10 settembre 2010 - 06:15

Sanremo? Diteci come lo pensate...

Cosa ne pensate di Sanremo? Dopo le polemiche sul caso Morgan, dopo l'annuncio della presenza di Luigi Bersani, ci piacerebbe piacere cosa pensano i nostri lettori sulla kermesse che quest'anno compie sessant'anni. Sanremo è un polpettone nazional-popolare? O è il crogiolo della cultura popolare italiana? È diventato, come qualcuno dice, il festival della televisione? Oppure è rimasto fedele alla sua tradizione musicale. E ancora, come lo volete? Trasgressivo e conservatore? Sdolcinato o impegnato? Insomma, secondo voi, Sanremo, è ancora in grado di essere uno dei capisaldi dell'identità culturale italiana oppure è diventato una trasmissione televisiva tra tante. E gli italiani si riconoscono più in Sanremo o nel Grande Fratello? Sono solo alcune delle domande che ci vengono in mente. Ovviamente, da parte vostra, potete intervenire come volete...

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commenti dei lettori

Quale è la differenza di sostanza "culturale" fra il Grande Fratello ed il festival di San Remo?

Premesso che non sia un appassionato dei concorsi canori, e benché meno di quello di Sanremo, penso che i giudizi si diano alla fine e così ho aspettato stasera per esprimere la mia piena bocciatura per il peggior festival in sessanta anni. Ecco le motivazioni: partendo dalla conduttrice devo dire che Antonella Clerici, quasi claunesca nell'aspetto, (più da casalinga in crisi che da moglie ideale), si è mostrata sempre sopra le righe. Pareva di assistere a una puntata de La prova del cuoco o al limite di Fantastico; in più nella serata finale ha dimostrato ampiamente di non avere polso a sufficienza per tenere a bada orchestrali e "loggionisti", permettendo che finisse tutto in una gazzarra da concorso di paese. Passando all’organizzazione direi che, come detto sopra, sembrasse appunto di essere tornati in dietro di qualche decennio e di assistere a Fantastico (per altro ben riusciti quelli condotti da Celentano e Montesano, a parer mio), ma non di certo alle serate del Festival di Sanremo: la presenza di alcuni ospiti che con il concorso canoro non hanno niente a che fare (basti pensare alle ballerine del Mulin Rouge e alla spogliarellista, come se non fosse stata già sufficiente la “illuminante” presenza di Cassano), oppure quella di altri che hanno oscurato completamente i concorrenti pur cantando, o in alcuni casi, straziando (vedi Bennato) i successi del passato; e dulcis in fundo la immancabile vetrina per i politici per i loro appelli elettorali. Che il festival fosse un carrozzone mal assemblato si è intuito dal primo giorno quando, cioè, i dirigenti Rai si sono messi a sbrodolare numeri da capogiro sull’Auditel e a sperticarsi in lodi per la conduttrice, omettendo di dire che, per la prima volta, più di un festival canoro si trattasse di un talk show del sabato sera. Ciò mi permette la lieson per esprimere, in fine, il rammarico sul voto finale: non tanto per il secondo posto di Emanuele Filiberto di Savoia, quanto per i gradini del podio occupati da perfetti sconosciuti lanciati da scadenti copie di Fame: tanto Amici quanto X Factor più che sfornare autentici talenti propinano “personaggetti” per teenagers dalla breve carriera (per fortuna). L’assurdo è che tali “personaggetti” possano arrivare persino a vincere il Festival di Sanremo o arrivare ad occupare ben due dei primi tre posti! Non che vittorie incomprensibili non si siano verificate in passato (come dimenticare i Ricchi e Poveri con Se m’innamoro nel 1985, o Albano e Romina che arrivano secondi con Felicità nel 1981!) ma di sicuro questa edizione ha rappresentato il minimo storico per tutti i fattori sopra elencati: peggio di così è difficile fare, o almeno spero.

