Stipendi triplicati, casa gratis e benefit: così all’estero ci “rubano” i medici

sabato 2 febbraio 15:48 - di Fortunata Cerri

Stipendi troppo bassi e precariato infinito: sempre più medici fuggono dall’Italia. In dieci anni, dal 2005 al 2015, oltre diecimila medici hanno lasciato il nostro Paese per lavorare all’estero. E il danno per è doppio, considerando che per formarne uno lo Stato spende 150mila euro. Nello stesso periodo si sono trasferiti anche ottomila infermieri. Così il Sistema sanitario nazionale rischia di impoverirsi o di non poter più fare fronte alle necessità dei cittadini. Chi fa le valigie ha un’età che va dai 28 ai 39 anni, la regione da cui emigrano di più i giovani medici italiani è il Veneto.

Medici, ecco chi fugge all’estero

I professionisti che espatriano sono per la maggior parte ortopedici, pediatri, ginecologi, anestesisti. E il motivo per il quale lasciano l’Italia è semplice: stipendi raddoppiati o, in alcuni casi, addirittura triplicati, casa disponibile, viaggi in Italia rimborsati, idem per i corsi di lingua, formazione continua e molte altre agevolazioni e benefit. Difficile dire di “no” per un giovane medico italiano che dopo undici anni di studi e sacrifici guadagna tra i 2000 e i 2300 euro netti al mese, con stipendi di fatto bloccati dal 2010. Da specializzando appena 1700. E così il talent scout straniero “a caccia” di camici bianchi da portare in Nord Europa o negli Stati Uniti ha il gioco facile: incontra il possibile candidato in congressi o convegni, entra in contatto con il professionista con un punteggio di laurea e specializzazione migliore e poi gli fa un’offerta irrifiutabile. È così che molti giovani professionisti italiani prendono il volo per Inghilterra, Francia, Germania, Olanda ma anche Stati Uniti e in Canada. La situazione è drammatica. Il sindacato della dirigenza medica e sanitaria Anaao Assomed nel Rapporto del 7 gennaio ha lanciato l’allarme: tra soli sei anni, nel 2025, curarsi in ospedale sarà ancora più difficile. Tra medici di emergenza, pediatri, internisti, ortopedici, psichiatri, mancheranno all’appello 16.500 specialisti.

 

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