Vittorio Feltri: “Tatarella sulla democrazia diretta arrivò prima del M5s”

venerdì 8 febbraio 6:00 - di Redazione

«Tatarella era molto stimato e molto intelligente. Non gli ho mai sentito dire una castroneria. Nel partito era rispettato da tutti e se Fini veniva considerato un grande oratore, lui che parla benissimo pur non dicendo nulla di interessante, mentre in Tatarella uno che lo imbeccava con la giusta autorevolezza. Fini insomma era la facciata, ma l’intelligenza era la sua». Così Vittorio Feltri nell’intervista di Daniele Dell’Orco e pubblicata sul libro “Pinuccio Tatarella – passione e intelligenza al servizio dell’Italia” (Giubilei editore)

Un regista occulto, insomma, noto anche per la sua abile opera di “sartoria politica”. Chi potrebbe mai raccogliere oggi un’eredità del genere?

“Nell’ambito della destra c’è ancora qualche intellettuale che può esser ascoltato, ma una mente politica fine come quella di Tatarella non ce l’ha nessuno. La destra rischia spesso di scadere nella cialtronaggine ma questo problema con Pinuccio si evitava perché riusciva a farsi ubbidire senza alzar la voce… che non è poco”.

Maurizio Gasparri, uno degli allievi di Tatarella, ha detto di recente di aver sentito Pinuccio parlare per primo del concetto di “democrazia diretta”. Che sia stato un anticipatore anche del pensiero del Movimento 5 stelle?

“Tatarella ne parlò anche con me. Però lui che evidentemente aveva una raffinatezza intellettuale superiore alla mia mi disse già all’epoca: ‘Sarebbe il modello di democrazia ideale, ma come possiamo attuarlo? Funzionava ad Atene, ma quello di fatto era un condominio’. E aveva ragione. Come si fa a parlare di democrazia diretta a 60 milioni di persone?”

L’idea grillina sarebbe di utilizzare internet, un pro-getto però che via via si è sgonfiato finendo per rientrare negli schemi dei partiti tradizionali…

“Ma certo. L’utilizzo della Rete e delle nuove tecnologie può essere sensato, ma per far dei sondaggi. O giù di lì. Non certo per prendere decisioni relative sia alla scelta dei parlamentari da candidare che delle azioni politiche da intraprendere. Gli elettori sono milioni, ma poi decidono in 1200 persone. Che tipo di rappresentatività sarebbe? È ridicolo”.

C’è qualche aneddoto particolare che le viene in mente per raccontare il rapporto che aveva con Tatarella?

“Ci incontravamo prevalentemente per far quattro chiacchiere politiche. Anzi spesso ne discutevamo anche solo al telefono. Una cosa divertente però è che nei nostri incontri si presentava spesso con le giacche macchiate. Allora io che del vestiario sono un po’ maniaco gli dissi: ‘Ma compri anche le cravatte pre-mac-chiate così le abbini?’”

E magari si sarà pure offeso…

“Per nulla. Il suo pregio più grande era forse quello di esser genuino. Non credo riuscisse a dire una bugia nemmeno alla moglie. Che poi forse è un difetto [ride, Ndr]”.

* Direttore di “Libero”

Testo tratto dal libro “Pinuccio Tatarella – passione e intelligenza al servizio dell’Italia”, edito da “Giubilei Regnani”. Link per l’acquisto del libro: http://www.giubileiregnani.com/libri/pinuccio-tatarella/

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