Feb 16 2019

Tav, Francia e Ue in pressing sull’Italia: finire i lavori o restituire i fondi. Ma il Mit fa melina

E sulla Tav ora è pressing sull’Italia, sia da parte della Ue, che da parte della Francia. La tempistica per la realizzazione dei lavori relativi alla Tav Torino-Lione «già oggi non è pienamente rispettata, più tempo passa più alto è il rischio che alcuni fondi debbano essere riallocati in futuro. È per questo che aspettiamo chiarimenti il più presto possibile dalle autorità italiane», incalza il portavoce della Commissione Europea per i Trasporti, Enrico Brivio. Mentre oltralpe il ministro dei Trasporti francese, Elisabeth Borne, invita l’esecutivo italiano a prendere «ora» una decisione sulla Torino-Lione, anche perché – ribadisce la ministra su Le Figaro.fr, sito web del noto quotidiano parigino, ripreso, tra gli altri, dall’Huffington Post – – «la Francia rispetta la scelta dei nostri partner italiani di prendersi del tempo, ma oggi diciamo chiaramente che c’è bisogno che questa decisione arrivi. In ballo ci sono importanti finanziamenti europei che non possiamo perdere».

Tav, Parigi e Bruxelles in pressing sull’Italia per definire lo stato del progetto

Un incertezza, quella sul progetto Tav, che denuncia il mancato accordo tra i partners di governo, che rischia di istituzionalizzare i malumori tra Lega e 5S e che di far subire al progetto – come ribadito dal portavoce della Commissione Europea per i Trasporti, Enrico Brivio – «sempre maggiori ritardi per la sospensione degli appalti». Certo, la situazione è monitorata attentamente dalla Commissione e dall’Inea, l’Agenzia per l’Innovazione e le Reti ma, «a seconda dell’evoluzione nei prossimi giorni e settimane, cambiamenti nel Grant Agreement per modificare la portata, la tempistica e il livello dei finanziamenti Ue, potrebbero rendersi necessari». Pertanto, la Commissione si attende che il progetto della Tav Torino-Lione «venga concluso in linea con quanto previsto dall’accordo. Se una delle parti ha una posizione ufficiale diversa, dovrebbe parlare prima di tutto con l’altra parte», sottolinea non senza polemica il portavoce per i Trasporti della Commissione. Del resto, «a causa della sua dimensione europea strategica – continua Brivio – il contributo al passaggio a modalità di trasporto più sostenibili e, conseguentemente, per il positivo impatto ambientale, il progetto è cofinanziato dal bilancio Ue. Come ogni altro progetto finanziato dalla Connecting Europe Facility, si basa su un Grant Agreement. Il progetto è in corso ed è importante che tutte le parti mantengano gli sforzi per completarlo in tempo, in linea con il Grant Agreement“. Altrimenti, si legge neanche tanto tra le righe del monito lanciato dal portavoce della Commissione europea,  non si può escludere una richiesta al governo di «rimborsare» i fondi già versati per la Tav.

Ma con una nota “interlocutoria” il Mit continua a fare melina…

Ma come risponde il Mit alle incalzante sollecitazioni di Francia e Ue? Con “l’interlocuzione”, o meglio, come specificato in una nota del Ministero, con «una fattiva interlocuzione» in corso con la Commissione Ue «che ha come scopo quello di utilizzare al meglio i fondi europei per le infrastrutture. Il lavoro che si sta facendo al Mit – conclude quindi la nota ministeriale – e l’analisi costi benefici sul progetto della Tav Torino-Lione servono a tutti, Ue compresa, per comprendere come impiegare al meglio i soldi dei contribuenti italiani, francesi ed europei». Nulla di fatto, dunque: e la palla torna al centro campo…

di: Priscilla Del Ninno @ 10:29


Feb 16 2019

Sos droga, Fontana: le norme su modica quantità e canapa legale sono pericolose. Vanno ribaltate

«C’è una nuova emergenza droga tra gli adolescenti. Ma le norme che regolano il sistema di prevenzione e assistenza risalgono agli Anni 90 del secolo scorso»: lo dice chiaramente, Antonio Polito nel suo editoriale pubblicato nelle scorse ore sul Corriere della sera e il ministro della Famiglia e le disabilità, Lorenzo Fontana, dalle colonne dello stesso quotidiano di via Solferino che oggi l’intervista, conferma e sottolinea l’assunto di base, aggiungendo: «Le droghe sono più facilmente accessibili e meno costose e sono cambiate le modalità di utilizzo. A eroina e cocaina si affiancano nuove sostanze reperibili sul web, droghe sintetiche pericolosissime che si tendono a mescolare e assumere con grandi quantità di alcool. Ma anche la cannabis è un problema diverso dal passato».

Emergenza droga: l’intervista al ministro Fontana del “Corriere della sera”

Uso e consumo in esponenziale aumento di sostanze stupefacenti sono tornati di stringente e drammatica d’attualità nel Belpaese, con tutti i terrificanti risvolti che ne conseguono: e la grazia concessa dal presidente Mattarella a quell’anziano genitore arrivato ad uccidere il figlio gravemente tossicodipendente è solo una delle più recenti e strazianti testimonianze… Nessuna novità all’orizzonte, semmai una inquietante escalation senza sosta del fenomeno droga: in Italia – come in molti altri Paesi – siamo tornati in una fase acuta emergenziale, con un’intensificazione dello smercio e una massificazione dei consumi, con l’abbassamento dell’età media tra fruitori e spacciatori a incrementare un business nelle mani di potenti mafie locali e d’importazione estera. Tutti aspetti di un fenomeno in esponenziale aumento e che affollano preoccupantemente gli spazi mediatici, intensificando il dibattito.

Dall’eroina al “mischione”: la droga è tornata drammaticamente di moda tra giovani

E allora, laddove Polito segnala che «l’eroina è tornata, ma è diversa per qualità e costo», che «nuove sostanze hanno creato nuovi consumatori. Sempre più spesso i ragazzi non sanno neanche bene che cosa stanno assumendo, e per questo la soglia di percezione del rischio si è abbassata». Laddove si è arrivati a parlare di «poliassunzioni», un termine tecnico che i più giovani hanno ribattezzato «mischione», ma che va a definire sempre e comunque un pericolosissimo mix di droghe più o meno pesanti, «fumate, ingerite o iniettate», le strutture attualmente presenti sul territorio e chiamate a rispondere la problema denunciano fatica gestionale e carenze organizzative. Tanto che il ministro Fontana, nell’intervista appena rilasciata al Corriere della sera, sottolinea: «Sul territorio i servizi sono molto differenziati, dipendono dalle diverse politiche regionali. Ma è vero che da parte degli operatori, delle comunità e del volontariato, mi segnalano gravi difficoltà e carenze di risorse». Un sistema, quello dei Serd, ormai inadeguato ad affrontare la situazione attuale tanto che lo stesso ministro leghista sostiene a riguardo come «gli orientamenti scientifici e organizzativi internazionali ci dicono che occorre un approccio globale e integrato»; per cui – prosegue Fontana – «i Serd devono essere aggiornati per affrontare tutte le varie forme di dipendenza. Sono proprio le neuroscienze a dirci che c’è una base comune nelle dipendenze, che anzi spesso coesistono».

