Un fantasma si aggira per Paperopoli. Ha il mantello rosso e azzurro (ma non tiene per alcuna squadra di calcio) e la mascherina nera; il cappellino e gli stivali a molla; e sceglie la notte per potersi muovere meglio come ogni giustiziere che si rispetti (il giustiziere della notte, o di mezzanotte…). È un vero e proprio supereroe, di quelli per cui tutto ha una dimensione maxi, fortuna e sfiga; di quelli per cui la vita è divisa in due fette: la parte “normale”: famiglia, lavoro, sconfitte e rinunce, e la parte “eroica”: lotta contro il male, equità e ragione. Di notte è un vincente di giorno un perdente. Parliamo di Paperinik ovviamente, e della sua vera identità cioè del grande Paperino. Fino a domenica 18 ottobre la mostra internazionale dei cartoonist al Castello del Mare di Rapallo celebra uno dei personaggi più riusciti del mondo Disney, quel papero mascherato nato giusto quarant’anni fa per merito di tre italiani: lo sceneggiatore Guido Martina, il disegnatore Giovan Battista Carpi e la capo-redattrice di Topolino Elisa Penna. Più in particolare, si tratterà della 37esima edizione della mostra dedicata ai fumetti e all’animazione curata dall’Associazione culturale Rapalloonia onlus (che si occupa della diffusione del fumetto e del cinema d’animazione); un evento che già dal titolo s’immagina sia di sicuro successo: «Da Paperinik a PK-Viaggio tra i supereroi Disney». Un viaggio completo, curato da Carlo Chendi e Sergio Badino, col patrocinio dell’Unicef e delle istituzioni liguri e genovesi. Ma siccome fumetto vuol dire anche bambino, grande spazio sarà dato anche alla creatività dei più piccoli, agli spettacoli e ai materiali disneyani.
Il “nostro” Paperinik (nostro perché italiano), comparve per la prima volta nel giugno del 1969, sul settimanale Topolino, in particolare nel numero 705 come anticipazione di una storia che si sarebbe poi sviluppata, in due parti, nei due numeri successivi, 706 e 707. Il titolo oramai mitico è entrato nella storia del fumetto italiano degli ultimi decenni: «Paperinik il diabolico vendicatore», che è anche diventato un sito internet dedicato al personaggio “noir” della famiglia Disney. A Rapallo sarà, dunque, possibile ammirare, fra tutti, disegni e storie di un personaggio che ha rappresentato forse più di un semplice disegno colorato e che, nel corso degli anni si è andato evolvendo in direzioni diverse. Prima di tutto, però, è d’obbligo parlare della sua parte “diurna”, quel Paperino-Donald Duck (in italiano il suo nome completo è Paolino Paperino) che come direbbe il compianto Gaber è stato tirato per la giacca da un aparte e l’altra, per la indole diciamo così borderline. Paperino è però inclassificabile, è un buon anarchico o meglio un non-socializzato direbbero i sociologi; un papero-uomo che non possiede nessuna delle caratteristiche che in una società moderna, urbanizzata, lo porterebbero a spiccare dalla massa dei-senza-volto. Non è un borghese, non ama il lavoro e non ha spirito d’iniziativa, è spesso intollerante, diffidente, e ha poca stima di se stesso (delizioso ricordo d’infanzia: Paperino in difficoltà e posto innanzi a due alternative, imboccare un sentiero a destra o uno a sinistra, la meta è come sempre la salvezza. Paperino osserva: «il mio istinto mi porterebbe a scegliere il sentiero di destra, ma siccome il mio istinto sbaglia sempre, è meglio andare a sinistra…»). Paperino è anche uno degli emblemi di una “generazione di mezzo” destinata all’indolenza, sta fra quella vecchia e fattasi da sé, rappresentata da Paperon de’ Paperoni e quella nuova dei tre nipotini Qui Quo Qua, ragionevoli e entusiasti di ogni nuova avventura. Un insoddisfatto che sa che non sarà mai come lo zio riccone o come le nuove generazioni più affidabili. E consuma la sua vita day to day, beandosi del poco che gli si offre, ma senza invidie – al più conquistando piccole rivincite familiari – o particolari colpi d’ala. L’eterna fidanzata Paperina è il simbolo che, malgré tout, un qualcosa di immutabile rimarrà nell’esistenza di Paperino.
