Tav, Gasparri sferza il governo: «Vassalli di Parigi. Altro che sovranisti»

mercoledì 6 febbraio 12:46 - di Redazione

Più che sovranisti, «vassalli». È durissima la reprimenda di Maurizio Gasparri all’indirizzo del governo giallo-verde dopo che il ministro delle Infrastrutture Toninelli, ormai gaffeur seriale, ha deciso di trasmettere le famose (ma sarebbe più appropriato definirle fantomatiche) analisi costi-benefici sulla Tav Lione-Torino al governo di Parigi prima ancora che al Parlamento di Roma.

Toninelli invia il dossier Tav a Parigi, ma non al Parlamento italiano

«Premesso che delle valutazioni di questo governo non si sa che farsene – esordisce polemicamente il parlamentare di Forza Italia -, appare singolare che la valutazione sulla Tav, dal governo sia stata affidata prima alle autorità francesi che non al dibattito istituzionale italiano». Una scelta paradossale, che per Gasparri può essere tradotta in un modo solo: «Il Parlamento italiano non conta, si rende omaggio all’ambasciata francese. Una modalità sconcertante, offensiva, da vassalli». L’ex-ministro delle Comunicazioni ha buon gioco nel ricordare a Toninelli e all’intero governo che alla fine chi deve realmente decidere è il Parlamento italiano, «perché – puntualizza – ci sono norme che hanno valore di legge che ci impegnano a realizzare l’opera. E solo un voto uguale e contrario abrogativo del Parlamento potrebbe risolvere il problema. Non ci sono vie d’uscita».

Gasparri: «È disprezzo per la democrazia»

Gasparri bolla inoltre come «provocatorie e inaccettabili» le «modalità utilizzate» dal governo sul tema dell’Alta velocità. Tutto questo, rimarca l’esponente “azzurro”, fa passare in secondo piano persino le valutazioni di merito che vedono Forza Italia «fortemente favorevole alla Tav», che – precisa – «non serve per andare da Torino a Lione ma per collegare in maniera trasversale da ovest ad est l’Europa». con tali premesse, la conclusione cui perviene Gasparri è persino scontata: «Questo ulteriore atto dimostra ancora di più la mancanza di senso istituzionale e il disprezzo per il Parlamento e la democrazia di questo esecutivo».

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