«Troppo spesso ci si trincera dietro schemi vecchi e preconfezionati. Per fortuna ci sono politici come Gianfranco Fini che hanno capacità e coraggio di ragionare su soluzioni nuove». Andrea Olivero, presidente delle Acli, ha voluto il presidente della Camera domani all’apertura del tradizionale incontro nazionale di studi delle Acli, giunto alla quarantaduesima edizione. Torinese, 39 anni, da tre alla guida delle associazioni cristiane lavoratori italiani, Olivero presenta quest’anno il tema della cittadinanza dal titolo “Cittadini in-compiuti”.
Presidente Olivero, perché il tema del nuovo modello di cittadinanza? E perché l’apertura affidata a Fini?
Gli incontri in programma a Perugia proseguono sulla linea tracciata lo scorso anno, quando abbiamo affrontato il tema delle categorie novecentesche di destra e sinistra, superate dopo le ideologie. Ragionavamo su una politica che andasse oltre queste categorie, pur stando attenti che non si perdesse la passione e la voglia di schierarsi.
E quest’anno che cosa c’entra il tema della cittadinanza?
È la stessa logica. Affrontiamo un nodo cruciale e ci rendiamo conto di essere a un punto di fortissima evoluzione: la cittadinanza oggi ha un valore assai differente rispetto a 50 anni fa. Vanno ridiscussi i concetti di jus sanguinis e jus soli, che non sono più sufficienti in una società multiculturale e aperta alle migrazioni.
Perché lo jus sanguinis sarebbe superato?
Perché le faccio l’esempio dell’America Latina. Ci sono oltre un milione e mezzo di figli e nipoti di nostri connazionali che chiedono la cittadinanza italiana alle nostre ambasciate. Non sanno una parola d’italiano e non interessa loro nulla dell’Italia tranne per il fatto che in questa maniera possono avere accesso in Unione europea. Spesso lo fanno per andare a lavorare in Spagna.
Meglio lo jus soli?
È un limite anche la concezione territoriale statica, Certo non possiamo negare la cittadinanza a chi lavora, paga le tasse in questo Paese, ne accetta le regole e ne parla la lingua. Anzi, va dimezzato il tempo per ottenerla, portandola a cinque anni. L’importante è che non si dia il senso di una svendita, chi diventa italiano deve accettare consapevolmente sia i diritti che i doveri...
Ragionamenti che ha formulato sostanzialmente Fini in più occasioni...
Non a caso lo abbiamo voluto a Perugia all’apertura dei lavori. Abbiamo apprezzato notevolmente le sue posizioni. In particolare la sua attenzione rispetto alla costruzione di un Paese che sia fondato sull’accoglienza, sulla solidarietà, sulla legalità e sul rispetto delle regole.
Lei invece ha avuto parole molto dure sulla posizioni della Lega sull’argomento.
Nella Lega c’è una tendenza anacronistica a chiudere il nostro Paese rispetto a una società sempre più globalizzata. Il paradosso è che mentre da un lato intende in modo sbagliato la cittadinanza dall’altra presenta scarsa attenzione se non disprezzo per i valori che ci uniscono.
Bossi a queste accuse replica che, al di là delle polemiche, il Carroccio gode del consenso degli elettori.
Se è vero che molti italiani si fanno prendere da questa paura che Bossi e i suoi manifestano, arroccarsi su queste posizioni è strategicamente un errore. La politica della Lega non ha un respiro futuro. Guarda al consenso immediato, ma non guarda all’interesse vero del nostro Paese.
La politica per il futuro?
All’opposto di quella del Carroccio. Per costruire l’integrazione bisogna ripartire da una forte identità nazionale. In fondo gli Usa ci hanno insegnato che è possibile mantenere la cittadinanza integrando grossi flussi migratori dall’esterno. Le dico di più. Io sono più preoccupato dagli italiani attuali che non si riconoscono nei valori nazionali. Credo che vada riscoperto un certo patriottismo. E anche su questo sono d’accordo con il presidente Fini.
Che cosa chiederete al governo a Perugia?
Una cosa molto semplice. Di rispettare il programma del Pdl per la famiglia per il quoziente familiare. Ecco, se Berlusconi mantenesse l’impegno preso in campagna elettorale avrebbe tutto il nostro apprezzamento.
Dei veleni e delle polemiche di questi giorni, inclusa la querelle tra “Il Giornale” e “Avvenire”, che idea s’è fatto?
L’attacco al quotidiano della Cei è stata una bruttissima sorpresa. Non si possono mettere sullo stesso piano le vicende di un premier con quelle di un giornalista. L’Italia vive un momento delicato e di tutto dovremmo trovarci a discutere tranne che di gossip.
Nella tre giorni di Perugia sarà ospite anche Dario Franceschini. Che rapporti corrono oggi tra Acli e Pd?
Altalenanti. Il partito sta vivendo una grave crisi di trasformazione e mi sembra che sia ancorato ancora a vecchi schemi. Il sistema bipolare porta a scompaginare le antiche logiche, mentre invece tra i democrat mi pare serpeggi ancora una visione tradizionale della politica.
Sul testamento biologico il premier ha ribadito in queste ore che i deputati del Pdl avranno libertà di coscienza,
Credo che la scelta della libertà di coscienza sia una indicazione saggia, l’importante che tutti utilizzino fino in fondo il proprio intelletto.
E della presa di posizione di Fini che ne pensa?
Che non debba essere la Chiesa ma il parlamento a fare le leggi, è evidente. Quello che abbiamo ribadito è che non si possono limitare i cattolici rispetto alla propria fede. Certo è che un parlamentare non deve esprimere il proprio convincimento attraverso un approccio di tipo fideistico, ma laicamente. Detto questo, è chiaro che non ci deve essere un pregiudizio in un senso o nell’altro. In questi anni sui temi eticamente sensibili, ci si parava dietro posizioni preconfezionate. Su queste grandi questioni si gioca invece il futuro della nostra identità nazionale. Premesso che chi vuole l’eutanasia è minoranza, su un valore come la vita si può trovare una sintesi alta che tuteli la vita ed eviti l’accanimento.
Uno dei temi ricorrenti nella sua intervista è la critica alle tesi preconfezionate...
Ritengo che il vero motivo per cui sta calando la passione politica tra gli italiani sia causata da questi arroccamenti. Va riacquistata la volontà di andare a ragionare, evitando gli schemi obsoleti. Fini ha dimostrato di avere capacità e coraggio, su questa linea credo che possa rappresentare una risorsa importante per il nostro Paese.
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