Zucconi incolpa Salvini per l’agguato a Manuel? I criminali non comprano le pistole in armeria

venerdì 8 febbraio 15:58 - di Tano Canino

Avete presente Donald Trump? Quello di cui Vittorio Zucconi vaticinò -un anno prima del voto – che giammai uno così, uno svalvolato, sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti? Ecco, bisogna essere Zucconi per dire senza sforzarsi di capire. Quello che dalle colonne di Repubblica (e prima della Stampa) ci spiega l’America. E perciò, teniamocela stretta questa particolare versione di Sibilla che legge il presente e il futuro riuscendo nell’impresa quasi impossibile di non azzeccarne mai una che sia una. Zucconi, da decenni ormai, è più di una certezza: che Dio ce lo mantenga! Perché ogni sua stroncatura prelude ad un futuro radioso per ogni sua vittima, vera o presunta. Pensate a Trump. O addirittura a quando, in un articolo del 1976, spiegò all’italiano ignaro di come risibile e insignificante fosse tale Ronald Reagan che pensava di poter contrastare un genio della levatura di Jimmy Carter. Un tale, quel Reagan, che sarebbe annichilito davanti alla statura dei nostri Berlinguer o Zaccagnini, annotò profetico Zucconi. E perciò, inutile prendersela con lui e con le sue intemerate social. Perché, intanto, portano bene. E poi perché è evidente che bisogna essere Zucconi in tutto e per tutto per attaccare il ministro degli Interni Matteo Salvini imputandogli il bestiale agguato di due criminali a Manuel Bortuzzo. Per addossare al ministro la responsabilità morale di un tentato omicidio collegandolo a ciò che collegabile non è e non può essere, ovvero l’emanazione del decreto sicurezza. Come se rendere meno rigida ai cittadini la possibilità di acquistare un’arma da difesa volesse dire agevolare la criminalità. Che, notoriamente, pistole, fucili e mitra, le va a comprare in armeria, vero Zucconi?

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