Modica quantità e canapa legale suggeriscono messaggi sbagliati: ecco da dove ripartire

E allora, non può bastare sradicare i ragazzini dall’ambiente in cui si drogano – una sfida che il governo si è preso in carica, abbinandola a una politica di sostegno indirizzata alle famiglie e che prevede «percorsi del tutto nuovi» per accompagnare i genitori afflitti dal problema della tossicodipendenza dei figli; occorrerà, rilancia il ministro Fontana, «superare la modica quantità». E a riguardo, determinato nella sfida intrapresa dal suo ministero, annuncia: «Ci stiamo lavorando con il ministro Salvini. Non possiamo pensare che si formi una riserva nella mente dei ragazzi secondo cui un pochino sia ammissibile drogarsi. In più, la modica quantità è un aiuto prezioso per gli spacciatori che difficilmente si fanno trovare con quantità superiori: vengono arrestati e in serata sono già liberi. Devo anche dire che la cosiddetta canapa legale, sorretta da importanti investimenti in marketing, credo non trasmetta un buon messaggio». E a buon intenditor…

di: Priscilla Del Ninno @ 10:02


Feb 15 2019

Caso Diciotti, il destino di Salvini affidato alla lotteria del voto online dei 5 Stelle…

Il destino di Matteo Salvini appeso alla lotteria del voto online dei grillini? Sembra proprio di sì, stando a quanto apprende l’Adnkronos. Domenica il blog delle Stelle dovrebbe annunciare il voto della Rete sul caso Diciotti, voto che si terrà sulla piattaforma Rousseau l‘indomani, lunedì. La sera stessa, Luigi Di Maio vedrà i parlamentari 5 Stelle, in una riunione dove si discuteranno i cambiamenti del Movimento, annunciati sul blog nei giorni scorsi. Il voto online, che lascerà dunque l’ultima parola agli attivisti, si terrà alla vigilia della pronuncia della Giunta delle immunità del Senato chiamata a decidere sull’autorizzazione a procedere per il ministro dell’Interno, accusato di sequestro di persona per aver lasciato in mare 117 persone lo scorso agosto. Come si ricorderà, il voto on line dei 5 Stelle ha consentito ad attuali parlamentari e amministratori di essere scelti con poche decine di voti. Ma Matteo Salvini poco si interessa di tutto ciò e prosegue per la sua strada e preferisce pensare ai risultati ottenuti in questi mesi di governo: “Beh, se devo tornare indietro al primo giugno, per quello che mi riguarda, il decreto sicurezza. Poi misure per “vigili del fuoco, poliziotti, quota cento, che per me è una ragione di vita, il reddito, sperando che parta presto e una manovra da venti miliardi per gli italiani”. Lo dice il ministro dell’Interno, intervistato dalla trasmissione Povera patria, in onda questa sera in seconda serata su Rai2, rispondendo a una domanda su quanto fatto in nove mesi di governo. “Poi, per carità, rimangono una marea di cose da fare: legittima difesa, autonomia, acqua, scuola, giustizia, son tutte in calendario nel 2019. Andiamo!”, conclude fiducioso Salvini.

di: Antonio Pannullo @ 19:13


Feb 15 2019

La fake news della Raggi sulla “truffa” del nichel smascherata da Alemanno: «Ecco di chi è la colpa…»

«Pacco, doppio pacco e contropaccotto». La sindaca Virginia Raggi su Fb  ha commentato la vicenda della “truffa” del nichel, raccontata il giorno prima dal Messaggero, come una delle eredità “negative” ricevute dall’amministrazione di Gianni Alemanno. Secondo la Raggi, il filo di metallo ceduto in pegno al Comune di Roma nel 2011 da un debitore che doveva restituire 36 milioni di euro, stimato dal Campidoglio con un valore  schizzato fino a 55 milioni, secondo una perizia consegnata alla Procura di Vicenza, dopo un’inchiesta della Guardia di Finanza, varrebbe solo poche decine di migliaia di euro. «C’era qualcuno che aveva rifilato a Roma Capitale le bobine di nichel a garanzia di un credito e c’era chi le aveva accettate in pegno. Mettendo mano ai conti disastrati del Comune, ho trovato questa “follia” tra la voci in entrata in un Bilancio a dir poco drammatico. Ci sarebbe da ridere se chi ha amministrato prima non avesse messo davvero nero su bianco per anni e anni, a partire dal 2011, quei presunti “incassi”», dice il sindaco, accusando indirettamente Alemanno, che però oggi ha fornito la sua versione dei fatti.

«La sindaca Raggi sta così perfezionando il suo lavoro di scaricabarile da riuscire ad applicarlo perfino sul Nichel. È il caso della curiosa storia del rotolo di Nichel che è stato messo nel Bilancio comunale per un valore di 36 mln di euro. La responsabilità di tutto questo viene scaricata sulla nostra amministrazione, ma le cose non stanno esattamente cosi. In realtà la vicenda risale al 2004 quando con un decreto ingiuntivo una società privata è riuscita a sequestrare 36 mln dalle casse del Campidoglio per pagare un indennizzo poi dichiarato illegittimo dalla Cassazione. Nel 2011 la stessa società come pegno aggiuntivo e non sostitutivo ha consegnato al Comune il famoso rocchetto di Nichel come pegno aggiuntivo e non sostitutivo per la restituzione delle cifre ingiustamente incassate. Ripeto, un pegno aggiuntivo ma non sostituivo: il che significa che il Comune non ha mai cancellato il debito che la società privata aveva nei suoi confronti e quidi non c’è stata nessuna “fregatura” subita da Roma Capitale durante la nostra amministrazione. Ma tutti questi presunti valori non sono mai stati inseriti all’interno del bilancio comunale, fino a quando nel 2018, sotto l’amministrazione Raggi, qualcuno ha avuto la brillante idea di utilizzare il “tesoretto di Nichel” per ipotizzare il finanziamento di alcune opere pubbliche, per altro mai realizzate. Quindi se qualcuno ha rifilato una fregatura alla nostra città quelli non siamo stati noi, ma il tribunale che ha imposto nel 2004 il pagamento di una somma non dovuta. Mentre gli unici che hanno dato per certo ai presunto valore del Nichel sono gli attuali responsabili dell’amministrazione capitolina», dichiara l’ex sindaco Alemanno.

di: Luca Maurelli @ 18:21


Feb 15 2019

La Russa va a trovare il panettiere che ha esposto “la preghiera del pane” del Duce (video)

Il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa, dirigente di Fratelli d’Italia, è andato a Bergamo a trovare il panettiere Mauro Nichi, che ha avuto l’ardire di esporre nella vetrina del suo forno la Preghiera del Pane, scrissa dallo stesso Benito Mussolini nel gennaio del 1928. Come si ricorderà, l’iniziativa ha suscitato le velenose e sterili polemiche della sinistra. La Russa è andato a salutare il fornaio e gli ha regalato l’intero testo della poesia che qui riproponiamo per la sua condivisibile bellezza:

Amate il pane
cuore della casa,
profumo della mensa,
gioia del focolare.

Rispettate il pane:
sudore della fronte,
orgoglio del lavoro,
poema di sacrificio.

