Salvini e Di Maio preparano il “golpe dolce”. Fratelli d’Italia: «Fermiamoli»

giovedì 7 febbraio 10:59 - di Gloria Sabatini

Snellimento amministrativo o colpo di Stato? Si scrive “disegno di legge recante Deleghe in materia di semplificazione, riassetto normativo e codificazione” ma si legge golpe dolce: con il decreto deleghe omnibus, approvato nella distrazione generale il 12 dicembre dal Consiglio del ministro, il governo esautora il Parlamento accentrando su di sé tutte le decisione sui settori strategici del Paese relegando le aule parlamentari al ruolo di notaio.

«In questo modo il Parlamento diventa di fatto un organo inutile», commenta Federico Mollicone, parlamentare di Fratelli d’Italia, che per primo ha denunciato il fattaccio scovando il decreto licenziato in tutta fretta alla vigilia di Natale. E di fatto silenziato dalla stampa. Il testo è in attesa di “conferma”, secondo la formula usuale utilizzata quando non è definitivo, ma il dado è tratto, visto che – prosegue preoccupato l’esponente di FdI – il decreto è già approdato sui tavoli ministeriali.

Energia, appalti pubblici, urbanistica, edilizia, cultura, scuola: il decreto coinvolge tutti i settori su cui legiferare. I decreti legislativi dovranno essere adottati entro due anni su proposta del Presidente del consiglio (oltre che del ministro per la Pubblica amministrazione e dei ministri competenti). «In pratica – spiega Mollicone – il governo Salvini-Di Maio prepara il terreno per una sorta di dittatura bianca. Non è un golpe militare ma è un colpo di mano inaccettabile. Sia chiaro: nessuno di noi è contrario alla filosofia della semplificazione, dello snellimento normativo, della sburocratizzazione, ma qui siamo in presenza di altro. L’articolo 3 del decreto lo testimonia chiaramente, entro due anni il governo potrà legiferare attraverso 24 decreti su tutte le materie di competenza delle commissioni parlamentari». Cosa rimane appannaggio del Parlamento? «Praticamente nulla. Potremo fare osservazioni, non vincolanti, presentare ordini del giorno, niente di più. Insomma l’esecutivo ci concede una pacca sulle spalle. È un pericolosissimo precedente, anzi l’anticamera per far saltare gli equilibri che regolano una democrazia». Ma c’è anche un secondo aspetto sottovalutato dalla Lega, che solo in apparenza è l’attore principale dell’esecutivo  e detta l’agenda politica, a leggere tra le righe delle dinamiche, solo all’apparenza procedurali, sono i Cinquestelle a tenere il timone per scardinare il sistema, dietro lo scudo del rinnovamento del Palazzo. «Questa vicenda – conclude il deputato del partito di Giorgia Meloni – è anche la cartina al tornasole della superficialità della Lega. Non è vera la vulgata che vuole i grillini “dilettanti allo sbaraglio” e sprovveduti, certo c’è anche questo, ma dietro alcune mosse, come questo decreto omnibus  sulle deleghe, c’è una strategia precisa, quella di esautorare il Parlamento dal suo ruolo legislativo». L’assalto al Palazzo, la politica del vaffa dei tempi d’oro del movimento nella sua fase arrabbiata e populista, ora ha il volto rassicurante du decreti legge come questi. La denuncia di Fratelli d’Italia ha fatto proseliti, tutte le opposizioni sono sul piede di guerra – da Forza Italia al Pd – nel denunciare il colpo di Stato bianco rappresentato dal decreto di dicembre. «Vanno fermati». Ma come? L’unica possibilità è quella di coinvolgere il capo dello Stato, che può interveniere per rispedire al mittente il pasticciaccio. Difficile però che Mattarella si metta di traverso. Molto difficile.

 

 

 

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