E tra larussiani ed ex azzurri è già guerra
Qualcuno dice sessanta, qualcuno arriva a stimarne settanta. Certo è, comunque, che da un eventuale voto anticipato la Lega ricaverebbe un bel numero di parlamentari in più. Letta dall’altra parte: andare alle urne oggi sarebbe una bella emorragia di seggi per i berlusconiani, che al Nord Italia rischierebbero di vedersi scavalcati dagli alleati. La faccenda è lapalissiana: le elezioni converrebbero solo a Bossi. E, infatti, mentre tutto il Carroccio ieri ripeteva «al voto, al voto», Ignazio La Russa la buttava sull’accademico: «In uno Stato democratico, come quello italiano, l’ipotesi del voto anticipato è sempre plausibile». Alle passate regionali le cose sono andate così: il Pdl ha preso il 31,8%, la Lega il 26,2%. Il Pdl non aveva avuto i guai che gli sono derivati dalla scelta di cacciare Fini, la Lega – già in crescita, già agguerritissima – non era ancora arrivata al picco di protagonismo che ha oggi. A livello nazionale la sua percentuale era al 12,7%, oggi tutte le rilevazioni la danno al 15%. Potrebbe anche accadere quindi che, seguendo i desiderata di Bossi sul voto, il Pdl della Lombardia faccia la fine di quello del Veneto: superato dal Carroccio. A quel punto davvero non ci sarebbero più argini. Il risultato è che più cresce la Lega, più La Russa si trova accerchiato in casa sua. E non solo dal Carroccio. A Milano, infatti, il ministro della Difesa non è amatissimo dagli altri dirigenti del Pdl. Per intendersi, da quelli dell’area ex Forza Italia, che mal ne digeriscono il protagonismo nazionale e locale. (Continua sul Secolo d'Italia mercoledì 8 settembre)
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