Onorate il pane:
gloria dei campi,
fragranza della terra,
festa della vita.

il più santo premio

Non sciupate il pane:
ricchezza della Patria,
il più soave dono di Dio,
alla fatica umana.

di: Antonio Pannullo @ 18:04


Feb 15 2019

L’ira della Meloni: «Dai pastori nasce la rivolta della terra contro le lobby europee. Rivogliamo sovranità»

L’attacco è ai burocrati di Bruxelles, ma anche ai grandi potentati che schiacciano l’economia reale, quella glocal, che tira avanti con la fatica del lavoro quotidiano e non della facile speculazione. L’economia della terra. «In questi giorni stiamo assistendo alle rivolte dei produttori: pastori, allevatori ed agricoltori sono stanchi di essere schiacciati dalla ruota del commercio finanziario e speculativo. È la rivolta della terra – attacca Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia – la rivolta di chi produce contro la grande distribuzione controllata dalle multinazionali che impone le sue regole ai produttori; contro la globalizzazione incontrollata voluta dalle lobby europee; contro l’invasione dei nostri mercati da prodotti di Stati dove il lavoro è sottopagato. Il 26 maggio con le elezioni europee ci riprenderemo la nostra sovranità e ridaremo forza a chi rappresenta la vera ricchezza dell’Italia», scrive su Facebook la Meloni.

In mattinata, la leader di Fdi era intervenuta nel merito della trattativa sul prezzo del latte: «Se la questione del latte fosse stata facile si sarebbe risolta già da tempo, ma non è una trattativa semplice da condurre. Sarebbe stato meglio affrontarla fuori dalla campagna elettorale perché in campagna elettorale la comunicazione tende a prevalere sulla soluzione, ma quando Fratelli d’Italia ha posto il tema dei pastori sardi due mesi fa il governo non ci ha ascoltato. Il governo però ora ci ha messo la faccia e ha usato anche dei toni perentori, quindi la questione si deve risolvere», ha spiegato da Oristano, prima tappa del tour che anche oggi la vede impegnata in Sardegna. «Noi ci siamo: abbiamo portato le nostre proposte, le abbiamo misurate con i pastori, abbiamo ascoltato le loro vertenze e molte possono essere portate a casa con un po’ di coraggio da parte del Governo. Fratelli d’Italia è a disposizione per risolvere la vertenza. Se incontrerò i pastori? Li vedrò nelle prossime ore ma per queste cose non servono i riflettori» ha spiegato Meloni.

di: Luca Maurelli @ 17:30


Feb 15 2019

Marine Le Pen avverte: “A maggio noi sovranisti metteremo sottosopra tutta l’Unione europea”

Il funzionamento delle istituzioni europee sarà messo “sotto sopra” dall’avanzata dei partiti sovranisti nelle elezioni europee di maggio. E’ quanto prevede Marine Le Pen, che punta all’alleanza con la Lega di Matteo Salvini o con i Democratici Svedesi per inaugurare una nuova stagione politica in Europa. “Credo che i partiti pro sovranità, se vogliamo chiamarli così, i partiti dei patrioti, i partiti che vogliono meno Unione europea o una diversa organizzazione europea, probabilmente otterranno risultati molto migliori di 5 anni fa”, ha detto la leader del Rassemblement National in un’intervista a Parigi all’Anglo-American Press Association. Lo “stesso funzionamento del Parlamento europeo, come quello del Consiglio (europeo, ndr), in ogni caso verranno messi sotto sopra da questa ascesa”, afferma la Le Pen, per la quale il fatto che partiti sovranisti siano già al governo in Italia, Ungheria, Austria e Polonia avrà un ruolo nel cambiamento degli equilibri di potere in seno alla Ue. “Potete stare sicuri che la situazione non sarà più la stessa attorno al tavolo della Commissione europea”, ha detto la leader francese. Sempre a proposito di Ue, oggi Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio alla Camera e responsabile economico della Lega, ha commentato al quotidiano online Affaritaliani.it: ”Se anche stavolta ci sarà la grande ammucchiata e la Germania continuerà a fare quello che vuole in Europa, vuol dire che proseguiremo da soli andandocene. Meglio soli che male accompagnati”. Borghi lancia Matteo Salvini come candidato alla presidenza della commissione Ue: “Ideologicamente, come leader del primo partito europeo, lo sarebbe in ogni caso. E se lo vorrà fare sarebbe la scelta quasi naturale. La Lega alla guida del cambiamento di tutta l’Europa”.

di: Antonio Pannullo @ 17:07


Feb 15 2019

Treni, i disservizi e gli aumenti ingiustificati della Roma-Viterbo arrivano alla Regione Lazio

Il consigliere della Regione Lazio di Fratellid’Italia Fabrizio Ghera, dopo numeroise segnalazioni dei pendolari, ha rivolto al presidente del consiglio regionale Daniele Leodori un’interrogazione urgente a risposta scritta sullo stato della linea ferroviaria Fl3 Roma-Viterbo. Il consigliere Ghera premette che “la linea FL3 del servizio ferroviario regionale del Lazio collega Viterbo Porta Fiorentina con Roma Tiburtina, utilizzando la ferrovia Roma-Capranica-Viterbo; sulla stessa linea operano anche le relazioni Bracciano-Roma Tiburtina, Cesano-Roma Tiburtina-Monterotondo e La Storta-Roma San Pietro; la linea in questione è frequentata da numerosi pendolari che usufruiscono dei principali interscambi offerti dalla linea con la metropolitana e le altre linee FL: Roma Tiburtina, Roma Tuscolana, Valle Aurelia (Metro A) e Roma Ostiense (Piramide Metro B e interscambio con FL1 e FL5)”. “Secondo numerose segnalazioni da parte dell’utenza – scrive Ghera – sembrerebbe che il prezzo del biglietto abbia subito un pesante e ingiustificato aumento non pubblicizzato ai pendolari che utilizzano la linea, soprattutto per la tratta Viterbo-Roma. Tuttavia, a fronte dell’aumento del prezzo del biglietto, non è stato in alcun modo migliorato il servizio, infatti le carrozze risultano sporche e i bagni mal funzionanti. I ritardi rispetto agli orari programmati risultano sistematici e i tabelloni luminosi nemmeno segnalano il ritardo o lo segnalano in forma fortemente ridotta. Infine, molte biglietterie hanno chiuso e in tante stazioni non ci sono nemmeno le macchinette automatiche per fare i biglietti; infatti i bar e i tabaccai che offrono il servizio di vendita dei biglietti chiudono alle 19.30-20.00 e dopo quell’ora non è possibile in alcun modo fare il biglietto rischiando di doverlo fare a bordo e dovendo quindi pagare una maggiorazione di circa 5 euro”.