Fermo restando che per me, visto come canta, la canzone di Emanuele Filiberto & C. meritava la bocciatura solo per questo, francamente trovo comunque veramente assurdo, in Italia come nel resto del mondo, che una destra (o sedicente tale) critichi così pesantemente (come avvenuto sul web magazine di FareFuturo) una canzone solo perchè "colpevole" di essere nazional-patriottica, tanto da crogiolarsi nella sua (temporanea) bocciatura; è proprio anche da (apparenti) piccolezze come queste che ci si rende conto come in realtà si sia oltrepassata ogni misura.

Mi permetto postare questo articolo di Angela Azzaro, pubblicato sul mio webmagazine Il Fondo... mi sembra congruo alla discussione---------------- SANREMO. LA VERITA' MI FA MALE, LO SO ------------ Sanremo, Italia. E’ una banalità dirlo. Ma è così. Il festival della canzone è uno specchio del Paese, una fotografia, per quanto sovraesposta e un po’ ritoccata (ma chi non lo fa, basta vedere i manifesti di Renata Polverini), della vita italica in quel momento. Ha fatto bene quindi il capo dei Pd, Luigi Bersani, a trasferirsi nel paese dei fiori per il dopo festival organizzato dalla sua tv Youdem. Una buona idea, con tanto di belle trovate ironiche come quella di creare accoppiamenti strani tra politici e cantanti. D’Alema, con pretese da monarca assoluto, è stato giustamente abbinato al trio capeggiato da Emanuele Filiberto, mentre Paola Concia è finita dritta dritta nelle braccia di Irene Grandi (e io l’ho anche votata). Una cosa però è dare importanza a un evento popolare, sfilandosi i vestiti snob di certa sinistra che andava solo ai festival dove come minimo c’era uno che sperimentava con le padelle da cucina ammorbando anche la madre e il padre, altra cosa è fare il tifo, come ha fatto Youdem, per la canzone patriodarda e orribile del trio filo monarchico. Qualcosa deve essere successa in questi anni in Italia se la fondazione FareFuturo, vicina a Fini, attacca quel testo stucchevole e nazionalista fino al vomito e la sinistra (o presunta tale) non ha la forza manco per dire bah. Non è un caso. Non è un errore. Una destra illuminata e una sinistra conservatrice sono la conseguenza di una politica che viene da lontano: da una parte un’area politica, quella finiana, che sta giocando la carta vera della modernità, dall’altra una sinistra che pensa di recuperare terreno e consenso attaccandosi al passato. Forse non è quindi un caso se, sempre a sinistra, nessuno si è scandalizzato per la canzone di Povia, La Verità. Diciamo che il personaggio, provocazione dopo provocazione, ha perso di credibilità. E nessuno, dopo il motivo Luca era gay, riesce a dargli retta anche quando canta fesserie. Probabile. Resta il fatto che la sua nuova canzone è davvero troppo. Parla di Eluana Englaro. Eluana morta che parla dal cielo al padre e alla madre e fa intuire che voleva ancora stare qua con noi. Che voleva continuare a vivere. Detta così, come non essere d’accordo. Quello che Povia non capisce è che Eluana non era più viva, vegetava grazie a un sistema di macchine sempre più invasivo che alimenta il corpo ma non ci restituisce il cuore della vita, la consapevolezza, la coscienza. Ma questo sarebbe nulla, o meglio sarebbero affari di Povia. Lui la pensa così, bene. Ma perché sfruttare il caso di Eluana? Perché mettere in mezzo il padre e la madre? Non crede che avessero sofferto già abbastanza? Domande che molto probabilmente non si è posto, avendo in testa un unico obiettivo: fare parlare di sé, attirare l’attenzione non grazie alle sue qualità canore (che non ha) ma per le polemiche che avrebbe potuto suscitare e che hanno visto Vespa pronto a cogliere l’occasione. Nazionalismi, re e regine, paladini della (presunta vita) pronti a calpestare i sentimenti delle persone. Giustamente Aldo Grasso sul Corsera di qualche giorno fa sottolineava come il Festival sia diventato tutto fuorché un luogo dove si cantano le canzoni. E’ un macchina televisiva e pubblicitaria dove le canzoni sono un piccolo e a volte fastidioso dettaglio. Non si capisce altrimenti il modo in cui hanno sfruttato il caso Morgan. Il primo giorno è stato il Convitato di Pietra, colui che non c’è, perché è stato cacciato, ma aleggia come il più presente di tutti. Ma mica perché lo ha voluto lui. E’ stata quella furbona della presentatrice Antonella Clerici ad averlo tirato in ballo. Ha letto (male) un pezzo della sua canzone, ma prima ci ammorbati con la sua alta morale contro la droga. La mia unica droga è la famiglia… Un moralismo di basso livello soprattutto se messo a confronto con lo scopo che si voleva ottenere: quello di aumentare l’audience. Il pubblico pare che quest’anno sia composto per la metà di donne, percentuale più alta degli altri anni. E sono donne a cui piace Clerici. Un po’ perché una donna vera, normale, con i suoi chili di troppo. Un po’ perché le rappresenta con la sua imbranataggine e le sue battutine. Natalia Aspesi, su Repubblica ha scritto: finalmente. Dopo tante veline una donna in carne e ossa. Ma forse c’è un’altra verità molto più spiacevole: Clerici non rappresenta la donna vera, ma un’icona costruita a tavolino, l’altra faccia della velina. La donna che piace al Vaticano e rassicura pubblico e dirigenti Rai. Insomma un’immagine perfetta per un Sanremo all’insegna della corona reale. E’ per questa ragione che tra Clerici e Morgan continuo a preferire l’ex cantante dei Blue Vertigo. Forse, caro Morgan, è stata solo fortuna che ti abbiano cacciato dal quel baraccone orrendo che è Sanremo e quella parte d’Italia che rappresenta.

