8 settembre 2010 - 15:33

Su don Giussani il "Secolo" smentisce Quagliariello

A cinque anni dalla morte di don Giussani, fondatore di Comunione e liberazione, la tentazione più diffusa da più parti, anche per motivi opposti, è quella di rappresentarlo come il precursore dei cattolici da combattimento, di quel cristianesimo da crociata anticipatore degli attuali fustigatori della Chiesa post Conciliare. Tra tutti coloro che di volta in volta si sono lasciati andare a interpretazioni “interessate” della figura e dell’opera del prete brianzolo c'è sicuramente Gaetano Quagliariello. Lo storico e senatore del Pdl nel saggio Cattolici, pacifisti, teocon, del 2006, indicava nell’omelia che l’allora cardinale Ratzinger tenne nel corso dei funerali del leader di Cl – nel febbraio del 2005 – l’inizio del percorso che avrebbe portato all’affermazione dei teocon nella Chiesa cattolica. Nel libro, Quagliariello scriveva che «la denuncia della cedevolezza a cui era giunta parte della dottrina e della pratica postconciliare rappresenta il motivo di legittimazione originario dell’opera di Giussani come educatore e fondatore di un movimento ecclesiale». Niente di più lontano da quello che era l’intento del sacerdote. Infatti, come spiega Paolo D’Andrea sul Secolo d’Italia oggi in edicola, Don Giussani ha sempre agito in modo tale da impedire una cristallizazione del suo movimento su posizioni reazionarie e a fornire gli antidoti contro il rischio di chiudersi in un universo autoreferenziale. Un percorso iniziato negli anni Settanta e confermato nel decennio successivo, quando il prete arrivò a dichiarare che «questo è il tempo della rinascita della coscienza personale. È come se non si potessero far più crociate». Per Giussani pensava che il movimento avesse smarrito l’essenza della fede che è “l’avvenimento di Cristo”. «Dal ’70 in poi – affermava - il lavoro del movimento è stato incentrato sui “valori” portati da Cristo, ma l’avvenimento di Cristo è rimasto come estraneo». Mentre «la fede è solo questo l’apertura energica a una presenza, la presenza di Cristo». Don Giussani, dunque, era lontano dal concepire il movimento da lui fondato come un gruppo di sfondamento portatore di valori da imporre e da contrapporre ai non valori dei miscredenti – ma, ancor di più, non ha mai posseduto una “superbia movimentista”. Fu lui stesso ad affermare, in una lettera del 2004 a Giovanni Paolo II, che «non solo non ho mai inteso “fondare” niente, ma ritengo che il genio del movimento che ho visto nascere sia di avere sentito l’urgenza di proclamare la necessità di ritornare agli aspetti elementari del cristianesimo».

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commenti dei lettori

Mi si può spiegare cosa c'è da interpretare (relativismo militante) in uno dei più belli e semplici esempi di vita CRISTIANA, che è quella appunto del precursore (Gesù) che è il modello a quale tendere (visto con gli occhi di un credente)? Estrema destra.. e perchè non quel pasticcio culturale ed etico rappresentato dal modo di vivere e pensare di un cattocomunista.. In generale, mi sa che c'è l’urgenza di proclamare la necessità di ritornare agli aspetti elementari del cristianesimo.. aveva proprio ragione!!! :-)

Penso che si faccia ,in questi ultimi anni, gran confusione tra il messaggio di Cristo basato sull'amore per il prossimo,lo straniero e il sofferente,sul perdono,la pace e un'opposta deprecabile ideologia di un'estrema destra,tuttora fortemente reazionaria,guerrafondaia,basata sull'odio, la persecuzione fatta per secoli dai "crociati",fondamentalisti ed integralisti, nei confronti dei non credenti,degli appartenenti ad altre religioni con altri valori e una cultura diversa dalla nostra . Ognuno ha l'intelligenza per fare questa scelta liberamente, ma le conseguenze portano,immancabilmente, a risultati del tutto opposti. Non è infatti la prima volta nella storia mondiale che i cristiani,cattolici o protestanti,scelgano l'opzione della guerra con devastazioni ,sterminio di bambini e civili innocenti e genocidi tanto odiati e detestati da Giovanni Paolo II e da tutti coloro che cercano di attenersi più ai testi evangelici che a quelli dell'antico testamento. Poi,ovviamente, ognuno è libero di interpretare Cristo a modo suo a sua immagine , assumendosi tutta la responsabilità derivante da un uso improprio e distorto del libero arbitrio.Insomma,ci piaccia o no,siamo liberi di interpretare Cristo a nostra immagine.Tutto sta a vedere se è vera o falsa ,o sarebbe meglio dire, quella che ci fa più comodo nella vita terrena o conseguenza di strategie di difesa militare.In un periodo storico di crisi e doppiezza farisaica in tutti i campi, non è facile mettersi d'accordo e trovare una soluzione vincente.Ma,a pensarci bene, devo correggermi: "La doppiezza farisaica c'è sempre stata nei secoli dei secoli e sempre ci sarà. E' innata nell'uomo sin dalla nascita". Neppure Cristo ha potuto estirparla e da quella doppiezza farisaica è stato brutalmente eliminato e crocifisso.