L’esponente di Fratelli d’Italia precisa anche che “la linea da Roma a Cesano è a doppio binario, mentre sino a Viterbo è a binario unico e, come anche appreso dagli organi di stampa, è intenzione della Regione creare il doppio binario anche in quel tratto ma, ad oggi, i lavori per il raddoppio della linea non sono ancora iniziati. La Regione svolge funzioni di pianificazione e programmazione tecnica e finanziaria sul Sistema Ferroviario Regionale, nonché il monitoraggio sia delle infrastrutture che del servizio di trasporto pubblico locale”. “Tutto ciò considerato, dice Ghera, si interrogano il Presidente della Regione Lazio e l’assessore alla Mobilità per sapere se non ritenga necessario verificare quanto illustrato in premessa e spiegare per quale ragione il biglietto della linea FL3 abbia subito un considerevole aumento di prezzo senza alcun avviso all’utenza, sollecitare gli uffici competenti affinché vengano risolte le difficoltà segnalate dall’utenza nel reperire il biglietto per la tratta in questione e vengano ripristinati i basilari servizi di pulizia delle carrozze e dei bagni, informare l’utenza circa di tempi di realizzazione dei lavori di esecuzione per il doppio binario nel tratto Cesano-Bracciano”.

di: Antonio Pannullo @ 16:54


Feb 15 2019

Il cdr del “Giornale” minaccia lo sciopero proprio quando Berlusconi si candida alle Europee

Sarebbe davvero il colmo: il cdr del Giornale della famiglia Berlusconi minaccia uno sciopero proprio sotto le elezioni che vedono candidato alle Europee Silvio Berlusconi. A fronte di un possibile taglio delle retribuzioni di un 30%, il Comitato di redazione ricorda all’azienda che “nei mesi che abbiamo davanti cadono importanti scadenze elettorali”, sottolineando come sia “fondamentale che in edicola i lettori trovino sempre il nostro quotidiano, che dalla sua nascita rappresenta una voce irrinunciabile per l’opinione pubblica italiana e un riferimento ancor meno rinunciabile per quella sua parte di orientamento moderato e di forti convinzioni liberali”. Dopo l’ultimo incontro con i rappresentanti della Società europea di edizioni, si legge nella nota, il Cdr del Giornale “esprime la sua profonda insoddisfazione e la sua preoccupazione per il mancato avanzamento della trattativa in corso che dovrebbe portare il quotidiano fuori dalla grave situazione economica in cui si trova. Una crisi, che i vertici aziendali insistono a voler affrontare unicamente pretendendo di imporre ai dipendenti sacrifici economici ingiustificabili sul piano della responsabilità (in quanto i dipendenti non hanno voce in capitolo nelle scelte strategiche dell’azienda) e insostenibili per i bilanci familiari dei giornalisti e degli altri dipendenti in quanto il taglio delle retribuzioni prospettato è del 30%. Il Cdr ricorda che il proporzionale taglio della forza lavoro impiegata ogni giorno rende impossibile la realizzazione del quotidiano che i lettori trovano oggi in edicola”.

“Nonostante le richieste che dal settembre scorso il Cdr e la redazione hanno reiterato, i vertici aziendali non hanno presentato alcun piano di rilancio che consenta al Giornale di invertire la tendenza che vede un calo degli introiti da vendite e da pubblicità, calo ben più consistente rispetto alla media complessiva dei quotidiani nazionali. Il Cdr esprime profonda insoddisfazione anche riguardo alle risposte, tanto vaghe da apparire evasive, che nell’ultimo l’azienda ha fornito in tema di incentivi economici alle dimissioni volontarie che potrebbero limitare notevolmente il sacrificio richiesto alla redazione e chiede che l’azienda presenti entro la settimana prossima una proposta che rappresenti una base di partenza ragionevole per le trattative individuali. Gli ultimatum sono sgradevoli e brutali ma mai quanto la proposta di un taglio delle retribuzioni in una misura che mette in questione il futuro di ben oltre cento famiglie”. “Di fronte all’inerzia dimostrata dall’azienda, il Cdr e la redazione ribadiscono la volontà dei giornalisti di fare la loro parte per superare la situazione di crisi e di concludere in tempi brevi un accordo che consenta a tutti di affrontare con la necessaria serenità il prossimo futuro. Nei mesi che abbiamo davanti cadono importanti scadenze elettorali ed è fondamentale che in edicola i lettori trovino sempre il nostro quotidiano, che dalla sua nascita rappresenta una voce irrinunciabile per l’opinione pubblica italiana e un riferimento ancor meno rinunciabile per quella sua parte di orientamento moderato e di forti convinzioni liberali”, conclude la nota.

di: Antonio Pannullo @ 16:35


Feb 15 2019

La Lega al M5S: «Basta chiacchiere, la Tav si farà». L’avvertimento: state perdendo tempo

I Cinquestelle scalpitano, si arrabbiano, frenano, tentennano, urlano. Hanno tra le mani la patata bollente della Tav e non sanno come liberarsene. La loro non è una presa di posizione dettata dalle cifre (farlocche) o da un’analisi vera sulle priorità. È solo un tentativo del M5S di differenziarsi da Salvini, che gli sta rosicchiando troppi voti, e nel contempo strizzare l’occhio all’elettorato di sinistra per attirarlo a sé. Ma così il “no” non regge. La Lega ne è consapevole, fa la voce grossa, insiste perché vede scricchiolare la resistenza pentastellata. «La Tav si farà», ha detto senza mezzi termini Giulia Bongiorno, intervenendo ad Agorà su Rai3. «La Lega sulla Tav ha una posizione ben precisa. Alla fine il governo prenderà una decisione politica. Abbiamo letto la famosa relazione sui costi/benefici, qualsiasi relazione tecnica ha una relazione uguale e contraria», ha aggiunto il ministro per la Pubblica amministrazione. «Ci sono anche approfondimenti tecnici fatti dalla Lega. Ma non credo che sulla Tav alla fine si prenderà una decisione esclusivamente tecnica. Ci sarà, ripeto, una decisione politica. Ma sono estremamente ottimista. Secondo me la Tav si farà, magari con alcune correzioni. Troveremo una sintesi politica», ha concluso la Bongiorno.

Tav, dall’Europa la richiesta: “Fate presto,
perso fin troppo tempo”

Intanto arriva un avvertimento dalla Ue. Dato che la tempistica per la realizzazione dei lavori relativi alla Tav Torino-Lione «già oggi non è pienamente rispettata, più tempo passa più alto è il rischio che alcuni fondi debbano essere riallocati in futuro. È per questo che aspettiamo chiarimenti il più presto possibile dalle autorità italiane», ha sottolineato il portavoce della Commissione europea per i Trasporti, Enrico Brivio. «Oggi il progetto – continua il portavoce – subisce sempre maggiori ritardi, per la sospensione degli appalti. La situazione è monitorata attentamente» dalla Commissione e dall’Inea, l’Agenzia per l’Innovazione e le Reti. «A seconda dell’evoluzione nei prossimi giorni e settimane, cambiamenti nel Grant Agreement per modificare la portata, la tempistica e il livello dei finanziamenti Ue potrebbero rendersi necessari». La Commissione europea si attende che il progetto della Tav Torino-Lione «venga concluso in linea con quanto previsto dall’accordo. Se una delle parti ha una posizione ufficiale diversa, dovrebbe parlare prima di tutto con l’altra parte».

di: Girolamo Fragalà @ 14:11


Feb 15 2019

“L’ora è giunta!”. Vignetta del “Fatto” scherza sul malore di Bossi, il figlio si indigna: «Che schifo»

Quasi ansiosi di un epilogo tragico del malore di Umberto Bossi, i satiri del “Fatto Quotidiano” anticipano un verdetto che la scienza non ha ancora emesso. Per scherzo, ammesso che si possa scherzare e ironizzare sulla morte. Sta di fatto che nelle pagine interne del quotidiano diretto da Marco Travaglio, una vignetta sul senatùr fa molto discutere, soprattutto i parenti del fondatore della Lega che stamattina hanno aperto il giornale. “Umberto Bossi, l’ora è giunta”, dice una “signora morte”, “Ti prego, non adesso che con l’autonomi differenziata stiamo per liberare la Padania!”, “Ehm lo so che sono anni che lo dici…”, “Stavolta è vero, chiedi a Salvini, l’ora è giunta!”, “Ehi, questo se permetti lo dico io…”, conclude la Signora morte.

