8 settembre 2010 - 15:32

Interviste

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Zanardo: la libertà? Si conquista in tv

Annalisa Terranova

Lorella Zanardo

Se in Italia è difficile ravvisare un’emergenza burqa, esiste invece un tema che riguarda da vicino le donne e che le coinvolge direttamente: lo ha denunciato di recente Lorella Zanardo con il suo fortunato documentario, Il corpo delle donne, che registra la manipolazione “oggettivante” dell’immagine femminile negli spot e nei programmi d’intrattenimento. Una tendenza inconciliabile con la tutela della dignità femminile e di cui le donne dovrebbero occuparsi in prima persona sollecitando una riflessione corale affinché la tv torni ad essere anche strumento di educazione oltre che di "sciatta" evasione. La diffusione in rete del documentario ha già scatenato sul web un’approfondita discussione che va avanti da settimane sull’omonimo blog. Ora per Lorella Zanardo è arrivato il momento di passare dalla denuncia ai fatti concreti sollecitando un codice di autoregolamentazione che impegni le reti televisive a non mostrare più la donna "a una dimensione", cioè sempre passivo elemento di decorazione.
Torna di moda l’annosa discussione sul divieto del velo integrale in Italia, anche se questo tipo di scelta riguarda una ristretta minoranza. Lei che ne pensa?
Per cultura io sono contro ogni tipo di divieto. Sarebbe più opportuno a mio avviso aiutare le donne che arrivano in Italia a capire cosa vuol dire vivere nel nostro Paese. Quali sono i diritti, quali i doveri. Raccontare loro, ad esempio, che anche in Italia al Sud le donne hanno avuto fino a poco tempo fa il capo coperto e che il fatto che ciò non accada più è il frutto di uno sviluppo della società che ha portato a maggiori libertà per le donne, anche nel costume.
La sua proposta di un codice di regolamentazione per evitare l’uso sessista del corpo delle donne in tv non rientra in una logica dei divieti?
Io non parlo di censura né auspico un ritorno al moralismo però penso che come esiste un codice di tutela dei minori occorre creare un tavolo per parlare delle regole utili a rispettare la dignità della donna. La nostra Costituzione parla di pari signità dei cittadini: la nostra televisione mostra solo un aspetto della realtà femminile, o cinquantenni "rifatte" o ventenni usate come oggetto decorativo, da ammirare per il loro abbigliamento succinto. E tutte le altre, le donne normali, dove sono?
L’immagine femminile che lei denuncia riguarda quasi esclusivamente programmi di puro intrattenimento...
Se si sceglie di mostrare la donna solo come soggetto passivo gli spettatori saranno educati a questo modello. Le donne vengono oggettivizzate. Se mostro solo volti contraffatti dalla chirurgia estetica io educo il pubblico a pensare che se hai più di quarant’anni non hai diritto di esistere. Non è il caso di demonizzare il corpo femminile ma perché l’intrattenimento deve sempre prevedere una donna col sedere di fuori? Se ci fosse liberazione del corpo femminile la donna dovrebbe esserne il soggetto attivo.
Le veline o le letterine sono ben contente di apparire in tv, anche come elemento decorativo. È una loro libera scelta. Se non sono loro a chiedere pari dignità come imporre dall’esterno questa regola?
Io non contesto le ragazze che sono contente di apparire in tv ma vorrei che si aprisse una riflessione sull’idea che la tv è il luogo in cui tutto è concesso, in cui non esiste alcuna regola. C’è la massima libertà individuale ma deve essere conciliata con un minimo di regole sociali. Perché non posso andare a scuola in mutande e in tv posso farlo?
In pratica la sua proposta è di tornare a una tv che abbia l’ambizione di essere educativa?
La tv trasmette modelli ai giovani che spesso non hanno un’altra alternativa. In Europa la tv rappresenta la molteplicità dei mondi femminili, solo in Italia abbiamo l’appiattimento su un’immagine a un’unica dimensione. Questo tema mi sembra più urgente di quello del burqa che riguarda da noi un ristretto numero di donne. E poi la tv italiana negli anni Sessanta era ritenuta una delle migliori nel mondo e ha svolto una funzione importantissima nell’insegnamento della lingua italiana. Perché non pensare a una tv che sia in grado di offrire modelli più ricchi, che non si rassegni a un modello femminile così svilito?