8 febbraio 2012 - 04:31

Addio a Raimondo Vianello, versatile mattatore della scena italiana. Elegante e scanzonato, attore comico e presentatore ricco di verve. Indimenticabile nei lazzi con Ugo Tognazzi e negli sketch con Sandra Mondaini, sua compagna nel lavoro e nella vita

Addio a Raimondo Vianello, il comico gentiluomo

Addio a Raimondo Vianello, versatile mattatore della scena italiana. Elegante e scanzonato, attore comico e presentatore ricco di verve. Indimenticabile nei lazzi con Ugo Tognazzi e negli sketch con Sandra Mondaini, sua compagna nel lavoro e nella vita. Si e' spento a Milano questa mattina a pochi giorni dal suo 88esimo compleanno. E' nato a Roma il 7 maggio 1922. Ha trascorso la giovinezza in Dalmazia, a Spalato, dove era stato trasferito il padre Guido, ammiraglio nella Marina militare. Aderisce alla Repubblica di Salò, e per questo viene rinchiuso nel campo di prigionia di Coltano (dove c'erano, tra gli altri, anche Walter Chiari ed Enrico Maria Salerno). Finita la guerra, non sembra appassionarsi molto alle possibilità legate alla sua laurea in giurisprudenza. E coltiva già un umorismo quasi britannico, così sottile e sornione. L'inizio della carriera d'attore è però abbastanza casuale: alto, biondo, allampanato, viene scelto per interpretare un soldato nella rivista Cantachiaro di Garinei e Giovannini. Un debutto in sordina, il suo, ma all'insegna di un marchio di grande qualità nell'ambito dell'intrattenimento, la premiata ditta G&G. È il 1950, lui ha 28 anni. Il successo arriva in televisione, con Tognazzi, nel programma "Un due tre" (dal 1954 al 1959). Nel 1967 partecipa allo spettacolo del sabato sera "Il Tappabuchi", in qualita' - secondo l'ironica definizione dei titoli di testa del programma - di "valletto" di Corrado. Il cinema arriva nel 1947 con "I due orfanelli" di Mario Mattoli, lavorando con Toto', Isa Barzziza e Carlo Campanini. Il suo curriculum vanta oltre sessanta film come interprete e una quindicina come sceneggiatore. Nel 1958 conosce la Mondaini che sposa dopo quattro anni nel 1962. Il loro e' un amore che ha sfidato ogni regola: amare e lavorare con ironia e semplicita' fianco a fianco per quasi cinquant'anni. "Apprendo con profonda tristezza la notizia della scomparsa di suo marito Raimondo Vianello, protagonista della commedia all'italiana e uno dei volti più amati dal grande pubblico televisivo. La sua figura, esempio di sobria eleganza e misurata classe, lascia un grande vuoto nel mondo dello spettacolo". Inizia così il messaggio di cordoglio che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha inviato a Sandra Mondaini. Fini sottolinea come Vianello abbia "saputo interpretare con fine ironia la vita del nostro tempo accompagnando per più di sessant'anni l'evoluzione del costume e della società italiana. La sua umanità, simpatia e straordinaria signorilità – aggiunge - gli hanno assicurato il costante affetto del suo pubblico e di tutti gli italiani. La sua passione per lo sport e, in maniera particolare per il calcio, lo hanno reso un personaggio stimato e popolare anche tra gli sportivi". "Ci mancheranno il suo garbo, i suoi toni non gridati, la sua competenza e grande professionalità", prosegue Fini esprimendo a Sandra Mondaini, "in questo momento di grande dolore, il mio più sincero sentimento di cordoglio, unitamente a quello della Camera dei deputati". Raimonda e Sandra sulla scena hanno incarnato la coppia italiana con il lui burbero e donnaiolo e la lei un po' "stufa" del solito tran tran: indimenticabili la sitcom "Casa Vianello" e le fiction "Cascina Vianello" e "Crociera Vianello". Tra i varieta' Rai che Vianello ha condotto negli anni Settanta e Ottanta ci sono "Sai che ti dico?", "Tante scuse", "Di nuovo tante scuse" e "Stasera niente di nuovo". Su Canale5 e' stato protagonista di "Attenti a noi due", "Sandra e Raimondo Show", "Zig zag", "Il gioco dei 9" e "Pressing": quest'ultima un'indimenticabile conduzione sportiva a cui si e' aggiunta "Studio tappa". Nel 1998 e' chiamato a presentare il Festival di Sanremo e lo fa in maniera brillante e frizzante affiancato dalla top model Eva Herzigova e dall'attrice Veronica Pivetti. Grand'Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana, ha ricevuto numerosi Telegatti. Mediaset omaggio' la coppia Vianello con il "Sandra e Raimondo Supershow" nel 2004. L'addio alle scene e' con "Crociera Vianello" del 2008. Anche se Raimondo si dichiaro' ironicamente disponibile a partecipare, specie in trasmissioni sportive, come "ospite un po' dormiente".