La vignetta scatena la reazione del figlio di Bossi, Renzo, che da ieri è al capezzale del padre: «Veramente uno schifo che un vignettista e un direttore di giornale si permettano di giocare sulla vita delle  persone. Questa non è satira, soprattutto nei confronti di un uomo che nonostante tutto ciò che ha avuto 15 anni fa, lotta per cambiare questo paese», dice Bossi jr, puntando il ditocontro la vignetta. «Io – ricorda Bossi jr- non ho mai scherzato sulla vita  delle persone, neanche del mio peggior nemico».

di: Luca Maurelli @ 13:47


Feb 15 2019

Pakistan, tutti assolti i parenti di Sana. Uccisa perché voleva sposare un italiano

La notizia è di quelle che lasciano l’amaro in bocca. Il tribunale di Gujrat, nel Nord-Est del Pakistan, ha assolto tutti gli 11 parenti di Sana Cheema, imputati per l’omicidio della ragazza pakistana avvenuto il 18 aprile scorso prima di rientrare a Brescia, dove viveva. Secondo l’accusa i parenti l’avrebbero uccisa perché la ragazza, che aveva 26 anni, voleva sposare un italiano. Secondo i giudici non c’erano prove sufficienti  per condannare i parenti, tra cui il padre, la madre e diversi altri familiari. I genitori hanno sempre sostenuto che la ragazza era morta in un incidente stradale. Di tutt’altro avviso gli amici bresciani, che sui social subito denunciarono l’evento della morte di Sana, sostenendo che la ragazza aveva pagato la sua voglia di essere libera, libera di scegliersi il compagno da lei amato anziché sottostare a un matrimonio imposto come voleva la sua famiglia. “Che vergogna! – ha commentato il ministro dell’Interno Matteo Salvini – Se questa è ‘giustizia islamica’ c’è da aver paura. Una preghiera per Sana. Scriverò al mio collega, il ministro dell’Interno pakistano, per esprimere il rammarico del popolo italiano”.

 

di: Annalisa Terranova @ 12:50


Feb 15 2019

Il 54% degli italiani vuole un governo di centrodestra. Meloni quarta tra i leader più amati

Meglio un governo di centrodestra dell’attuale governo giallo-verde. Lo dice un sondaggio Emg Acqua presentato ad Agorà, secondo cui il 54% degli elettori preferirebbe una coalizione Lega-centrodestra all’attuale esecutivo guidato da Giuseppe Conte. 

Nella classifica dei leader che riscuotono il gradimento degli italiani al primo posto c’è sempre Matteo Salvini, seguito da Conte e Di Maio, mentre Giorgia Meloni, leader di FdI, è al quarto posto, superando sia Zingaretti che Berlusconi. Nel sondaggio compare anche la Tav: secondo il 43% degli interpellati il governo non dovrebbe tenere conto dell’analisi costi-benefici. Interessante la domanda relativa al calo dei consensi del Movimento 5 Stelle, la maggioranza degli elettori, il 73%, pensa che “non dipenda dalla Lega ovvero dall’aver seguito la linea del partito guidato da Salvini“. Per il 22% invece, “la perdita di preferenze è proprio legata a questo motivo”. Ma se si perdono consensi un motivo ci sarà: nel caso del M5S bisognerà prendere atto, allora, che forse l’elettorato si è reso conto dell’inadeguatezza di certi eletti…

di: Annalisa Terranova @ 12:49


Feb 15 2019

Autonomie: una bomba a orologeria per il governo e per il Sud. Lo scontro si sposta in Aula

È una bomba a orologeria. La bozza di accordo sulle autonomie per le Regioni ricche del Nord – Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna – dovrà vedersela con il Parlamento. E non avrà vita facile. Il Consiglio dei ministri, dopo l’altolà dei grillini, ha scelto la strada del temporeggiamento e non ha dato il via libera all’istruttoria presentata dalla ministra leghista Erika Stefani.  L’impianto generale e la parte finanziaria delle intese «sono chiuse con il via libera del Mef», annuncia la ministra Stefani ma al tavolo di Palazzo Chigi salta l’approvazione delle nuove norme.  Lo stesso Matteo Salvini, vista la mala parata, ha chiesto un chiarimento mentre la maggioranza giallo-verde cerca una sintesi dopo le proteste dei governatori del Sud che temono contraccolpi sulle loro regioni. Il vicepremier del Carroccio  ha annunciato per la settimana prossima un vertice con il premier Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Ora lo scontro tra Lega e 5Stelle si sposta sulle procedure parlamentari con Salvini che intende “lucchettare” il provvedimento per evitare che il testo venga modificato in Aula. «Quando arriva il trattato finale è come un trattato internazionale, il Parlamento può proporre delle idee prima», dice facendo chiaramente capire che gli spazi per emendamenti sono stretti. Ma così come è i grillini sono intenzionati a bocciare il testo.

La riforma delle autonomie, una “pericolosa secessione dolce” per Fratelli d’Italia, che spoglia lo Stato di competenze e risorse, delegando alle regioni fino a 23 competenze, ha registrato subito lo stop dei grillini che hanno lavorato a un contro-dossier che smonta tutto: «Così ci saranno cittadini di serie A e serie B». L’analisi dei grillini demolisce il piano messo a punto dalla ministra Stefani, definito una  “secessione dei ricchi”, che rischia di aumentare i forti squilibri tra nord e sud d’Italia, di compromettere il ruolo del Parlamento con profili di incostituzionalità che comporterebbero ricorsi alla Consulta. Il presidente della Camera Roberto Fico è pronto alla pugna: «Dico solo che è importante, importantissimo, che il Parlamento abbia un ruolo centrale nella questione delle autonomie. Il Parlamento non può avere un ruolo marginale in un’attività così importante. Siccome il Parlamento deve avere la sua centralità in questa questione non si può andare avanti senza interpellare il Parlamento fino in fondo». Le autonomie sono solo l’ultimo terreno di scontro dentro l’esecutivo, come per la Tav, le distanze tra i Salvini boys e i Di Maio boys al momento sono abissali. «Non ci saranno cittadini di serie A e di serie B. Chi dice queste cose non ha letto il documento», assicura il leader leghista che ripete che «l’autonomia entrerà nelle case di tutti e chi governa meglio spenderà meno. Nessuno ci perde una lira, non ci sarà nessun cittadino che ci perde una lira!». La trattativa per le autonomie venne avviata dal Governo Gentiloni pochi giorni prima della fine della legislatura, il 28 febbraio 2018, ed è stata portata avanti in questi mesi dal ministro per gli Affari Regionali, Erika Stefani. Il tema di fondo, infatti, sono le risorse finanziarie che Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna reclamano per gestire le nuove competenze: 23 quelle richieste da Veneto e Lombardia, “solo 15” quelle reclamate dall’Emilia, ma riguardano comparti strategici: lavoro, scuola, traspoti e sanità.

di: Gloria Sabatini @ 12:25


Feb 15 2019

Berlusconi: «Gli italiani non mi hanno capito. E ora devo andare d’accordo con Salvini»

«Sono assolutamente convinto che saranno i fatti ad imporre la caduta di questo governo ed elezioni anticipate». Silvio Berlusconi intervistato da Agorà su Rai3, conferma l’alleanza con la Lega, ma ricorda a Matteo Salvini le “troppe responsabilità” per aver lasciato che il Movimento 5 Stelle prendesse in mano “le sorti dell’economia” italiana. «La Lega è così importante per il futuro dell’Italia per cui sono obbligato a trovare un buon rapporto con Salvini – dice – in attesa che si riconfermi il centrodestra. Salvini ha troppe responsabilità sul fatto che il M5S ha preso in mano le sorti dell’economia».

