Tav, clima infuocato. Di Maio minaccia: «Finché saremo al governo non si farà mai»

sabato 2 febbraio 12:05 - di Alessandra Daniele

Braccio di ferro continuo. La Tav resta un nodo insanabile per il governo gialloverde: dopo la visita al cantiere di Chiomonte di Matteo Salvini, sotto la neve (ci tiene a precisare) con il consueto gilet da poliziotto, le distanze tra il sì all’opera del vicepremier leghista e il no diventato irremovibile di Di Maio (con il ministro Toninelli a parare i colpi come può) sembrano insanabili. Di Maio spara ad alzo zero e vorrebbe mettere l’ultima parola: «Finché saremo al governo, quest’opera non si farà mai. La vuole la peggiore lobby di questo paese». Per questo la mozione di maggioranza attesa alla Camera fatica a prendere forma. Un mosaico di tessere impazzite con i leghisti che insistono sul tema dei benefici per l’occupazione (gli operai  voglion ricominciare a lavorae, dice Salvini) e sulla necessità di portare a compimento l’opera perché bloccarla costerebbe di più, e i grillini divisi tra l’ortodossia del no e la realpolitik. Trovare una sintesi è complicato: Di Maio, che dovrà ricredersi, per ora non molla e sostiene che non è scavato scavato un solo centrimetro di terreno e che la grande opera non è mai partita.

Ma il tempo stringe, per sbloccare l’impasse prima delle europee visto le ricadute che avebbe sull’esito elettorale un’ eventuale crisi di governo,  è quella di consentire al ministro Danilo Toninelli una via d’uscita possibile. L’apertura sulla modifica di un pezzo, considerato irrilevante per la funzionalità dell’opera ma significativo per poter dimostrare di aver tagliato i soldi come il progetto della stazione di Susa. Così si potrebbe destinare qualche euro a altre infrastrutture, meglio se al Sud, e i grillini non perderebbero la faccia.

 

 

Commenti

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  • MICHELE RICCIARDI 2 febbraio 2019

    2 Febbraio 2019 — Si ragazzi, anch io questo governo l’ ho votato l’ho voluto, e adesso sono per la sua più rapida dissoluzione; per poi, affari correnti e subito alle urne! E mi arrabbio con quelli che la pensano come me e, se pure personaggi potenti, non fanno tutto ripeto tutto, quello che possono per farlo cadere! Perchè io al loro posto ci sarei già riuscito. Viva la democrazia diretta, quella vera, non quella dei grillini.

    • Francesco Storace 4 febbraio 2019

      Letto, confermato e sottoscritto