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commenti dei lettori

Caro Raimondo, sei la lacrima dei ricordi felici

Si è sempre detto che si muore da soli, e così è, la morte come morte naturale non dovrebbe spaventare invece, inutile nasconderlo, fa paura più per come ci è stata presentata che come fatto inevitabile e direi anzi necessario. Non si viene al mondo per nostra scelta, ne si nasce tutti uguali, non si vive allo stesso modo, non si conosce il nostro tempo a disposizione;: non vogliamo neppure pensarci, forse è la paura dell’ignoto o la paura del dolore al momento del distacco, eppure bisogna morire come tutti gli esseri viventi. Penso che un essere che avesse vissuto inutilmente una vita vorrebbe continuare a vivere oltre il 100\mo anno ancora inutilmente, anzi non vorrebbe morire mai, vorrebbe continuare ad essere coccolato, riverito e servito, forse pensa di essere diventato un “Dio”.Comunque sia, non conosco nessuna verità, potrei averne la certezza alla mia dipartita, ma sono sicuro che non potrò raccontarla a chicchessia, ma a chi importa? Sulla vita e sulla morte ce un continuo piagnisteo, si nasce piangendo, la madre strilla dal dolore, il neonato strilla (si diceva per essere venuto in questa valle di lacrime) per liberarsi i polmoni e poter respirare; per esorcizzare il dolore si festeggia l’evento, perché una volta si diceva, che era un dono di Dio, ma sicuramente è la creazione che non si arresta mai, perché il genere umano è in continuo mutamento e per questo non avrà fine. La morte, che è il culmine di questa esistenza terrena, dovrebbe essere rispettata come la vita, è l’unica certezza, invece non ce rispetto prima per i vivi poi per i morti, ce molto teatro, molte maschere, ipocrisia, disinteresse per la vita propria e del prossimo: non si conosce l’amore, ce una gran confusione tra sesso e “Amore”: con la morte non si dovrebbe scherzare e invece ci sono i riti che sono diventati un modo di farla apparire un fatto speculare, infatti ci sono i morti di diverse serie; se il mondo è una baraonda la morte dovrebbe essere “silenzio assoluto”, più rispetto, invece anche alla fine ce la presa per i fondelli, sia da parte degli intimi che dei conoscenti: Non parliamo dei “Grandi”. Non ho la predisposizione a partecipare al dolore che non sento, le poche volte che mi sono trovato come chierichetto insieme al parroco, che fu il mio padrino di cresima, mi sentivo costretto, ascoltavo e dicevo le preghiere come si usava fare, ma c’erano anche molti che parlavano chi bene chi male del defunto, ma ciò è risaputo e si dirà che è stato sempre così. Tutti abbiamo avuto la perdita di una persona cara, ciò che non ho mai accettato di buon grado sono le condoglianze, non ho mai capito l’importanza o la necessità, non ho mai sentito lenire il mio dolore, non so come si possa condividere il dolore o come il mio prossimo potrebbe condividere il mio mal di denti. Non credo neppure che, alla morte di un genitore, tutti i figli abbiano lo stesso dolore come gli stessi interessi sull’eredità, infatti, anche qui ci sono discordanze, molto spesso con battaglie legali se non addirittura con l’uccisione di uno o più congiunti; poi, naturalmente dopo aver fatto un bel funerale, con magna pompa, e con una degna sepoltura nella tomba di famiglia, si continua con le onoranze alla memoria, anche se in vita ha dovuto sopportarne di tutti i colori e senza mai essere stato onorato. Non condanno ciò che non condivido, come mi reputo indegno del solo giudizio, proprio per il fatto che non ho mai accettato il “pensiero unico”: lo reputo contro natura e contro la volontà di Dio: ognuno deve essere libero di scegliere il rito secondo la propria convinzione, particolarmente in un epoca di popoli sempre più multietnici; e se si vuole avere in mente la salvaguardia della convivenza civile, particolarmente per quando riguarda i sentimenti, l’uomo o le istituzioni dovrebbero astenersi dall’imporre.