Berlusconi: «Non mi riconosco nessuna colpa»

Il leader di Forza Italia accusa: «Ci sono troppi italiani fuori di testa non capisco come una persona consapevole possa non avere chiaro che questi signori stanno portando l’Italia al fallimento». Berlusconi non si riconosce “colpe per la formazione” del governo gialloverde. «A me – spiega ai microfoni di Rai3 – hanno fatto tante e tali porcherie quando ero al vertice del governo…». E aggiunge: «Io non mi riconosco nessuna colpa in quello che ho fatto in 25 anni di politica, la colpa è solo degli italiani che non mi hanno capito e non mi hanno dato il 51% dei consensi. Gli ultimi governi non eletti – continua – hanno scontentato molto gli italiani e quindi in parte molti non sono andati a votare e in parte hanno dato il voto al Movimento 5 Stelle che si presentava come un partito nuovo». Ora, aggiunge ancora, «mi candido per il mio senso di responsabilità, si sta profilando un progetto di egemonia dell’impero cinese che è pericoloso per il mondo». E, infine, un messaggio a di auguri affettuoso a Umberto Bossi «perché lui da quando è stato colpito da quel suo male che l’ha escluso da una politica davvero attiva è stato assolutamente leale con i suoi elettori, con il suo programma e anche con noi».

di: Desiree Ragazzi @ 11:56


Feb 15 2019

Lui è tornato… Hitler? Mussolini? No, Satana in persona. E terrorizza i progressisti

Tutto dipende dai punti di vista, da come poni la questione. Proviamo a metterla così: trovate proprio così medievale, retrogrado e superstizioso che un insegnante di religione si occupi di Satana? Del Maligno? Del diavolo? Invece la questione è stata posta diversamente. Si è scritto cioè che il ministro Bussetti (Pubblica Istruzione) sponsorizza un corso per far diventare esorcisti gli insegnanti. Buttata lì in questo modo, la cosa cambia aspetto, e diventa oggettivamente inquietante.

Com’è andata davvero? “Esorcismo e preghiera di liberazione” è un corso di aggiornamento di cui si dà notizia sul sito del ministero della Pubblica istruzione, si svolgerà dal 6 all’11 maggio a Roma ed è organizzato dall’Istituto Sacerdos, un’istituzione accademica per la formazione spirituale, teologica e pastorale dei presbiteri. Viene proposto anche per gli insegnanti di religione. Il costo è di 400 euro. Una notizia che sarebbe passata inosservata se non fosse stato per l’occhiuta vigilanza laica. A dare l’allarme è stato il compagno Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana), a suonare la grancassa ci ha pensato Laura Boldrini: “Ma quando lo capiranno che non siamo nel Medioevo e che la scuola deve preparare i giovani alle sfide del futuro?”.

Ora effettivamente c’è da capirli: i progressisti, che dovrebbero sorridere per ogni allusione all’esistenza di una dimensione diabolica, sembrano invece preoccupatissimi del ritorno sulla scena politica del Diavolo, colui che veniva provocatoriamente citato da Paolo VI in pieno clima post-sessantottino (metaforicamente messo in croce da Vittorio Gorresio, nel 1973, col suo Il papa e il Diavolo). Diceva Paolo VI che il peccato c’è ed è «occasione ed effetto d’un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa». E il bello è che Papa Francesco, così amato dalle truppe di sinistra e dai liberal cresciuti col verbo di Scalfari, ha fatto proprie di recente le riflessioni del suo predecessore: “A questa generazione – a tante altre – hanno fatto credere che il diavolo fosse un mito, una figura, un’idea, l’idea del male. Ma il diavolo esiste e noi dobbiamo lottare contro di lui. Lo dice Paolo, non lo dico io! La Parola di Dio lo dice”(omelia a Santa Marta, 30 ottobre 2014).

Ecco, ma finché si tratta di pontefici, il tema resta circoscritto e in qualche modo relegato nel limbo di ciò da cui la politica non è toccata. Finché non ci si è messo anche Matteo Salvini che ha criticato un’esibizione sanremese di Virginia Raffaele in cui veniva scherzosamente evocato Satana. Sono argomenti serissimi, ha tuonato Salvini, altro che canzonette… E detto da lui, che faceva comizi col Vangelo in mano, è apparso come il ritorno ad una politica fatta di prediche e anatemi piuttosto che di laicissime leggi e fatti concreti.

Bisogna dunque capirli, quelli di sinistra: stavano tutti intenti a scrutare all’orizzonte il ritorno di nuovi duci con camicie nere al seguito, si riempivano la bocca di fascismo e dittatura, di deriva antidemocratica, di squadrismo e invece spunta Satana, il grande nemico, a scompaginare i piani e il dibattito politico. E così la caccia alle streghe cambia di segno: non più contro quelli che non praticano il credo del politicamente corretto, ma contro quelli che credono nel diavolo. Ma se loro non danno alcun credito a queste favolette medievali, perché si preoccupano tanto?

di: Annalisa Terranova @ 11:00


Feb 15 2019

Confiscato il tesoro di Luigi Lusi (ex tesoriere della Margherita): beni per oltre 9 milioni di euro

Confiscato il patrimonio all’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi. Militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito l’ordinanza di confisca della Corte di Appello capitolina del patrimonio mobiliare e immobiliare riconducibile a Lusi, per un ammontare di oltre nove milioni di euro. Il provvedimento conclude, per quanto concerne l’aspetto patrimoniale, la vicenda giudiziaria in cui è stato coinvolto l’ex parlamentare e tesoriere del partito ”Democrazia è Libertà-La Margherita”, condannato in via definitiva per appropriazione indebita nel dicembre 2017.

Lusi, la vicenda giudiziaria

Le indagini svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria avevano consentito di dimostrare come Lusi, con la connivenza della moglie e di alcuni professionisti, avesse distratto fondi, per svariati milioni di euro, destinati al partito mediante un complesso sistema di false fatturazioni, realizzato attraverso alcune società a lui riconducibili. Nel 2012, gli elementi di prova raccolti avevano portato all’arresto di Lusi, della consorte e di due commercialisti, e al sequestro di beni, ora acquisiti al patrimonio dello Stato. Si tratta di quote sociali e intero patrimonio aziendale di una società di capitali; una villa a Genzano di Roma del valore di circa 4,1 milioni di euro; 6 appartamenti, un box e un terreno a Roma e in provincia de L’Aquila, per un valore complessivo di circa 3,7 milioni di euro; conti correnti, polizze assicurative e fondi d’investimento per circa 1,3 milioni di euro. Il valore complessivo è di circa 9,2 milioni di euro.