Direi che per il Festival ci sono due strade: o un completo rinnovo dal tipo di musica proposta ai presentatori in modo da rilanciarlo a livello internazionale (e cercare di proporre un'Italia all'altezza dell'Europa, efficiente e valida anche nella musica, e non con le solite canzonette che oramai hanno fatto la loro storia); oppure chiuda i battenti e venga rimpiazzato con programmi istruttivi non le solite volgarita' da quattro soldi per giustificare lo stipendio ai soliti baroni che non vogliono schiodarsi, per non parlare delle starlette seminude che lavorano in televisione con questa scusa per coprire la loro vera attivita' a usufrutto dei loro pigmalioni...

Per me il Festival di Sanremo è sempre più un "polpettone" piuttosto noioso e banale. Cassano sarà un buon giocatore di serie A, molto simpatico,anche se i suoi allenatori sono in conflitto permanente con lui per il suo modo di fare e di non allenarsi , ma come ospite d'onore mi è sembrato "inadatto" o,almeno, poco adatto al ruolo. Anche il Festival è una testimonianza di un sostanziale "declino" generale italiano, forse inarrestabile se non si cercano e trovano amministratori più responsabili e competenti. E' l'incompetenza il male maggiore che rovina le istituzioni.Se si fa il rapporto qualità-prezzo certamente il festival è troppo caro anche e non solo per gli spettatori televisivi, ma come tutto il resto, è un "enorme affare".E ,come dicono tutti, "business is business". L'odore dei soldi piace a tutti, forse un po' troppo, assai più del lecito.

60 edizioni mi rammarico solo di averne persi i primi 15 per via dell’età, ritengo che anche quest’anno San Remo rappresenti la vetrina della canzonetta Italiana, anche se ormai la vera attesa è più per gli ospiti internazionali che calcheranno il palco dell’Ariston, che per i cantanti made in Italy. Nonostante tutto è ancora in grado di essere considerato, non un caposaldo, ma uno dei fattori che nel dopo guerra ha contribuito a formare in identità nazionale un crogiuolo di regioni.

Sarebbe da eliminare definitivamente, sostituendola con trasmissioni piu' intelligenti, riasparmiando cosi' tanto denaro del canone versato per puro senso civico anche da tanti piccoli pensionati. Ritengo questa trasmissione una volgarita' pazzesca, ormai alla frutta, palcoscenico di sniffatori, presentatrici e presentatori di mezza tacca, cantanti assolutamente mediocri. Ovvero il trionfo del peggior statalismo italico.

E se fosse semplicemente una trasmissione sobria, bella, elegante e anche un pò sfiziosa? Me lo auguro ovviamente ma non credo che accadrà, purtroppo!