammazzavano i nostri era un crimine contro l’umanità mentre se eravamo noi ad ammazzare loro quelle morti erano solo incidenti di percorso. No, era orrendo ammazzare da una parte e dall’altra.
Come mai a sinistra continua ad esserci l’ossessione del nemico?
Se guardi alla Rifondazione di Paolo Ferrero lì c’è un riflesso identitario in tutto, ma se cerchi un nemico, allora perché non concentrarsi sui morti sul lavoro? Loro ti dicono che certo, per carità, il nemico è il sistema capitalistico ma poi la pancia si muove molto di più se compare un ragazzino di Casapound o una figura come “Svastichella”...
Il vostro giornale ha dedicato grande attenzione a Casapound, che ha ospitato dibattiti davvero bipartisan, per esempio con Valerio Morucci. Come mai da parte della sinistra radicale tanta attenzione per il fenomeno Casapound?
Dentro il Pdl ci sono politici che io considero più nemici di personaggi come Iannone. Nell’area di Casapound, sia pure con tutte le differenze, c’è un’attenzione ribelle anche se indirizzata malissimo. Poi a destra c’è chi sta in ginocchio davanti al Cavaliere e chi rappresenta un’interessante destra matura, come Fini.
Dunque non trovi che Fini si sia spostato a sinistra?
Ma che sinistra? Dire che non bisogna annegare gli immigrati non è né di destra né di sinistra, è semplice buon senso.
Ma destra e sinistra sono categorie che hanno ancora un senso?
Secondo me sì, anche se la definizione di sinistra si riduce all’osso. O sei contro il capitalismo, anche solo cercando di mitigarlo, oppure non ti puoi definire di sinistra. Pierluigi Bersani rappresenta, in questo senso, una sinistra moderata. Veltroni con la sinistra non c’entra. Per quanto riguarda la destra o c’è la destra matura ed europea di Fini o c’è la Lega che ha una linea di esaltazione dell’egoismo territoriale. È chiaro che spunti interessanti possono venire solo da Fini, non certo dalla destra d’ordine e autoritaria.