 

 

 

 

di: Desiree Ragazzi @ 10:33


Feb 15 2019

Torna l’ambasciatore francese a Roma, telefonata amichevole tra Mattarella e Macron

L’ambasciatore francese in Italia, Christian Masset, richiamato a Parigi lo scorso 7 febbraio per consultazioni , tornerà a Roma oggi. E’ quanto ha reso noto il ministro per gli affari europei Nathalie Loiseau.

“Il presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, ha chiamato il presidente Macron. Si sono parlati, hanno affermato insieme quanto fosse importante l’amicizia tra Francia e Italia, quanto i due paesi abbiano bisogno l’uno dell’altro”, ha detto Loiseau a Radio Rtl. “Abbiamo anche sentito dei leader politici che si erano lasciati andare a parole o comportamenti francamente non amichevoli e inaccettabili, mostrare di essersi pentiti”, ha aggiunto il ministro, riferendosi ai due vicepresidenti del Consiglio italiano Luigi Di Maio e Matteo Salvini. “L’Italia ha bisogno della Francia, quindi lavoriamo insieme”, ha concluso.

di: Annalisa Terranova @ 09:35


Feb 14 2019

Meloni in Sardegna: “I pastori dell’isola meritano rispetto. FdI è al loro fianco” (video)

«In tutta la Sardegna le attività economiche e produttive mostrano la loro solidarietà ai pastori. Non da oggi, ma ancora più forte, Fratelli d’Italia è al fianco di tutto i nostri produttori che meritano rispetto!». Così Giorgia Meloni introducendo il suo tour nell’isola per la campagna elettorale in vista delle Regionali. La Meloni ha fatto la sua prima tappa a Olbia, si è quindi spostata a Nuoro, Tortolì e Sassari. Proprio a Sassari ha tenuto un incontro con i cittadini, in piazza Castello, andato in onda in diretta Facebook.

Meloni: “FdI ha la Sardegna nel cuore”

«Ai cittadini sardi chiediamo di sostenere Fratelli d’Italia per quello che faremo e per il lavoro che già abbiamo fatto – ha detto il presidente di Fratelli d’Italia – non veniamo qui a porre questioni solo in campagna elettorale ma abbiamo dei rappresentanti presenti e attenti che in Regione come in Parlamento hanno dimostrato di essere vicini a questa terra. E io stessa, come si sa, porto un cognome sardo, quindi posso dire che dalla leadership in poi, FdI ha la Sardegna particolarmente nel cuore». La Meloni si è detta convinta che il centrodestra uscirà vincente dalle elezioni proprio come in Abruzzo.

 

“Evitare il rincaro dei prezzi dei biglietti per i sardi”

“Fratelli d’Italia ha presentato interrogazioni al governo per chiedere di attivare un tavolo per ridiscutere il piano della continuità territoriale ed evitare che vengano rincarati i prezzi dei biglietti, soprattutto per gli emigrati sardi e per gli italiani non residenti”. È quanto ha detto arrivando a Olbia, prima tappa della due giorni in Sardegna. “La Sardegna non può essere ancora più isolata: non si può impedire a tante persone di tornare a casa agevolmente e non si possono limitare anche molte possibilità sul piano del Turismo e del Commercio. Finora il governo non ci ha ascoltato: speriamo che, complice la campagna elettorale, lo faccia finalmente in queste settimane”, conclude.

Domani la Meloni prosegue la visita in Sardegna nell’Oristanese: inizia al museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras, per poi raggiungere il Medio Campidano alle 13. Nel pomeriggio, alle 15,30, Giorgia Meloni raggiungerà lo stabilimento di Portovesme, nel Sulcis. La due giorni di visite del presidente di Fdi, si concluderà a Cagliari, alle 17,30, in piazza Ravot (fronte Bastione Saint Remy) dove incontrerà i cittadini del capoluogo insieme ai candidati di FdI.

di: Valter Delle Donne @ 19:46


Feb 14 2019

Saltamartini: “Ora Alitalia può tornare competitiva”

“Sono convinta che l’incontro di oggi tra il ministro Di Maio e i sindacati in merito ad Alitalia abbia chiarito l’interesse del nostro governo confermando la volontà di risolvere la crisi dell’azienda non attraverso un debole e nuovo salvataggio, come quelli promossi dai governi precedenti e di cui ancora paghiamo lo scotto, ma con un rilancio vero e proprio”. Lo dichiara in una nota Barbara Saltamartini, deputata della Lega e presidente della commissione attività produttive della Camera.

“Alitalia, la scelta vincente è il rilancio”

“Oggi – aggiunge – si preannuncia una configurazione che, seppur inedita, può garantire alla nostra compagnia di bandiera di tornare ad essere veramente competitiva e al contempo strategica per lo sviluppo dell’intero Paese. Aver individuato in Ferrovie il player di questa operazione rappresenta una grande opportunità. Sappiamo infatti che l’alta velocità è fondamentale per i sistemi di fideraggio che oggi non possono essere garantiti più solo dal trasporto aereo e che con il combinato treno-aereo può davvero rappresentare un incremento importante per la competitività del nostro sistema trasportistico”.

Saltamartini: “Su Alitalia vedo una giusta accelerazione”

“Dall’altro lato se, come emerso – spiega la parlamentare della Lega – si vuole privilegiare la scelta dei vettori Delta Airlines ed Easyjet potremmo ottenere un doppio risultato, da una parte alimentare i voli a lungo raggio grazie ad una delle più grandi e solide compagnie aree mondiali e dall’altra favorire il low cost con una compagnia che ha una flotta identica alla nostra e quindi in continuità con i nostri standard di qualità. Il tutto reso ancora più solido grazie all’intervento centrale del governo che oggi ha impresso la giusta accelerazione ponendosi anche a garanzia della salvaguardia dei livelli occupazionali fortemente a rischio. Sono fiduciosa che a fronte degli indirizzi forniti dal Governo, FS saprà fare tesoro di questo approccio e del confronto svolto, facendosi promotore di un serio rilancio della nostra compagnia di bandiera e quindi dell’interesse nazionale”.

di: Valter Delle Donne @ 19:09


Feb 14 2019

Chiusure domenicali, la Lega sconfessa il M5S: «La legge si può cambiare»

Non è blindato, ma aperto a qualsiasi miglioramento. Con queste parole il deputato  leghista  Andrea Dara, relatore del testo  sullo stop al lavoro domenicale gela gli alleati di governo del M5S, che proprio alle chiusure  domenicali di negozi e supermercati tengono tantissimo.  “Ho fatto una sintesi delle proposte, ben sette, arrivate da tutte le forze politiche, il testo che ho presentato non è la Bibbia, è passibile di modifiche, e penso che Pd e Fi, forze a cui non piace la pdl, chiederanno nuove audizioni delle categorie interessate. In ogni caso -sottolinea il parlamentare leghista- noi andiamo avanti, aperti a qualsiasi proposta migliorativa, da qualsiasi parte arrivi”.

