Manovrina subito e manovrona l’anno prossimo? Il “Corriere” svela la bomba dei conti pubblici

giovedì 7 febbraio 10:23 - di Robert Perdicchi

La manovrina correttiva è dietro l’angolo, sulla base delle pressimistiche previsioni di crescita. Il taglio delle previsioni sul Pil allo 0,2%, rispetto all’ 1,5% pronosticato dal governo, rischia di certificare un buco da 8-9 miliardi e l’ esigenza di una manovra correttiva a breve viene considerata ormai da tutti, anche se sul fronte del governo tutto tace. Ma secondo i più autorevoli giornalisti economici, come Federico Fubini, corrispondente da Bruxelles del “Corriere della Sera”, dietro un’apparente inerzia della Commissione Ue si nasconderebbero previsioni fosche sul futuro dell’economia italiana, in linea con gli annunci sul rischio di “contagio” del Fmi. “Stamattina la Commissione Ue non pubblicherà previsioni sulla direzione di marcia del deficit o del debito dei diversi Paesi europei. Non lo farà neanche sull’Italia e non ci sarà dunque né una bocciatura né una promozione degli assetti di bilancio del Paese, ormai disceso in una recessione da cui non sembra rimbalzare neanche in questo scorcio di 2019. Però l’esecutivo europeo pubblicherà, questo sì, previsioni di crescita e di inflazione per l’Italia e per gli altri Paesi. Esse diranno molto di ciò che si pensa a Bruxelles dello stato della finanza pubblica e dell’evoluzione del debito per il governo di Roma…”, scrive Fubini.

La resa dei conti, insomma, è solo rimandata. A dopo le Europee, quando la Ue – pena la solita minaccia di procedure di infrazioni e spauracchi sullo spread, potrebbe imporre all’Italia una manovrona “lacrime e sangue”. “Per il momento, nessuno nell’area euro ha voglia di risvegliare le tensioni attorno alla finanza pubblica dell’Italia… Nemmeno la Germania. Nessuno si illude però che essa non sia destinata a ripartire presto, probabilmente già da giugno in poi: le previsioni di crescita che presenterà oggi la Commissione europea lasciano pochi dubbi in proposito. Che Bruxelles adesso veda una crescita in Italia dello 0,2% per quest’anno e un’inflazione debole – stime ragionevoli, in questa fase – non comporta solo che il debito pubblico quest’anno riprenda a salire. La debolezza dell’economia farà sì anche che la fragilità del deficit emerga in modo più visibile, specie in vista del 2020…”.

Da qui le conclusioni sul baratro dell’economia, il deficit pubblico che l’anno prossimo potrebbe esplodere  oltre il 3% del Pil al punto da dover costringere chi è al governo a mettere in finanziaria in ottobre oltre venti miliardi di stretta di bilancio per far sì che il deficit del 2020 si stabilizzi e non superi il 2% del Pil. Chiunque, a quel punto, sia al governo dell’Italia.

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