Ma la “riabilitazione” un giorno arriva per tutti. Sotto la forma di un riscatto agli occhi non tanto di una cittadinanza ignara, quanto dei lettori suoi preziosissimi interlocutori (al contrario di Topolino, infatti, Paperino non è, ufficialmente, un buon cittadino ma il suo rapporto col lettore è senz’altro più diretto; essi sembrano infatti tenere per il suo temperamento da amabile pasticcione). Negli anni ’60, periodo del noir italiano, con la nascita di Diabolik, Kriminal, Satanik, ecc… e anche del personaggio Dorellik interpretato da Johnny Dorelli – a sua volta presa in giro di Diabolik – e figura di riferimento proprio per la venuta al mondo di Paperinik, anche alla Walt Disney-Italia germoglia l’idea di creare una sorta di personaggio “nero”, come alter ego di Paperino. In grado e di riabilitare la figura negativa del papero inoperoso e di riconsegnare per così dire la cittadinanza paperopolese a chi fino a quel momento non ne era stato degno. Prendeva forma così, un personaggio particolarmente ambiguo, perché supereroe nero, incapace di essere vincente alla luce del giorno (quasi un supercriminale-superbuono). Un essere vivente dalla doppia identità, ma così estrema da apparire come due personaggi in uno (e ciò lo rendeva diverso ad esempio da Zorro, la cui soggettività non era spezzata come quella di Paperino-Paperinik). In Paperinik peraltro finiscono per confluire (quasi per somma compensazione), moltissime qualità di personaggi della fantasia del nostro tempo. Quasi ancora a voler testimoniare come tanta “negatività” diurna (presente in Paperino), abbisogni di un eccesso di “positività” notturna. E così il nostro eroe mascherato è un po’ 007 e un po’ Diabolik, per le armi super moderne che riesce a utilizzare, un po’ Batman (di cui forse è anche un modello particolare), e un po’ supereroe alla Spiderman (un super eroe con super problemi), e poi ovviamente pesca anche dal cilindro dei personaggi francesi come Rocambole, Fantomas e Arsenio Lupin. Massimo fascino, massima ambiguità, insomma...
Ma dicevamo che il personaggio è andato mutando nel corso del tempo. Inizialmente infatti Paperinik era molto più legato al suo alter ego Paperino e dunque al desiderio di auto risarcimento a causa della sua condizione di perdente, soprattutto in seno alla famiglia. La sua storia è quella del classico “eroe per caso”, di colui cioè che viene raggiunto dall’occasione della vita. E contrariamente a quanto avrebbe fatto il “vero” Paperino (almeno quello noto nelle storie italiane), per una volta non se la lascia sfuggire. Il nostro trova infatti il diario di un ladro gentiluomo (tale Fantomius), dopo essersi aggiudicato (per errore!) la villa, “Villa Rosa” che era stata proprio il covo del ladro. Qui, in breve, ritroverà anche il necessario per diventare Paperinik (ma come sanno i lettori verrà aiutato anche da Archimede!). I suoi “nemici” saranno soprattutto zio Paperone e Gastone così diversi da lui, così fortunati e vincenti, e dunque in armonia positiva col “mondo esterno”. Ma a questo primo periodo, per inevitabile “evoluzione” ne seguiranno altri (metà-fine anni Settanta), ove sceneggiatori e disegnatori metteranno in luce ora il lato di vero e proprio giustiziere ora il lato comico (sempre di un fumetto leggero si trattava, dopotutto) di Paperinik. Un maggior senso di sicurezza sociale e una voglia di svago prenderanno il posto della “vendetta privata”, dunque.
Ma siccome l’equilibrio in un prodotto di fantasia – e dunque in un fumetto – è sempre parecchio delicato e legato a gusti, scelte di mercato ecc…, gli anni più vicini a noi (Novanta), vedranno un ritorno del personaggio in una cornice abbastanza “seriosa” (con significato relativo, naturalmente), anche perché nel frattempo il nostro si è trasformato in un vero e proprio supereroe galattico (non più soltanto “noir” ma prevalentemente fantascientifico), grazie a nuove serie di fumetti (tre, per la precisione) note anche con la sigla PK., con nuovi personaggi e nuove ambientazioni. Tutte suggestioni vicine al mondo del fumetto mutato e ormai investito da appetiti orientali e d’oltreoceano. Già perché, partito dall’Italia il nostro eroe con maschera e piume si è anche diffuso nel resto del mondo. In Brasile per esempio, nel nord Europa, in Germania, in Francia e in Spagna, dove ha assunto caratteristiche peculiari e nomi diversi: Superpato, Patomas, Duck Avenger, ecc… Paese che vai Paperinik che trovi insomma? Sì, purché lui sia sempre con noi a far da ronda ai bravi e onesti cittadini. E tutti a gridare: cento di questi giorni, allora, diabolico vendicatore!
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