8 settembre 2010 - 15:34

Nelle sale di tutto il mondo l’imbambolata “Alice”, mito della sinistra

C'è una grande attesa per la prima mondiale, il prossimo 3 marzo, della versione cinematografica di “Alice nel Paese delle meraviglie” firmata Tim Burton. Le anticipazioni del film in 3 D fotografano un’Alice più impegnata dell'originale, marcatamente femminista, una bambina di vent'anni (del resto Alice sembra nata vecchia), una “guerriera” con uno straordinario Johnny Depp nelle vesti del Cappellaio matto. Particolarmente apprezzata dalla sinistra, fin dagli anni ’70, poco amata dalla destra che in quegli anni preferiva altre mitologie (una per tutta la saga del Signore degli Anelli), la protagonista è cerebrale, individualista e un po’ schizofrenica. Non è una monella (non è Pippi Calzelunghe, per intenderci), non è una principessa, non è una strega, non è una maga, non è una sorellastra: è complicata, a tratti noiosa, e un po’ sfigata. Perennemente all’inseguimento di situazioni improbabili e ansiogene. Quando finalmente la protagonista si risveglia dal lungo “sogno” si prova un senso di liberazione, non la gioia del lieto fine. Sarà per la retorica della liberazione, la sua natura vagamente hippy, Alice è stata l’icona dei giovani impegnati a sinistra negli anni d’oro della contestazione. Finisce per attrarre e allevare una nuova generazione di “strani studenti”, che danno vita al gruppo A/Dams, che raccolgono gli atti dei seminari in un libro dal titolo “Alice disambientata, materiali collettivi per un manuale di sopravvivenza”, che le intitolano circoli, centri sociali, emittenti libere (basta pensare “Radio Alice” portavoce della “comunicazione liberata” del movimento studentesco). Alla destra, invece, Alice non è mai stata simpatica: il suo mondo parallelo è un viaggio senza fine, non è pedagogico, non è trasgressivo; non c’è il pathos del tolkeniano Frodo, non c’è la metafora iniziatica di Pinocchio. Disorientata e icona di disorientamento somiglia molto alle teenager dei nostri giorni.

Domani sul Secolo articolo di Gloria Sabatini

invia il tuo commento alla notizia