Vittorio Sgarbi: “Tatarella, ovvero della fantasia al potere”

venerdì 8 febbraio 6:00 - di Redazione

«Tatarella mi voleva bene. Pensò subito a me quando intese sperimentare un partito più largo fuori dai confini della destra, con l’aria di chi scongelava un mondo di valori rigidi e arcaici. In tal modo interpretò la necessità di camminare al fianco di Berlusconi non come fantasmi di un passato sconfitto, ma con un’anima nuova. Così, uscendo dalla nostalgia, sciolse il Movimento Sociale in una alleanza con liberali, democristiani, spiriti indipendenti, e avvicinò personalità della cultura e della informazione come Domenico Fisichella, Publio Fiori, Gustavo Selva.

La prima lista di Alleanza nazionale la sperimentò a Belluno affiancando a un giovane radicale, pieno di vitalità, Bortoluzzi, personalità indipendenti e libertarie. Arrivammo così a Belluno, davanti a un pubblico stranito, Barbara Alberti, Vittorio Feltri ed io, allo stesso tavolo con Tatarella.

Fu una serata divertente; e fu un vero e proprio battesimo, una prova di fantasia al potere. Quando poi si stabilirono le alleanze politiche per le elezioni del 1994, Tatarella dialogava con me come con un alleato distinto, come ero e come sono, da Forza Italia.

Lo spirito libertario, la contrapposizione con la magistratura, la volontà di uscire dall’isolamento internazionale forzato da chi considerava il primo governo Berlusconi un governo fascista, furono gli slanci di Tatarella che stava nell’ufficio più bello di palazzo Chigi, sotto un’allegoria meravigliosa del Baciccio (…)

Tatarella amava definirsi “ministro dell’Armonia”, e compiacersi anche dei candidati che io gli suggerivo nella mia identità politica umanistica, desiderosa di introdurre uomini di cultura e di idee. Così condividemmo la candidatura di Pasquale Squitieri, il grande regista, e andammo in una mitica giornata, piena di luce, per i siti archeologici di Canosa, a far conoscere il nostro così insolito candidato, originale per cultura e per carattere. Avevamo creato un candidato geneticamente modificabile, senza ideologie rigide, come Tatarella vagheggiava.

La formula fu un trionfo. Ma durò poco. Vincemmo anche grazie all’intuizione di Tatarella dell’alleanza sghemba: Forza Italia al Nord, con la Lega; e, al Sud, dove la Lega non c’era, con Alleanza Nazionale.

Si andò al governo, e Tatarella fu Vice Presidente del Consiglio dei Ministri. Durò poco: dal 10 maggi o 1994 al 17 gennaio 1995. L’armonia vittoriosa si dissolse, e lo stratega di un capolavoro morì dopo quattro anni di opposizione, incredulo sulla fine di un sogno.

* Critico d’arte

Stralcio dell’intervento di Vittorio Sgarbi, tratto dal libro “Pinuccio Tatarella – passione e intelligenza al servizio dell’Italia”, edito da “Giubilei Regnani”. Link per l’acquisto del libro: http://www.giubileiregnani.com/libri/pinuccio-tatarella/

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