Il dialogo con la Chiesa sulle ciusure domenicali

Incontro Di Maio-Parolin (segretario di Stato vaticano) Lo abbiamo letto anche noi sui giornali -dice Dara-. Sappiamo che il mondo cattolico ha sempre sollecitato regolamentazione delle aperture domenicali, anche in passato ci sono state diverse uscite da parte di esponenti del clero, io non mi pongo il problema, Di Maio, inoltre è ministro del Lavoro, può dialogare con chi vuole”. La forma è soft. ma la sostanza è durissima, Come nella migliore tradizione politica, che sopravvive rigogliosa ourne tempi dell’antipolitica.

di: Aldo Di Lello @ 18:04


Feb 14 2019

«Volevamo rimuovere Trump», dice l’ex direttore dell’Fbi. Altro che Russiagate

Se così stanno le cose, allora Donald Trump ha avuto ragione a denunciare il complotto contro di lui. Notizia gustosa che però, siamo certi, passerà in secondo piano. Eccola: i vertici del dipartimento di Giustizia erano talmente allarmati dal comportamento di Donald Trump e dalla sua decisione di licenziare il direttore dell’Fbi James Comey nel maggio del 2017, che valutarono la possibilità di coinvolgere membri del governo per invocare il 25esimo emendamento e rimuovere Trump dalla Casa Bianca. A rivelarlo è stato l’ex direttore dell’Fbi Andrew McCabe, in un’intervista al programma ’60 Minutes’ della Cbs. Lo sconcerto per la condotta del presidente Usa, ha raccontato McCabe, era tale che venne ordinato al team di investigatori che indagavano sul Russiagate di ampliare la portata dell’indagine e valutare se Trump, licenziando Comey, avesse ostruito la giustizia e se l’ex tycoon avesse svolto per conto della Russia azioni contrarie agli interessi dell’America. McCabe è attualmente impegnato nella promozione del suo libro di memorie, “The threat: how the Fbi protects America in the age of terror and Trump”, che è in uscita la prossima settimana. Insomma, non era Trump a brigare coi russi ma era l’Fbi a volerlo far fuori.  Scott Pelley, presentatore del programma ’60 Minutes’, ha detto che McCabe ha confermato che il viceprocuratore generale, Rod Rosenstein, si era offerto di indossare un microfono durante le riunioni con il presidente Trump. Per il dipartimento di Giustizia quella di Rosenstein sarebbe stata solo una battuta, ma secondo McCabe molti lo avevano preso sul serio.

di: Salvatore Sottile @ 17:43


Feb 14 2019

L’autonomia rafforzata non piace a FdI. Rampelli: «È secessione dolce»

L’autonomia rafforzata di Lombardia, Veneto e Emilia Romagna approda in Consiglio dei ministri percorrendo comodamente l’autostrada messa disposizione da Paolo Gentiloni che un minuto prima di spegnere la luce i di chiudere l’uscio di Palazzo Chigi pensò bene di firmare le pre-intese con le tre regioni. Il guaio è stato fatto allora e, per giunta, da un governo che a quattro giorni dalle elezioni del 4 marzo scorso valeva meno di un falso dollaro bucato. Oggi tutti strillano, ma allora nessuno se ne accorse. E tutto lascia prevedere che non vi saranno ostacoli proibitivi. Lo fa chiaramente capire il ministro che ha in mano il dossier, la leghista Erika Stefani: «La procedura – spiega – non prevede in Cdm voti sui testi». Certo, non finisce tutto stasera, «ma – aggiunge il ministro – siamo ottimisti sul risultato perché stiamo compiendo un passo importantissimo nell’ottica della razionalizzazione e del risparmio della spesa regionale». E poi, quasi a mettere le mani avanti per parare le critiche di quelli che si sono svegliati dal sonno, assicura: «Ricordo che stiamo lavorando nel solco della Costituzione».

Il ministro per gli Affari Regionali: «Sono ottimista»

È falso. La Costituzione prevede infatti che l’autonomia segua la definizione da parte del Parlamento dei cosiddetti Lep (Livelli essenziali delle prestazioni) che dovrebbero garantire una cornice unitaria per tutti gli italiani. Di fatto non è avvenuto. E a buon diritto c’è chi, come Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera per FdI, punta l’indice contro quella che definisce la «secessione dolce». «Fa impressione vedere – stigmatizza l’esponente di Fratelli d’Italia – la caotica rincorsa all’autonomia da parte delle regioni, tutte a cercare di realizzare una riforma “bianca”, proprio come fecero gli allora Ds con il TitoloV». È cominciato così il dissolvimento allo Stato. E oggi c’è il bis. «La Lega Nord – denuncia ancora Rampelli – rischia di realizzare con questo meccanismo una secessione dolce nel silenzio complice dei 5Stelle che pure hanno un ministro per il Sud Barbara Lezzi, per ora senza l’uso della parola. Se si vuole infine puntare a un sistema federalista – conclude -, risulta indispensabile introdurre l’elezione diretta del presidente della Repubblica a garanzia dell’unità nazionale».

L’autonomia rafforzata stress-test per l’intesa Lega-M5S

L’autonomia rafforzata piace invece molto al governatore leghista del Veneto Luca Zaia, che insieme al collega lombardo Fontana, ne è uno dei maggiori sponsor. «Questo è un grande accordo che va verso l’efficienza», assicura Zaia  davanti al suo parlamentino regionale. «Le intese – ha aggiunto riferendosi alle singole trattative tra quel che resterà dello Stato e le sempre più pingui regioni – non sono tutte uguali e ogni presidente avanzerà le richieste che sono più ritagliate sulla sua realtà».

di: Mario Landolfi @ 17:23


Feb 14 2019

Scontri alla Camera, rivolta del Pd contro Fico. Che perde la testa e se ne va (video)

Momenti di bagarre, scene rocambolesche, fascicoli lanciati verso il presidente Roberto Fico. Volano sedie e fogli.  Scene di ordinaria follia alla Camera, dove  Pd e M5S arrivano quasi alle mani. Furibonde polemiche durante la discussione sulla proposta di legge costituzionale in materia di referendum. Durante l’esame della legge la tensione è salita quando il  deputato M5s Giuseppe D’Ambrosio  ha mimato il gesto delle manette verso il deputato dem Gennaro Migliore. Dal Pd prima Enrico Borghi, poi Emanuele Fiano hanno chiesto di espellere il deputato pentastellato minacciando, in caso contrario, di abbandonare l’aula.

Fico perde la testa

«E’ stato fatto un richiamo formale, in questo momento oltre non vado, poi vedremo col collegio dei questori», ha spiegato Fico, ma la risposta che non ha soddisfatto i deputati dem che hanno lasciato in polemica l’assemblea, facendo “ciao ciao” con la mano alla terza carica dello stato e lanciandogli addosso i fascicoli stampati della seduta. Fico sbotta: «Questo non lo accetto. Arrivederci», ha detto sospendendo la seduta e rimandando al 19 febbraio alle 14 le interpellanze.

Poi ci ha ripensato: «Chiedo scusa per aver risposto. Mi sono lasciato andare».

Il grillino D’Ambrosio fa il gesto delle manette

La bagarre si è scatenata in coda a un dibattito sulle modalità di selezione dei parlamentari da parte dei diversi partiti. Proprio voi parlate di popolo, ma da chi siete selezionati? Da un popolo di troll e nerd su un sistema operativo fasullo. Poi quando vi presentate alle comunali raccogliete poche preferenze: è il tenore delle polemiche del Pd contro i cinquestelle. La situazione è degenerata però con l’intervento di Giuseppe D’Ambrosio che ha mimato il gesto delle manette. Scene di ordinaria follia.

di: Antonella Ambrosioni @ 15:43


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